CHIESE CRISTIANE
Chiesa ortodossa russa e dialogo
Tra aperture alle relazioni ecumeniche e tentazioni di guardare al passato più o meno recente, la Chiesa ortodossa in Russia affronta oggi il complesso cammino della affermazione della libertà religiosa dopo 70 anni di persecuzioni da parte del regime comunista sovietico e 9 secoli di controllo del potere monarchico. Anatolij Krasikov, già corrispondente della Agenzia Tass a Roma all’epoca del Concilio Vaticano II e direttore del Centro studi socio-religiosi all’Istituto per l’Europa dell’Accademia russa delle scienze, ne ha parlato con Sir Europa a Bose, in coincidenza con il XV Convegno ecumenico internazionale “Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa”.UNA CHIESA LIBERA. Ricordo bene il 29 aprile 1988, il giorno in cui Gorbaciov invitò il Patriarca Pimen e i membri del Consiglio della chiesa a un incontro. Per la prima volta, un dirigente del partito comunista disse che: “Da noi, i credenti e i non credenti, sono cittadini con gli stessi diritti, gli stessi doveri; insieme abbiamo avuto lo stesso passato, siamo nello stesso presente e abbiamo lo stesso futuro”. Contemporaneamente, affermò di aver dato disposizione perché fosse preparata la legge sulla libertà di coscienza, emanata poi nel 1990. Erano in corso le celebrazioni per il Millennio (888) del cristianesimo russo, ed è lì che è cominciato tutto. Dopo poco è stato sciolto il Consiglio per i culti presso il Governo e il Dipartimento del Kgb che controllava la Chiesa e, alla morte di Pimen, è stato eletto Alessio II con delle vere elezioni tra più candidati. La chiesa gode oggi di libertà per la prima volta nella sua storia: durante nove secoli è stata controllata dallo stato monarchico e poi, per settanta anni, è stata perseguitata e repressa. L’affermazione della libertà religiosa è un fatto di enorme importanza; i credenti possono pregare apertamente e la Chiesa può svolgere un ruolo molto positivo anche nell’influenzare lo sviluppo della società. NOSTALGHJA . Nel 2000 è stato adottato un documento – “Fondamenti della concezione sociale” – in cui per la prima volta viene esposta la dottrina sociale della chiesa ortodossa russa e viene affermata la separazione tra Stato e Chiesa. In quest’ultima, però, si confrontano varie tendenze: una parte del clero e dei vescovi pensa – anche per la mancanza di una adeguata formazione che è del tutto recente -, che sarebbe opportuno utilizzare lo Stato per risolvere i problemi della chiesa e della sua missione; per opporre, ad esempio, una barriera alle altre religioni o ai movimenti religiosi. Questa forse è anche una tradizione dell’ortodossia; ogni volta che si crea uno Stato nuovo, si crea una chiesa autocefala nuova, e non di rado questa chiesa – purtroppo – viene sottomessa dal potere politico. Tali tendenze trovano eco, dall’altra parte, in un apparato statale che ha avuto sempre carattere monolitico; prima governato dall’assolutismo zarista, poi da una pseudo religione bolscevica in nome della quale il potere centrale decideva tutto e non esisteva libertà di espressione. Poichè il cambio di regime è stato pacifico, i vecchi quadri sono rimasti e c’è chi vorrebbe vedere nella chiesa un nuovo partito attraverso il quale controllare la gente: i nostalgici del passato tentano di creare una alleanza con i fondamentalisti nella Chiesa.IL CAMMINO ECUMENICO . Alessio II ha ripetuto in più occasioni che è necessario seguire la strada dell’ecumenismo ma non tutti sono dello stesso parere; qualche mese fa il capo redattore di una nuova rivista gli ha chiesto: “Santità, lei è sempre d’accordo con le decisioni prese dalla Chiesa?” e lui ha risposto sinceramente: “Non sempre, ma nell’ortodossia esiste la regola della sinodalità e quindi tutti i vescovi, compreso il Patriarca, devono seguire questa regola”. Ci sono tanti che – spesso per ignoranza – pensano che ecumenismo significhi sottomissione ai cristiani occidentali. La III Assemblea ecumenica di Sibiu è stata addirittura ribattezzata in russo “assemblea intercristiana” perché il termine “ecumenico” è divenuto quasi proibito. Esiste tuttavia una commissione teologica mista cristiano-ortodossa e il lavoro va avanti nonostante permangano le divergenze. Intanto è in preparazione un concilio pan-ortodosso; la decisione di convocarlo è stata presa nel 1961, dopo l’annuncio del Concilio Vaticano II. La gran parte dei temi è già pronta per la discussione, ma non si può dire quando potrà riunirsi perché tra i problemi c’è quello del primato e la diaspora ortodossa, che è divenuto più difficile ancora con l’emigrazione dall’Europa dell’est verso occidente. Nella prima fase di cambiamento politico, c’è stata un’esplosione di interesse per la religione e per la chiesa; tanta gente, molti giovani, sono venuti nelle parrocchie. Questo risveglio avrebbe potuto essere più grande ancora se non ci fossero stati degli errori, che sono naturali, perché non c’è mai stata l’esperienza – né per lo stato né per la società né per la Chiesa – di una vita in condizioni di libertà.