COMMISSIONE UE

Meno crescita e più rischi

Le previsioni economiche d’autunno

È una questione di appetito e di fiducia. L’appetito degli investitori decresce, scoraggiati dagli squilibri dei mercati finanziari; la fiducia dei consumatori aumenta, in parallelo all’occupazione. Tra le righe delle Previsioni economiche d’autunno, il documento presentato la scorsa settimana dalla Commissione, si scopre, al di là dei numeri, che il futuro prossimo dell’economia Ue è legato in buona misura a fattori aleatori. REGNA L’INCERTEZZA. “Si sono addensate nubi all’orizzonte con le turbolenze di questa estate nei mercati finanziari” legati alla crisi dei mutui ad alto rischio, con “il rallentamento dell’economia statunitense e i prezzi del petrolio in continua ascesa”. Di conseguenza, “la crescita economica sta diventando più moderata e i rischi” di una ulteriore frenata “sono aumentati”. JOAQUÍN ALMUNIA , commissario per gli affari economici e monetari, venerdì 9 novembre ha usato termini inequivocabili, supportati da pagine e pagine di dati. Poi ha aggiunto, quasi a lasciare un messaggio meno cupo: “Grazie alla forte crescita mondiale e ai fondamentali economici solidi, gli effetti negativi dovrebbero essere limitati”. IL PIL SCENDE, I CONSUMI SALGONO. Stando alle previsioni delineate dagli esperti di Bruxelles, “la crescita dell’economia dell’Ue27 dovrebbe rallentare dal 2,9% nel 2007 al 2,4% nel 2008 e nel 2009”. Per quanto riguarda i 13 paesi dell’area euro, si dovrebbe invece passare dal 2,6% di quest’anno al 2,2% nel 2008 e al 2,1% dell’anno successivo. L’inasprimento delle condizioni di finanziamento per le aziende e l’instaurarsi di un clima di incertezza, connesse ai “subprime” americani, si sono materializzate sin dal mese di settembre. Complessivamente la macchina produttiva e commerciale dell’Ue funziona, ma i mercati globalizzati portano in casa problemi che si generano anche oltreoceano. Di converso la creazione di milioni di nuovi posti di lavoro che da tempo si sta verificando in Europa (3,5 milioni nel 2006, 3,6 quest’anno, probabilmente 8 milioni nel triennio 2007-2009) accresce i redditi familiari e spinge i consumi privati, “diventati il motore principale della crescita”. Purché, puntualizza l’Esecutivo, “la fiducia dei consumatori resti buona”. FATTORI DI RISCHIO. Tra gli altri indicatori, emerge un’inflazione che rialza la testa; la Commissione stima che “dovrebbe salire al 2,4% nell’area dell’euro nei prossimi trimestri a causa dei prezzi più elevati dei prodotti di base, per poi riscendere a circa il 2% la prossima estate”. I record segnati dal costo del petrolio pongono ad esempio seri interrogativi sulla bolletta energetica. Un altro fattore inflazionistico potenziale è rappresentato dai livelli salariali. “Le carenze di manodopera stanno diventando più comuni – spiega la Commissione – e pertanto i salari dovrebbero crescere un po’ più rapidamente”, in particolare nel 2008. Ma la crescita sostenuta della produttività del lavoro dovrebbe limitare l’aumento dei costi unitari della manodopera, contribuendo a contenere le pressioni inflazionistiche. Circa il risanamento dei conti pubblici, gli economisti della Commissione mostrano prudenza: in effetti il rallentamento economico potrebbe generare un aumento del disavanzo. Il debito pubblico, invece, è ancora “su un sentiero di discesa e dovrebbe calare al 63,4% del prodotto interno lordo nell’area dell’euro entro il 2009 e scendere al di sotto del 60% nella Ue già nel 2007”. I DATI, PAESE PER PAESE. Queste le osservazioni complessive. Naturalmente i dati Stato per Stato denotano profonde differenze. Per quanto riguarda il Pil, si registrano profondi scostamenti: nell’area euro marciano spediti oltre il 4% Irlanda, Grecia, Slovenia, Finlandia e Lussemburgo; la Germania è al 2,5%, mentre fanalini di cosa sono Francia, Italia (entrambe all’1,9%) e Portogallo (1,8%). In Italia dovrebbero registrarsi nei prossimi due anni i risultati più bassi. Nei paesi di più recente adesione, che partono comunque da situazione economiche generali modeste, il Pil procede spedito, con punte massime – oltre il 6% annuo – in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia. IL MERCATO DEL LAVORO. Situazione articolata per quanto attiene la disoccupazione. Paesi Bassi e Danimarca sono vicini al 3%; Regno Unito e Italia fra il 5 e il 6%; Germania e Francia oltre l’8; Polonia (9,4%) e Slovacchia (11,2) chiudono la fila. La tendenza al miglioramento è però generale e più accentuata nei paesi dell’Est. Un’ultima annotazione riguarda i paesi candidati all’adesione: Croazia, Macedonia e Turchia. In questo caso, le economie si mostrano piuttosto dinamiche, con tassi di crescita superiori al 5% sia nel 2007 che nei due anni a venire. Negativa, invece, la situazione dei mercati del lavoro: in Macedonia la disoccupazione è e resterà superiore al 30%; in Croazia si aggira sul 10% mentre in Turchia si posiziona al 9% circa.