PORTOGALLO

Vicini ai lontani

Da Lisbona e altre capitali l’idea di una “missione europea”

“L’idea partì da Giovanni Paolo II che parlò di nuova evangelizzazione e fu recepita da un gruppo di vescovi europei, tra questi mons. Lustiger a Parigi e mons. Schoenborn a Vienna”. L’incontro di SirEuropa con il patriarca di Lisbona, il card. JOSÉ DA CRUZ POLICARPO , in Vaticano nei giorni scorsi per la visita ad limina dei vescovi portoghesi, non poteva che cominciare dalla nascita dei Congressi internazionali per la nuova evangelizzazione, ovvero l’esperienza delle missioni cittadine nelle grandi capitali europee: a Vienna nel 2003, a Parigi nel 2004, a Lisbona nel 2005, a Bruxelles nel 2006 e Budapest nel 2007. “Un giorno – prosegue il cardinale portoghese – incontrai Lustiger in Vaticano che mi invitò a partecipare a questa iniziativa delle missioni. Accettai la proposta e nel 2005 la missione cittadina si svolse proprio a Lisbona”. Con l’edizione di Budapest dello scorso settembre può dirsi conclusa la prima fase di questa esperienza e con il Patriarca abbiamo cercato di tracciare un bilancio e guardare al futuro. Perché una missione cittadina in una capitale europea? “Per rispondere alla svolta culturale, che ha motivazioni ideologiche ma anche sociali come l’urbanizzazione del tessuto rurale, che ha provocato l’allontanamento dalla fede e dalla pratica religiosa della popolazione. Le grandi città hanno problemi legati all’identità delle persone, il senso di appartenenza religiosa si è fatto labile. In particolare a Lisbona ci siamo resi conto che la gente nonostante la grande sete di spiritualità cercava le risposte al di fuori della Chiesa, piuttosto da psichiatri e analisti. Per questo nel Grande Giubileo del 2000 come chiesa di Lisbona avemmo l’intuizione di allestire un grande centro di accoglienza spirituale al di fuori degli ambienti di chiesa ma in un immobile sito nel centro città, prestatoci da un istituto bancario. Abbiamo ricevuto migliaia di visite. Fu un successo”. C’è più voglia di Cristo che di Chiesa? “C’è tanta voglia di Cristo e questa è stata la sorpresa. La Chiesa deve recepirla e soddisfarla mettendo in campo tutti i propri carismi, accogliendo, usando i linguaggi giusti, accettando la sfida. La missione a Lisbona è stata improntata al dialogo forte con la cultura e con la città che ha collaborato e risposto. Anche la Tv si è interessata. Abbiamo preparato per due anni le parrocchie con una sorta di esame di coscienza sulla vita cristiana, sulla sua serietà e profondità ma anche sul dinamismo della vita di fede. Una croce realizzata da un artista locale ha fatto il giro delle parrocchie. Durante la missione abbiamo avuto anche mostre d’arte, una settimana di film su Cristo, con la sala sempre piena. Il tema dell’uomo e del Cristo proposto anche con linguaggi diversi. Non possiamo aspettare che i lontani vengano in Chiesa per questo sono state promosse parallelamente anche momenti di evangelizzazione di strada grazie ai movimenti e alle parrocchie con un bilancio senz’altro positivo”. Come continuare? “Vivendo da cristiani nella città. Non c’è bisogno di essere catechisti ma chi vuole può essere preparato e formato a vivere da cristiano per imparare a riflettere sui problemi attuali alla luce della dottrina sociale della Chiesa. La dimensione culturale oggi ha perso, anche tra i cristiani, il senso del soprannaturale. C’è entusiasmo solo per la natura e ciò limita la libertà individuale e di pensiero impedendo a ciascuno di trovare la Verità. Non si capisce il Cristianesimo senza la prospettiva soprannaturale, senza la grazia. Oggi non si conta più su Dio nella vita quotidiana. Dio deve essere compagno di vita ogni giorno. Non c’è laicismo che possa supplire alla fede in Dio. Per questo non dobbiamo rifiutare come cristiani il confronto culturale nel mondo della scuola, del lavoro, della politica. Bisogna dialogare anche attraverso i media che ci fanno entrare in contatto con persone che non frequentano la chiesa e che dicono di non capirci”. Così facendo si va verso una missione per l’Europa? “E’ possibile. A Budapest abbiamo visto che ci sono altri vescovi disposti a proporre la missione nelle loro città. Allargando le missioni cittadine si arriverà ad una missione europea. Siamo disposti a continuare perché abbiamo fiducia nel futuro cristiano dell’Europa. Se l’Europa avrà un futuro sarà solo cristiano, la sua anima è giudaico-cristiana. Non c’è Europa senza Cristianesimo”. Purtroppo le radici cristiane non sono state menzionate nel recente Trattato definito proprio a Lisbona nei giorni scorsi… “Il Trattato europeo che ha trovato la sua definizione sotto il semestre di presidenza portoghese è stato comunque un successo perché era assolutamente urgente portare a compimento questa opera. E’ vero mancano le radici cristiane, si sono perduti gli ideali dei padri fondatori ma restano i grandi valori umanisti ed è una buona cosa. Il Governo portoghese ha lavorato bene, bisogna dirlo. Ma sarebbe accaduto lo stesso in un altro Paese…”.