Si conferma il netto divario salariale esistente tra ricercatori europei e ricercatori americani, secondo i dati di uno studio della Commissione UE pubblicato a Novembre su iniziativa del Commissario incaricato delle scienze e della ricerca, Janez Potocnik. Il documento, intitolato “I salari dei ricercatori nei settori pubblico e commerciale private” è stato elaborato sulla base di una consultazione on line condotta con l’ausilio di oltre 10 mila ricercatori (impiegati a tempo pieno od almeno a metà tempo). Forti scarti sono altresì riscontrati all’interno dell’Unione, cui si aggiungono anche le disparità tra uomini e donne che superano il 35% in alcuni Paesi (Estonia, Repubblica Ceca, Portogallo). Su scala mondiale, lo stipendio medio annuo di un ricercatore americano tocca i 63 mila Euro, a fronte di 40 mila Euro per i colleghi europei: fanno eccezione l’Austria, l’Olanda ed il Lussemburgo – che offrono remunerazioni paragonabili agli USA – oltre a Svizzera ed Israele che fanno parte a pieno titolo del cosiddetto Spazio Europeo della Ricerca (ERA). Australia, Giappone ed India si situano a metà strada tra il vecchio ed il nuovo continente. Per il Commissario Potocnik siamo in presenza di un “ostacolo alla libera circolazione che contribuisce alla fuga dei migliori cervelli europei, al punto tale che taluni Stati membri dovrebbero riconsiderare il valore sociale di chi compie un lavoro fondamentale per il nostro futuro”.