PARLAMENTO UE
L’Europa di domani nel pensiero del presidente francese
Non ha deluso le aspettative. NICOLAS SARKOZY , presidente della Repubblica francese, invitato a tenere un discorso martedì 13 novembre all’Europarlamento, ha affrontato i principali nodi che riguardano il futuro dell’Ue, senza trascurare una analisi della “crisi” che ha portato alla bocciatura della Costituzione Ue da parte degli elettori del suo Paese e nei Paesi Bassi. “FARE L’EUROPA PER E CON I POPOLI”. Introducendo l’ospite, il presidente del Parlamento di Strasburgo, HANS-GERT POETTERING , ha sottolineato l’attivismo politico del neo presidente sulla scena internazionale e la “rinnovata attenzione” verso l’Europa comunitaria. “C’era molta attesa per questa sua presenza e per il suo intervento” in emiciclo, ha spiegato il politico tedesco, ricordando di essere stato il primo invitato non francese all’Eliseo dopo la nomina di Sarkozy. Il quale ha esordito affermando: “Bisogna prendere la costruzione europea per ciò che essa rappresenta per i popoli di tutta l’Europa: l’espressione di una esigenza politica, morale, spirituale”. Nel suo intervento ha toccato numerosi argomenti, dalle origini storiche dell’integrazione fino al nuovo Trattato di Lisbona, peraltro senza mai citare la capitale portoghese e insistendo sul termine di “trattato semplificato”. “Vi ringrazio – ha spiegato Sarkozy – di consentirmi di rinnovare davanti a voi l’impegno europeo della Francia e di dirvi che il no francese alla Costituzione non era per il mio popolo l’espressione di un rifiuto dell’Europa, ma l’espressione di una più grande esigenza nei suoi confronti”. Il relatore ha detto che l’Ue “non può essere semplicemente una macchina amministrativa o giuridica”. “L’Europa si farà con i popoli; non si farà senza di essi né contro di essi”. CRISI SALUTARE. “Sappiamo che i rifiuti sono il segno visibile di una crisi profonda di sfiducia verso l’Europa che da lungo tempo si faceva largo negli animi e nei cuori” dei cittadini Ue, ha proseguito l’oratore. In tal senso, la crisi che ne è seguita, “la più grave della storia” comunitaria, è stata “salutare”, avendo obbligato a riflettere sul presente e sul futuro dell’Unione. Secondo il presidente francese, si è potuto superare l’impasse “grazie al dibattito”, confrontando posizioni differenti: “Morirà l’Europa – ha aggiunto – se ci obblighiamo a un pensiero unico”. Per tale ragione l’oratore ha spiegato di credere nella democrazia europea e di aver “sempre preferito la regola della maggioranza a quella dell’unanimità”, battendosi “per l’estensione del voto a maggioranza nel trattato semplificato”. Rivolgendosi agli eurodeputati, il presidente ha parlato del “fallimento del progetto costituzionale”, del successo della sua proposta di passare a un “trattato semplificato”, un “progetto meno ambizioso”, sul quale poter raggiungere l’accordo con tutti.UN COMITATO DI SAGGI. Ma se “il trattato semplificato risolve la crisi istituzionale, esso non risolve la crisi morale e politica dell’Europa”. Sarkozy, nel suo intervento in aula, ha sottolineato che l’accordo raggiunto al summit di metà ottobre “permette all’Ue di agire, di decidere, eppure non dice per quali obiettivi e finalità. Esso non dice cosa sarà l’Europa di domani, come contribuirà a migliorare la vita dei cittadini”. Per rilanciare la discussione attorno a questi temi, “ho proposto di creare un comitato di saggi per riflettere sui possibili futuri dell’Ue”. In particolare, “è necessario ragionare sull’identità europea e sulle identità nazionali” in un momento in cui esse “attraversano una crisi legata alla globalizzazione e alla commercializzazione del mondo”. Per tale ragione, Sarkozy invita l’Ue a “difendere i suoi valori spirituali” e i “valori della civiltà”, nonché la “diversità culturale”. Uguale sottolineatura per la tutela dei diritti umani e l’impegno per contrastare la concorrenza sleale e il dumping. SILENZIO SULLA TURCHIA. Nel suo discorso a Strasburgo, Sarkozy non ha mai citato la Turchia e i negoziati in corso con Ankara, tema che ha invece sfiorato “a porte chiuse” nella riunione con i capigruppo parlamentari. Si è invece soffermato su alcune “priorità” della presidenza di turno che la Francia eserciterà nel secondo semestre 2008, in piena fase di ratifica del Trattato: cambiamenti climatici, concorrenza (vista “come un mezzo, non come un fine”), difesa militare, “rifondazione della politica agricola comune a partire dal 2013”, immigrazione e spazio Schengen (“occorre una politica Ue sulle migrazioni”). L’inquilino dell’Eliseo ha ribadito la volontà di “rimettere la Francia nel cuore della costruzione europea”. A questo scopo intende “rafforzare l’amicizia franco-tedesca”, “convincere l’Inghilterra a ratificare il trattato”, “dialogare con i paesi dell’Est, che hanno gli stessi diritti dei paesi fondatori”. Il presidente ha infine affermato la volontà di proseguire le riforme avviate a Parigi: “Quando la Francia va bene, l’Europa intera ne trae beneficio”.