MARCHE
Un accordo con il Ministero per le politiche giovanili per finanziare 36 progetti
Diciassette progetti per i giovani, curati da soggetti pubblici o istituzioni culturali private di rilievo sul territorio. È il frutto della prima tranche (4,5 milioni di euro) di un finanziamento previsto dall'”Accordo di programma quadro in materia di politiche giovanili e attività sportive” che la Regione Marche ha sottoscritto assieme al ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive. L’accordo prevede, nell’arco di 3 anni, uno stanziamento complessivo di 9,5 milioni di euro, che permetterà la nascita di altri 19 progetti. Questi ultimi non sono stati ancora definiti, per cui le istituzioni o associazioni che svolgono attività compatibili con quelle previste possono fare richiesta, segnalando la loro disponibilità alla Regione.I 36 progetti che complessivamente verranno finanziati mirano a incoraggiare le arti e la creatività giovanile, la partecipazione dei ragazzi alla vita sociale e politica del territorio, il coinvolgimento dell’associazionismo giovanile nella gestione del patrimonio culturale regionale, la promozione di una cultura dello sport. I fondi che arriveranno dal ministero si aggiungono ai finanziamenti annuali che le Marche erogano attraverso le provincie, in base a specifiche leggi regionali (la 46/1995 modificata dalla 9/2003), per sostenere le attività giovanili curate da istituzioni e associazioni sul territorio. Lunedì scorso (19 novembre) è stato infine inaugurato il sito internet www.pogas.marche.it, dedicato alle politiche giovanili nelle Marche.Collaborare per il bene comune. “Con la Regione vorremmo continuare a coltivare quel rapporto di grande collaborazione che si è creato con l’Agorà dei giovani, lo scorso settembre a Loreto”, afferma don Francesco Pierpaoli, responsabile regionale della Pastorale giovanile. “Le relazioni che si sono sviluppate grazie a quell’evento straordinario – prosegue – dovrebbero diventare in un certo senso feriali”. Don Pierpaoli osserva come sia “opportuno individuare delle figure, a livello provinciale o regionale, che rappresentino la Chiesa locale e collaborino con le istituzioni” quando a tema vi sono argomenti che riguardano il bene comune. Come in questo caso, in cui si tratta del “bene, importantissimo, dei giovani”.In fase di elaborazione dei progetti finanziati il mondo ecclesiale non è stato coinvolto, “ma – aggiunge il sacerdote – le parrocchie rimangono uno dei principali punti di riferimento sul territorio per la gente, e in particolare per i giovani”. Anzi, “attualmente c’è una tale vivacità di progettazione giovanile che la Cei ha deciso di stanziare straordinariamente alcune migliaia di euro per ogni diocesi, da destinare alle attività dei ragazzi”. In campo, dunque, c’è una molteplicità di iniziative, per cui “sarebbe bello – conclude – se tra i vari attori che interagiscono con il mondo giovanile ci fosse uno scambio di esperienze e un lavoro comune”. Lavorare in rete. Per Ronaldo Spinaci, presidente regionale del Centro sportivo italiano (Csi), “bisogna lavorare maggiormente in rete tra istituzioni, centri di aggregazione giovanile e associazioni”, poiché “la mancanza di coordinamento tra chi fa attività sportiva, come noi, e chi in generale si occupa dei giovani può portare a una dispersione delle risorse, che vengono distribuite senza opportuni criteri di selezione”. Spinaci sottolinea come il Csi, che nelle Marche conta 22.500 tesserati e 280 società sportive, sia una realtà importante, che potrebbe dare un “contributo positivo” nell’elaborazione di progetti e politiche regionali. “Per i giovani c’è molto da fare”, precisa, evidenziando come vi siano esperienze a livello locale che “si potrebbero riproporre anche a livello regionale”. Ne è un esempio il centro di aggregazione “To you” di Ancona, rivolto a ragazzi in difficoltà e nato dalla collaborazione con l’assessorato alle politiche giovanili e il Ministero dell’istruzione. Non dimenticare gli oratori. “Siccome gli oratori non sono nominati fra le strutture che possono rientrare nell’accordo di programma, può sembrare che essi non vengano considerati come risorsa sociale, che attraverso l’aggregazione educa a valori umani e civili, oltre che religiosi”. Si sorprende Alessandro Ciarapica, referente del Coordinamento degli oratori maceratesi, che ha stipulato un accordo specifico con la provincia di Macerata per il finanziamento delle attività oratoriali, dal momento che le Marche, a differenza di altre regioni italiane, non hanno una legge regionale al riguardo. Eppure, osserva Ciarapica, persone “con una formazione maturata all’interno di associazioni sportive, sociali e religiose presenti negli oratori, che hanno frequentato con continuità nell’età giovanile e adolescenziale” sono presenti nelle istituzioni e “in tutti i partiti dell’arco costituzionale”, e “nella società sono, di norma, bravi cittadini, coscienti di ciò che è bene comune”.a cura di Simona Mengascini(21 novembre 2007)