Prospettiva positiva

Eleuterio Fortino (Pontificio Consiglio Unità dei Cristiani)

“A Ravenna si è trovata una impostazione comune”. Per questo motivo il documento sull’autorità e la conciliarità nella Chiesa reso noto giovedì 15 novembre dalla “Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa riveste “una importanza particolare”. Lo sottolinea mons. ELEUTERIO F.FORTINO , sottosegretario del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e co-segretario (insieme al Metropolita Gennadios di Sassima del Patriarcato Ecumenico) della Commissione mista di dialogo. Gli abbiamo chiesto di spiegarci la rilevanza ecumenica del documento, le prospettive che apre nel dialogo teologico e i nodi ancora da sciogliere.Quale segno di speranza rappresenta questo documento per il futuro del dialogo?“Il documento della Commissione mista internazionale del dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme ha una importanza particolare perché introduce la conversazione con gli ortodossi sul punto cruciale del contenzioso fra cattolici e ortodossi: vale a dire sul ruolo del primato del vescovo di Roma nella Chiesa di Cristo. E lo introduce in modo positivo. A Ravenna si è trovata una impostazione comune. Il documento sull’autorità e la conciliarità nella Chiesa ha individuato che queste due dimensioni da articolare insieme si realizzano a tre livelli: locale (diocesi), regionale (metropolie, patriarcati e altre forme di esercizio dell’autorità), universale. In ognuno di questi livelli si trova un protos, un primis. Il documento comune constata che il primato, a tutti i livelli, è una “pratica fermamente fondata” nella tradizione canonica della Chiesa. Ed aggiunge realisticamente due affermazioni: a) il fatto del primato a livello universale è accettato dall’Oriente e dall’Occidente, b) tuttavia “esistono delle differenze nel comprendere sia il modo secondo il quale esso dovrebbe essere esercitato, sia i suoi fondamenti scritturistici e teologici”.Restano quindi molte questioni aperte?“La Commissione ne ha piena coscienza e intende affrontarle partendo dalla storia della Chiesa, avendo presente la tradizione e l’evoluzione attraverso la storia. Per questo ha già indicato di studiare nella prossima sessione plenaria “Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio”. In seguito si indagherà lo stesso tema dopo la scissione avvenuta all’inizio del secondo millennio e quindi come si vede oggi la questione del primato in vista di trovare, con l’aiuto dello Spirito Santo, la soluzione definitiva in un pieno accordo cattolico-ortodosso. Il dialogo quindi è aperto in prospettiva positiva”.La questione russa ha pesato e pesa sul lavoro della Commissione mista?“Naturalmente sì. Questo dialogo è stato concordato e aperto, dopo una lunga preparazione (1964-1979) sulla base di una piattaforma che comprende la Chiesa cattolica nella varietà delle sue componenti (romana, bizantina e orientale) e la Chiesa ortodossa nel suo insieme, cioè con tutte le Chiese autocefale. Questa piattaforma è stata concordata fra tutte le Chiese ortodosse. Ora il fatto che a Ravenna si è verificato che la delegazione del Patriarcato di Mosca ha abbandonato la sessione per una questione interna alla comunione delle Chiese ortodosse (la presenza di delegati della Chiesa estone che il Patriarcato di Mosca pubblicamente contesta, anche se la Chiesa cattolica non vi è implicata), causa un evidente turbamento al dialogo stesso. I membri cattolici della Commissione mista hanno espresso il loro profondo disagio e la viva speranza che la vertenza tra Mosca e Costantinopoli venga chiarita positivamente. E’ comunque compito della parte ortodossa ricomporre l’intera delegazione per il dialogo. D’altra parte, siccome quei delegati erano assenti al momento in cui è stato approvato il documento, si tratta anche di favorire la ricezione da parte loro. Occorre promuovere tutto questo per il normale cammino del dialogo”.Quale il contributo delle Chiese europee al lavoro teologico?“Al lavoro teologico, in vista dei dialoghi ecumenici, ed anche per questo dialogo, possono contribuire positivamente le varie Chiese non soltanto europee, ma quelle di tutto il mondo. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, essa è impegnata come tale. Quindi vi è una preoccupazione che riguarda “tutta la Chiesa”, come ha affermato il Decreto sull’ecumenismo (UR, 5). I dialoghi usano tutte le risorse teologiche: la ricerca nelle facoltà, l’insegnamento a vari livelli, la divulgazione dello spirito ecumenico nell’ampio campo della vita cristiana. In Europa, si può affermare che i vari Istituti superiori di ricerca storica, teologica, liturgica, canonica possono offrire contributi preziosi. E desiderati”.