PUGLIA
Una regolamentazione “in materia di attività funeraria, cremazione e dispersione delle ceneri”
È all’esame degli uffici regionali prima di essere approvato in “seconda lettura” dalla Giunta regionale lo schema di disegno di legge in materia di attività funeraria, cremazione e dispersione delle ceneri, approvato a settembre dall’esecutivo regionale della Puglia. Una volta approvato in via definitiva, lo schema di ddl passerà alla commissione consiliare competente e quindi in Consiglio regionale. Entro un anno dall’entrata in vigore della legge, le Province valutano il fabbisogno provinciale di crematori e individuano, con i Comuni, la localizzazione dei nuovi impianti, la cui realizzazione, insieme con quella dei cimiteri, spetta ai Comuni. Questi devono allestire almeno una camera mortuaria con struttura per il commiato e disciplinare le attività funebri, necroscopiche, cimiteriali e di polizia mortuaria attraverso un regolamento con cui vengono, tra l’altro, stabilite le modalità per la costruzione dei cimiteri per gli animali d’affezione. La Puglia ha un solo impianto di cremazione – a Bari – che nel 2006 ha effettuato 280 delle circa 53.800 cremazioni in Italia.Dispersione ceneri: atto incoerente. Nel progetto di legge “non ci sono difformità rispetto al pensiero della Chiesa, tranne che per la dispersione delle ceneri, che non si può condividere perché non permetterebbe un culto più diretto dei defunti”, commenta don Luigi Renna, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica pugliese. “Dal punto di vista etico la Chiesa, negli ultimi 50 anni, ha avuto modo di rivedere alcune sue posizioni sulla cremazione”, che fino al 1963 era vietata perché considerata un atto di negazione della risurrezione. In quell’anno Paolo VI l’ha ammessa, “pur dicendo che la Chiesa preferisce l’inumazione dei defunti”, dichiarando “che la cremazione non impedisce all’onnipotenza di Dio di ricostruire il corpo”. Il nuovo Codice di diritto canonico “non proibisce la cremazione”, tranne che una persona la scelga per motivi contrari alla fede. Tuttavia “l’atto di disperdere le ceneri” previsto all’art. 13 del ddl, precisa il teologo,”non è coerente con il culto dei defunti, né con un atteggiamento nei confronti della natura, che non è di confusione, ma di distinzione dell’uomo dal resto della natura”.”Nel rito funebre – prosegue – sono previste le esequie della persona che si farà cremare”, che però “vanno fatte davanti alla salma e non all’urna cineraria”. Nel momento in cui il ddl “dovesse andare in vigore, sia i parroci sia le cappellanie dei cimiteri si attrezzeranno per spiegare quali sono le modalità”. Nel provvedimento, osserva don Renna, “si trova un’attenzione nei confronti di un nuovo modo di concepire il cimitero, più rispettoso della natura e degli spazi”. Si tratta di un'”attenzione al bene comune, perché oggi molti preferiscono questa strada per evitare l’allargamento eccessivo dei cimiteri” e, in presenza di inumazione, “l’inquinamento delle falde acquifere”. Renna non vede “niente che vada contro la persona, a meno che un individuo esplicitamente si faccia cremare perché disprezza tutto ciò che riguarda la fede”.Una applicazione con perplessità. Il disegno di legge varato dalla giunta regionale “ottempera la legge nazionale 130 del 2001, che ha affidato alle regioni questa competenza”, esordisce don Antonio Valentino, incaricato regionale per la liturgia della Conferenza episcopale pugliese. “La Puglia si pone così nel novero delle regioni che hanno opportunamente legiferato in questa materia”. Secondo Valentino, nell’elaborazione del ddl “bisognava tenere conto della nostra cultura e tradizione spirituale”. “Sicuramente i grossi centri, e Bari in particolare, possono esigere la necessita di una legislazione chiara in materia”. Tuttavia, in Puglia difficilmente il disegno “può avere un seguito applicativo”, soprattutto “nei piccoli e medi centri”. “Ad una lettura immediata – prosegue – si evincono innanzitutto preoccupazioni di efficientismo funzionale”.”Il grosso della legge esplicita la volontà di vigilare” per evitare che nei grandi centri urbani, in particolare, i servizi funerari possano essere condotti con una “concorrenza sleale o si possano consumare gravi violazioni di legge”. L’attività di vigilanza “mi sembra molto opportuna – continua – per evitare possibilità di sciacallaggio davanti a momenti così solenni”. “La perplessità più grande”, tuttavia, sta nella possibilità “dell’affido dell’urna cineraria” all’esecutore testamentario. Questa, se conservata in casa, un giorno “potrebbe essere dismessa come una cosa vecchia”. Sull’intera materia “la Chiesa si è mossa molto avvedutamente” e oggi è alla sua attenzione “un adattamento italico al funerale in caso di cremazione”. Don Valentino trova “apprezzabile che si voglia disciplinare la questione dei servizi funerari”, che è “un problema serio”. “Spetta ai parroci avere le relazioni con i familiari e i parenti in momenti così importanti”, perché accade che i responsabili dei servizi funerari “prendono iniziative perfino sui segni al momento delle esequie”.a cura di Antonio Rubino(14 novembre 2007)