UNIONE EUROPEA

Messaggio chiaro

Porte aperte ai Balcani ma solo nel rispetto dei criteri fissati

L’Unione europea tiene le porte aperte verso i Balcani e la Turchia, ma ogni futura adesione potrà avvenire solo nel pieno rispetto dei criteri che regolano l’ampliamento dei confini comunitari, relativi allo Stato di diritto e alla democrazia, ai rapporti con la comunità internazionale, all’economia, ai diritti e alle libertà fondamentali. Questo il senso dei corposi documenti che la Commissione ha presentato martedì 6 novembre a Bruxelles, sullo stato di avanzamento dei negoziati con i Paesi candidati (Croazia, Turchia e Macedonia) e con quelli definiti “candidati potenziali” (Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia). Un testo a parte riguarda lo status del Kosovo. RISPETTO DEI CRITERI DI ADESIONE. “Nel 2007 i progressi realizzati nei Balcani occidentali sono stati costanti, ma ineguali”: OLLI REHN , commissario all’allargamento, commenta i documenti che attestano i progressi dei paesi candidati e dei “candidati potenziali” all’adesione. E spiega: “dobbiamo ancora affrontare grandi sfide”, come “la questione dello statuto del Kosovo, l’evoluzione democratica della Serbia e il rafforzamento dello Stato in Bosnia-Erzogovina”. Forse per evitare l’impressione di una Ue che si erge a “tribunale” rispetto a chi bussa alle porte di Bruxelles, il commissario aggiunge: “L’allargamento è uno degli strumenti politici più efficaci dell’Unione. Oltre a favorirne gli interessi strategici in termini di pace, sicurezza, libertà, democrazia e prevenzione dei conflitti, ha contribuito ad aumentare la prosperità e le opportunità di crescita”. Viene così ribadito il consenso in materia di allargamento (che prevede cospicui stanziamenti di fondi) definito dal Consiglio europeo del dicembre 2006, basato su diversi principi: “consolidamento degli impegni” reciproci; “condizioni eque e rigorose” verso gli Stati che chiedono di aderire; una migliore comunicazione con i cittadini, per spiegare i vantaggi dell’ingresso di nuovi Paesi; verifica della “capacità dell’Ue di assorbire nuovi membri”.TURCHIA, RIFORME A RILENTO. Naturalmente il capitolo più spinoso riguarda la Turchia: un paese ampio e popoloso, a cavallo tra Europa e Asia, possibile “ponte” verso Oriente. Ma con una storia, una realtà giuridica e sociale e una maggioranza religiosa diversi rispetto al resto del continente. La Commissione segnala dunque che la “la democrazia turca è uscita vincitrice dalla crisi politica” degli ultimi mesi. Rileva al contempo che nell’ultimo anno Ankara ha “rallentato” il ritmo delle riforme politiche, “realizzando progressi limitati”. La nuova situazione istituzionale dovrebbe però “permettere di rilanciare le riforme” per tutelare in maniera più incisiva le libertà fondamentali “e in particolare la libertà di espressione e la libertà di culto, cosicché esse si impongano sull’insieme del territorio” nazionale “e in tutte le frange della società”. Circa i negoziati di adesione della Turchia, la Commissione si dichiara fiduciosa di ulteriori progressi nel corso del 2008. Resta il fatto che mentre i rapporti relativi agli altri paesi variano tra le 30 e le 40 pagine, quello della Turchia ne conta 83, soffermandosi su moltissimi argomenti. Un paragrafo a sé è centrato sul rispetto delle libertà religiose (culto, espressione pubblica, proprietà immobiliari, educazione…). Delicato, ad esempio, il riconoscimento del titolo di “ecumenico” al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, questione che crea problemi e sofferenze alla comunità ortodossa.L’ATTEGGIAMENTO DI ANKARA. Da Ankara sono immediatamente giunte le prime reazioni al rapporto della Commissione. Mentre il premier TAYYP ERDOGAN nota un atteggiamento un po’ “freddo” verso il suo Paese e non sufficientemente netto nel condannare il Pkk e le sue azioni terroristiche, a tenere buoni rapporti diplomatici pensa il ministro della giustizia MEHMET ALI SAHIN . Il quale annuncia l’imminente voto parlamentare per modificare l’articolo 301, confermando l’impegno governativo per realizzare le riforme invocate dall’Ue. In definitiva, dei 35 capitoli compresi nei negoziati, quelli aperti con Ankara sono 6 (si aggiungono quelli sulle reti transeuropee e sui consumatori); altri 8 verranno avviati solo dopo l’estensione dell’unione doganale a Cipro.CROAZIA VERSO BRUXELLES. Per gli altri Paesi, la Commissione fa emergere situazioni molto differenziate. “I negoziati di adesione con la Croazia procedono bene – puntualizza Rehn – e stanno entrando in una fase decisiva”. Per il Kosovo occorre “trovare una soluzione duratura che garantisca un paese democratico e multietnico e contribuisca alla stabilità regionale”. Inoltre “il miglioramento della governance in Macedonia, Albania e Montenegro, la costruzione dello Stato in Bosnia-Erzegovina e il percorso europeo della Serbia saranno obiettivi prioritari nei prossimi dodici mesi”. Per la Serbia il 7 novembre è giunta la firma dell’Asa, l’Accordo di stabilizzazione e associazione, primo ma essenziale passo per la futura adesione di Belgrado all’Ue.