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Una società indistinta

Le elezioni europee in Romania

La Romania non è un Paese eccezionale. Nemmeno quando va a votare. Dovunque, nei Paesi europei, vecchi e nuovi, prima di essere una tecnica di formazione del parlamento e del governo, le elezioni sono una forma di conoscenza. Attraverso il voto, i cittadini compongono un’immagine sintetica della società di cui fanno parte, quadro che nessuna scienza sociale non può sperare di realizzare attraverso i propri metodi accademici. Il suffragio è un’occasione per capire quali siano i valori e i temi intorno a cui una società si organizza, i tratti dominanti e più significativi di un autoritratto politico a misura naturale. Il 25 novembre i rumeni hanno potuto capire meglio loro stessi ed hanno acquisito un più di conoscenza riguardo allo Stato che li sta governando anche nell’appartenenza all’Ue.Come le elezioni nazionali tre anni fa, anche le elezioni europarlamentari sono state una testimonianza sulla natura e sulla consistenza dello Stato rumeno. A questo punto si può registrare una particolarità: lo Stato rumeno non sa ancora contare. Il ministero dell’Interno ha messo sulle liste elettorali 18.267.634 cittadini con diritto di voto mentre l’Ufficio nazionale di statistica ha sostenuto che il numero ufficiale degli elettori è di 17.396.549. La differenza fra le due cifre è uguale al risultato del secondo arrivato nelle elezioni, il Partito sociale democratico, al quale spetta il 22% dei voti. Anche se incapace di contare con precisione i suoi cittadini, lo Stato rumeno si è mostrato negli ultimi mesi estremamente preoccupato per gli emigranti rumeni in Italia, Spagna, Francia e Stati Uniti, che arrivano a circa 3 milioni.Considerati una risorsa elettorale di primo livello, sono stati creati per costoro 200 di centri di votazione nei 5 continenti. Solo alcune migliaia di emigranti però si sono presentati a votare, segno che il loro legame politico con il Paese è quasi inesistente. Soltanto il 29% dei cittadini rumeni ha deciso di contribuire al ritratto politico collettivo nazionale ed europeo. Più del 50% di questi, se si crede agli studi sociologici intrapresi al momento del voto, sono portatori di un capitale sociale precario: uomini sopra i 50 anni con educazione esclusivamente elementare.Il tipico elettore rumeno è quindi poco alfabetizzato. Le più dinamiche zone del Paese, Bucarest, Prahova, Timis, dove la disoccupazione è rara e la densità della popolazione attiva è massima, hanno prodotto le più basse percentuali di partecipazione al voto. La politica sembra essere, nella Romania europea, piuttosto una preoccupazione di coloro che non si sono imposti sul mercato. E coloro che si esprimono politicamente attraverso il voto non lo fanno per contestare il sistema politico. Il Partito dell’alleanza socialista affiliato alla famiglia della sinistra europea non ha ottenuto più dello 0,5% e nessuno dei due partiti che solitamente sono di destra non hanno superato il limite del 5%.Il numero più alto dei voti (30%) è stato riportato dal partito del presidente Basescu, organizzazione senza alcuna ideologia e senza altra convinzione fuorché il successo negli affari e nelle funzioni pubbliche. Questo potrebbe dire che i rumeni che hanno ora votato lo abbiano fatto nella speranza di non aver più motivi per farlo di nuovo nel futuro. Le elezioni del 25 novembre non hanno offerto un’immagine di distinzione tra la destra e la sinistra, quanto piuttosto la visione di una società indistinta, il cui regime di coerenza è apolitico. Non c’è bisogno di evidenziare i riflessi di questa situazione sull’appartenenza all’Ue.