SCOZIA
Decine di migliaia di immigrati polacchi: un esempio di integrazione
L’allargamento dell’Unione europea alla Polonia ha portato in Scozia decine di migliaia di polacchi. Nella diocesi di Aberdeen dove la percentuale di cattolici è soltanto il 3% della popolazione questo flusso ha triplicato il numero di fedeli cambiando il volto della Chiesa locale. Il vescovo di Aberdeen, mons. Peter Moran, ha imparato un po’ di polacco e il 20% dei suoi sacerdoti parlano ormai questa lingua. Nel resto della Scozia dove i cattolici sono il 15% della popolazione l’impatto è stato meno forte benché sentito. Messe in polacco esistono ormai in tutte le più importanti chiese scozzesi. Vi sono almeno diecimila polacchi nella città di Aberdeen e cinquemila in quella di Inverness. UN PELLEGRINAGGIO CONDIVISO. A Pluscarden, un monastero benedettino nella diocesi di Aberdeen come a Jasnagora in Polonia. In quattrocento quest’anno alla fine di agosto per la seconda volta sono andati in pellegrinaggio per dieci chilometri verso questo santuario mariano, il più importante delle isole scozzesi, trecento polacchi, cento scozzesi confermando una tradizione che è il segno della avvenuta integrazione dei cattolici polacchi nella comunità scozzese. “Ho lanciato l’idea di questo pellegrinaggio che consente ai polacchi che vivono qui di celebrare la data più importante del loro calendario mariano in un santuario scozzese perché mi sembrava un modo concreto di far sentire che possono mantenere la loro fede originaria anche se devono integrarla nelle tradizioni della terra che li ha accolti”, spiega mons. PETER MORAN , vescovo della diocesi di Aberdeen. Del massiccio spostamento di decine di migliaia di polacchi verso l’Inghilterra e la Scozia questa diocesi nell’estremo nord della Scozia rappresenta un caso significativo. Con una percentuale bassissima di cattolici – nella parte nordorientale della diocesi sono soltanto il 3% di tutta la popolazione – l’arrivo dei polacchi ha provocato un notevole aumento dei fedeli, raddoppiandone il numero nei due centri più importanti, Aberdeen e Inverness. Per la chiesa locale è stato “un momento di grande emozione e entusiasmo”, come spiega mons. Moran, “una sfida grossa e arricchente nello stesso tempo”. AIUTO DALLA POLONIA. Certo l’integrazione, sempre nelle parole del Vescovo, ha richiesto tanto lavoro che continua ancora oggi. Intanto la necessità di aumentare il numero dei sacerdoti. In cinque, da cinque diocesi diverse, sono arrivati dalla Polonia richiesti dallo stesso Moran ai vescovi polacchi. Poi il percorso di integrazione nella cultura locale. “La società scozzese è molto più liberale di quella polacca e non esistono qui i problemi di rapporto con l’autorità che sono tipici di una realtà dove la religione è stata perseguitata fino a qualche anno fa”. “Abbiamo organizzato una tre giorni nel seminario di Glasgow durante la quale abbiamo spiegato che qui la Chiesa si serve di laici che leggono, distribuiscono l’Eucarestia, che non vi è ragione di temere l’autorità civile e che i sacerdoti hanno un rapporto diretto con I loro fedeli proprio perché i cattolici sono pochi”, dice il vescovo. “Molti polacchi arrivati qui vogliono ascoltare la Messa nella loro lingua”, continua, “credo sia importante che mantengano la loro cultura integrandola nella realtà locale. La Messa in polacco va bene all’inizio quando fanno fatica a capire l’inglese. Col tempo, però, è importante raggiungere un equilibrio dove le due lingue si alternino. In alcune parrocchie una parte della celebrazione è in inglese e un altra in polacco. Io stesso ho imparato un po’ di polacco e l’applauso che ho ricevuto, quando sono riuscito a dire ai miei fedeli polacchi appena arrivati qui, nella loro lingua: ‘siete i benvenuti. Anche io sono il vostro vescovo’, è stato per me molto speciale”. UNA TESTIMONIANZA. A pensare che l’integrazione nella comunità locale dei polacchi sia importante è anche don Krzysztof Garwolinski, 34 anni, arrivato in Scozia nella diocesi di Motherwell, a sud est di Glasgow a ottobre dello scorso anno. “Durante il suo viaggio in Polonia il Papa ha chiesto ai preti polacchi di andare all’estero, in altri Paesi dell’Ue. Ero già stato in Scozia in estate a sostituire alcuni sacerdoti e mi sono reso conto che vi era bisogno di preti”, spiega. “Penso che i polacchi abbiano un grosso problema con la lingua all’inizio e quindi è importante all’inizio la messa e i Sacramenti in polacco, ma dopo è necessario che si integrino e facciano parte della comunità”. “La gente è ospitale e ci troviamo benissimo”, continua don Garwolinski, che è sacerdote nella cattedrale di “Our lady of good aid” di Motherwell, una diocesi scozzese confinante con l’arcidiocesi di Glasgow dove vi sono circa 4 mila polacchi e insegna religione nelle scuole e inglese in alcuni corsi per gli immigrati polacchi. “C’è moltissimo da fare, oltre che in parrocchia anche nelle scuole e ospedali. Cerchiamo di organizzare eventi sociali, incontri di football, serate disco dove i polacchi possano incontrare i cattolici del posto”.