UE-FAMIGLIA
L’impegno dell’intergruppo europarlamentare
Per proteggere la famiglia bisogna crederci. Quindi occorre avanzare proposte realistiche e sostenerle a livello politico con determinazione. Sembra questo il messaggio di fondo che lancia Marie Panayotopoulos-Cassiotou, eurodeputata greca, tra gli animatori dell’intergruppo “famiglia” a Strasburgo e Bruxelles. Nata nell’isola di Chios nel 1952, di formazione classica (con studi ad Atene, Parigi, Bonn), insegnante con diverse esperienze europee, nel suo paese è stata alla guida della Confederazione delle famiglie numerose: dal matrimonio con George sono nati nove figli, la cui fotografia orna il suo ufficio all’Europarlamento.Recentemente la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) ha pubblicato un documento che propone una “strategia comunitaria” per sostenere le coppie e le famiglie. Lei si occupa con continuità di questi temi al Parlamento Ue: cosa ne pensa?“Ritengo molto positivo il lavoro di studio e le proposte avanzate dalla Comece. Nel documento, che ben conosco, si confermano solidi valori e al contempo si tengono i piedi per terra. Vi sono indicate soluzioni percorribili, che riguardano le giovani coppie, la conciliazione tra vita privata e professionale, le preoccupazioni economiche che si affrontano in casa, la dotazione di servizi per l’educazione dei minori e la cura degli anziani… E vi troviamo ribadite l’importanza pubblica del matrimonio e il ruolo sociale della famiglia”. La Comece riconosce che nelle istituzioni dell’Unione europea si respira un’aria nuova, una rinnovata attenzione alla famiglia. Condivide questo giudizio?“Direi proprio di sì. Il clima complessivo è cambiato, c’è una maggiore attenzione che scaturisce dall’analisi dei dati demografici: l’Europa fa sempre meno figli, la popolazione invecchia, l’Ue cresce solo grazie agli immigrati. E poi aumentano i divorzi e sono milioni i figli coinvolti da crisi coniugali. Da qui si affermano varie esigenze: riconciliare la vita domestica con quella della fabbrica o dell’ufficio, sostenere i genitori che lavorano, consentire loro di aver tempo per i figli, proteggere i minori, aiutare i nuclei che si fanno carico degli anziani o dei malati. Queste azioni sono di primaria competenza nazionale; ma l’Ue, nel rispetto del principio di sussidiarietà, può contribuire a sensibilizzare gli Stati membri su questo fronte, deve aiutare a colmare le diseguaglianze tra i diversi Stati, può favorire misure comuni. E poi occorre, accanto alle preoccupazioni demografiche ed economiche, far crescere una mentalità di collaborazione tra istituzioni, società civile, associazioni. Anche le Chiese devono esser parte di questo processo. Non basta infatti rispondere alle esigenze materiali. Bisogna ricordarsi delle parole di Gesù: non di solo pane vive l’uomo…“.Qualche esempio di possibile azione comunitaria?“La Comece indica, fra le altre cose, la riduzione dell’Iva sui prodotti per la cura dei bambini. Ebbene questo è fattibile e giusto: in alcuni paesi già accade (anche a rischio di un’azione di rivalsa della Commissione) e altri Stati potrebbero essere spinti a muoversi in tale direzione. Io sostengo che andrebbe ampliata la lista di beni e servizi di cui hanno necessità le famiglie sui quali ridurre le imposte: è ciò che si sta facendo in Portogallo, Polonia, Repubblica ceca. Bisognerebbe poi disporre ovunque di assegni per sostenere la maternità e colmare le ineguaglianze che permangono fra paese e paese circa i congedi parentali per mamme e papà. A mio avviso oggi la politica, sia locale che nazionale, non ragiona in prospettiva futura; si pensa solo all’esistente. L’Ue potrebbe invece far crescere una maggior responsabilità, sociale e politica, verso il domani e le nuove generazioni”.Ci sono situazioni nazionali in Europa più favorevoli alla natalità e ai compiti dei genitori?“Alla Francia generalmente si riconoscono efficaci politiche familiari e buoni servizi per l’infanzia: i risultati, almeno sul piano della natalità, sono tra i migliori in Europa. Ciò vale per altri Stati del centro e nord Europa. Ma attenzione: in ogni paese ci sono situazioni, storie, mentalità e tradizioni specifiche. Anche in Germania esistono parecchi servizi per i più piccoli e iniziative per i nuclei familiari, ma i risultati sono ben diversi da quelli francesi”.Lei si è spesso occupata di violenza domestica. È un problema grave in Europa?“Si tratta di una triste realtà, diffusa in tutti i paesi. La violenza fa parte della natura umana, ma certamente oggi essa è più sollecitata dallo stile di vita, dai mass media. I ragazzi che usano i videogiochi ne sono imbevuti. Si impone una urgente azione di educazione che superi la cultura della sopraffazione; serve un ambiente più sereno nelle nostre case. Uguaglianza e complementarietà tra donna e uomo non possono più essere messe in discussione. Solo così giungeremo a contrastare quella violenza che ogni giorno si abbatte sui bambini e sulle donne in troppe case europee”.