COMECE

Una nuova qualità

Assemblea plenaria Comece

Si è tenuta dal 22 al 24 novembre a Bruxelles l’assemblea plenaria della Comece (Commissione episcopati comunità europea) che ha trattato diversi temi d’attualità europea e internazionale. (cfr anche SIR Europa 76, 80 e 81/2007).PROGETTO CULTURALE EUROPEO? “Una realtà ecclesiale di nuova qualità sta emergendo oggi in Europa e i vescovi possono essere testimoni di questa evoluzione e giocare in essa un ruolo attivo. La maggior parte delle iniziative negli ambiti culturali e politici è venuta dai movimenti e dalle associazioni laicali e questo é un buon segno”. Riferendosi, in particolare, alle settimane sociali italiane, francesi e ad altri incontri tenutisi in diverse Chiese d’Europa, mons. ADRIANUS VAN LUYN presidente della Comece e vescovo di Rotterdam, ha accennato alla possibilità di un progetto culturale europeo, e alla ipotesi di una settimana sociale europea. “Prospettive da approfondire ma – ha aggiunto – indicano l’esigenza di un pensiero condiviso delle Chiese nazionali sulle grandi questioni europee”. A questo riguardo il presidente Comece ha richiamato i tre dialoghi da approfondire: il dialogo con la ragione, il dialogo con le altre religioni a partire dall’Islam e il dialogo con le autorità politiche dell’Ue. “Nel periodo previsto per la ratifica del trattato di Lisbona – ha detto van Luyn – sarà importante esporre i nostri concetti e le nostre idee e, in particolare, la nostra richiesta di dare forma e sostanza al dialogo strutturato tra istituzioni e comunità religiose”.IL PRIMATO DELLA FAMIGLIA. Nel corso dell’assemblea i vescovi della Comece hanno preso in esame il documento presentato nei giorni scorsi (cfr SIR Europa 76/2007) dal segretariato della stessa Comece quale contributo a una riflessione sulla politica comunitari per la famiglia che, come é noto, non rientra nelle competenze Ue. In sintesi la Comece chiede all’Ue di favorire la stabilità della famiglia, intervenire per ridurre il calo demografico, fissare un livello minimo di protezione sociale, promuovere iniziative per la formazione delle coppie al fine di evitare le separazioni, adottare misure economiche per i prodotti ai bambini e per facilitare l’accesso alla casa, prendere misure per conciliare lavoro e famiglia, evitare la delinquenza minorile, vigilare su videogiochi violenti, droghe e alcool. “Una serie di proposte molto concrete che nella chiarezza di cosa è e cosa non è famiglia – hanno ribadito i vescovi – sono di sostegno alla promozione del bene più prezioso e del futuro dell’Europa”.POLITICA ESTERA E LIBERTÀ RELIGIOSA. Nel prendere nota delle nuove iniziative che l’Ue intende realizzare a sostegno della propria azione esterna, tra le quali la figura dell’Alto rappresentante per la politica estera, i vescovi della Comece hanno auspicato che “queste nuove disposizioni possano rinforzare la coerenza e l’efficacia dell’azione dell’Unione europea nel mondo”. I vescovi, considerato che questa nuova figura “sarà chiamata a difendere il rispetto della libertà religiosa, che appartiene alla sfera dei diritti umani”, hanno proposto che “tra l’Alto/a rappresentante, le Chiese e le comunità di fede si stabilisca un contatto regolare”. Inoltre hanno auspicato che “nel futuro servizio Ue per l’azione esterna ci sia un esperto con l’incarico di evidenziare, quando necessario, la dimensione religiosa delle questioni internazionali”. “Si tratta – ha commentato il vicepresidente Comece, DIARMUID MARTIN , arcivescovo di Dublino – di prendere atto che la religione non é una forza spenta ma una risorsa fondamentale per affrontare difficoltà e crisi puntando alla pace”.CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ. “A riguardo della situazione disperata dei rifugiati d’Iraq – in particolare i cristiani, che sono qualificati ‘estremamente vulnerabili’ dall’ Alto Commissariato Onu per i rifugiati – i vescovi chiedono all’Unione europea e agli Stati membri di accordarsi nel più breve tempo possibile per farsi carico dei rifugiati iracheni nei prossimi due anni. I vescovi domandano di facilitare soprattutto l’assistenza dei bambini rifugiati malati di questa regione perché siano curati in ospedali in Europa”. Africa e Kosovo sono le altre due realtà in crisi per le quali gli stessi vescovi chiedono una più efficace azione comunitaria”. SAN COLOMBANO, QUARTO PATRONO . È stato l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, ad auspicare che san Colombano possa aggiungersi agli altri tre patroni d’Europa (Benedetto, Cirillo e Metodio) “in rappresentanza” delle Chiese dell’Ovest europeo. Colombano (543-615), monaco irlandese, si era infatti prodigato per l’evangelizzazione in Europa ed aveva concluso la sua vita in una cittadina del Nord Italia (diocesi di Lodi) che porta il suo nome.