GERMANIA

Nessun compromesso

Eutanasia: il caso spinoso dell’associazione Dignitas

Il caso “Dignitas”, l’organizzazione svizzera che pratica l’eutanasia, è una questione da affrontare urgentemente in Germania. Secondo i dati forniti dalla stessa organizzazione, infatti, il 57% per cento delle persone (195 in tutto) che hanno voluto porre fine alla propria esistenza con il sodio pentobarbitale era di nazionalità tedesca. Diversi esponenti di vari partiti politici hanno espresso l’intenzione di introdurre nuove normative per impedire la pratica dell’eutanasia in Germania. E numerose sono le condanne, provenienti da ambienti ecclesiastici e non, del tentativo di Dignitas di scardinare il tabù dell’eutanasia.SCOPI AMBIGUI. Il 20 novembre scorso, i vescovi cattolici e protestanti hanno messo in guardia da una deroga al divieto dell’eutanasia attiva. “Non si può scendere a compromessi”, ha detto il card. Karl Lehmann, presidente della conferenza episcopale in un’intervista all’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna. “La politica deve impedire la creazione di zone grigie e assicurarsi un consenso sui valori”. Lehmann ha definito “ambiguo” lo scopo di Dignitas, che esprime, secondo il cardinale “un bieco cinismo e una cultura della morte”. Il vescovo protestante di Berlino e Presidente del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd), Wolfgang Huber, ha parlato di una “violazione mirata della legge”. “Dignitas tenta di derogare al divieto della morte a richiesta”, ha dichiarato ad un quotidiano di Hannover. Si tratta di piani, secondo Huber, che “contravvengono al diritto tedesco e all’etica medica”. UN CONCETTO ANTICRISTIANO. Il vescovo di Hildesheim, mons. Norbert Trelle, si è detto “profondamente turbato” per la notizia diffusa dall’organizzazione svizzera Dignitas che avrebbe trovato un medico in pensione disposto a praticare in Germania l’eutanasia nei confronti di un malato grave. “Sono particolarmente deluso dal fatto che un medico si dichiari disponibile a favorire un suicidio, il che contrasta con qualsiasi etica di tipo medico”, ha affermato Trelle. “La nostra società non può consentire in nessun caso che si deroghi al divieto dell’eutanasia attiva”, ha aggiunto. “Una posizione di quel tipo contraddice l’immagine cristiana della morte dignitosa e ignora il comandamento divino di servire e salvaguardare la vita”. Il vescovo si unisce alle richieste della comunità di lavoro degli hospice del Land Bassa Sassonia, per lo sviluppo di una rete di assistenza per i malati gravi e terminali in grado di impedire il ricorso all’eutanasia come soluzione. “Per questo” – ha concluso – “mi appello a tutti i responsabili politici, affinché l’indiscutibile sofferenza di molte persone venga combattuta promuovendo maggiormente la medicina palliativa e l’attività degli hospice”. LAVORARE PER LA VITA. Intervenuto a una trasmissione radiofonica il 21 novembre, il Presidente dell’Ordine federale dei medici tedeschi (Bäk), Jörg-Dietrich Hoppe, ha chiesto espressamente l’introduzione di un divieto per legge dell’eutanasia attiva svolta come attività professionale. Hoppe ha così preso posizione a favore dell’ipotesi del governo tedesco di agire giuridicamente contro l’attività professionale di mediazione per procurare l’eutanasia, nonché di introdurre un nuovo reato in tal senso. Hoppe ha criticato gli scopi dell’organizzazione Dignitate, gemella dell’associazione svizzera Dignitas, di aiutare i pazienti a morire. “La morte non fa parte dell’attività medica, né dell’assistenza: è così dai tempi di Ippocrate”, ha affermato. “La gente deve sapere che noi ci adoperiamo a favore della vita. Compito dei medici è impedire sofferenze inutili, ma non dare la morte”, ha ribadito. Hoppe si è più volte pronunciato contro l’eutanasia: in una precedente dichiarazione, diffusa il 13 novembre scorso, il presidente del Bäk si era così espresso: “Non possiamo ammettere che venga infranto un tabù che mette profondamente in discussione il lato umano della nostra società”. In quell’occasione, Hoppe aveva sottolineato le alternative all’eutanasia: “Invece di un’offerta di morte dobbiamo offrire più terapie del dolore e assistenza psicologica e soprattutto una maggior disponibilità umana verso le sofferenze delle persone. Dobbiamo salvaguardare fino all’ultimo la qualità della vita dei malati incurabili. Per questo abbiamo bisogno di una buona medicina palliativa e di un’attività di hospice di ampio spettro. In questo modo potremo garantire che la vita si concluda con dignità e senza dolori”.