VALLE D'AOSTA

La cultura del dono

Una legge sul servizio civile

Anche la Valle d’Aosta, dopo Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana e Veneto, ha istituito il servizio civile regionale. Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio regionale con voto unanime il 7 novembre scorso. Il testo è stato redatto dopo l’istituzione di un tavolo di concertazione, composto da alcuni consiglieri regionali, dagli organismi e dalle associazioni coinvolte, ovvero il Centro servizi per il volontariato (Csv), la Federazione del soccorso, le Acli, la Caritas e il Consorzio delle cooperative sociali “Trait d’Union”. Le finalità di questa iniziativa sono inserite nell’articolo 2 del testo: si mira alla “diffusione nella società valdostana del servizio civile e dei principi di libertà, responsabilità e solidarietà a cui s’ispira al fine di promuovere il senso di appartenenza alla comunità valdostana, italiana ed europea”.In particolare, la legge si prefigge “di attuare, promuovere e sviluppare il servizio civile in ambito regionale, in quanto risorsa della comunità valdostana nei servizi alla persona e alla collettività e nelle aree di specifico interesse, quali la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio artistico, culturale e ambientale, la protezione civile, l’educazione alla pratica sportiva, l’educazione e la promozione culturale”. In pratica si vuole “valorizzare le forme di cittadinanza attiva orientate allo svolgimento di concrete attività di solidarietà e di servizio alla comunità, offrire ai volontari impegnati nel servizio civile un’opportunità di arricchimento culturale e professionale al fine d’incrementare le capacità e le possibilità di accesso al mercato del lavoro”.“La legge è positiva – commenta Luigino Vallet, vicepresidente del Csv e presidente della onlus Diakonia (organizzazione che si occupa delle forme di povertà ed emarginazione nel territorio regionale in collaborazione con la Caritas) – in quanto premia progetti locali, legati al territorio, e pensa alle vere esigenze della comunità valdostana. I progetti nazionali sono indubbiamente positivi, ma non sono mirati e non sono orientati sui «nostri» problemi”. Il testo di legge precisa che sarà la Regione a svolgere l’attività di gestione, programmazione e selezione, con un impegno di spesa di 300.000 euro annui per il triennio 2007/2009. Inoltre, la legge prevede l’istituzione della Consulta regionale per il servizio civile quale organo consultivo della Giunta regionale. La Consulta, che ha una durata di cinque anni, ha il compito di formulare proposte e pareri in ordine al servizio civile regionale. I giovani coinvolti, residenti o domiciliati in Valle d’Aosta, saranno circa una quarantina all’anno con un’età compresa fra i 18 e i 30 anni, che aumenta fino ai 35 per i diversamente abili; a questi vanno aggiunti i circa venti giovani del servizio civile nazionale. La durata complessiva dell’esperienza non può superare i dodici mesi ed è articolabile in un massimo di due anni.Novità interessante. La Regione, inoltre, s’impegna a stipulare convenzioni sia con l’Università della Valle d’Aosta e con altri soggetti per il riconoscimento dei crediti formativi derivanti dallo svolgimento del servizio civile e dalla partecipazione alle attività formative connesse, sia con le associazioni imprenditoriali, le associazioni di rappresentanza delle organizzazioni del terzo settore e con altri enti senza finalità di lucro, al fine di favorire l’accesso al mercato del lavoro dei soggetti che hanno svolto il servizio civile. Il disegno di legge prevede progetti sperimentali rivolti anche a settori e soggetti diversi. “Si tratta – precisa Vallet – di una novità interessante che amplia ulteriormente l’offerta. Quando abbiamo inserito quest’articolo pensavamo alle persone in procinto di andare in pensione, ai minorenni che potrebbero avvicinarsi a una professione e al volontariato durante l’estate e infine agli immigrati, pur non essendo residenti, perché per questi ultimi potrebbe essere un’opportunità per integrarsi nella comunità e per apprendere la lingua”.Buona occasione. Anche per Roberto De Vecchi, presidente del patronato Acli della Valle d’Aosta e responsabile della Pastorale sociale e del lavoro, “si tratta di una buona occasione per la regione e per i suoi giovani. Si vuole far capire ai ragazzi che il servizio civile è un dovere che permette di aiutare la propria comunità e che bisogna anche donare qualcosa alla società, e non soltanto ricevere vantaggi o pretendere diritti. Sono positivi anche quei piccoli incentivi, come i crediti e l’indennità, e sono un aiuto per valorizzare l’importanza di una scelta simile”. Infine, De Vecchi conclude: “Trovo, poi, positivo l’aumento dell’età e l’opportunità per i diversamente abili, che magari anche grazie a quest’occasione potranno migliorare le conoscenze professionali. Naturalmente dovranno essere rispettate delle regole, il giovane non dovrà sostituire persone in maternità o professionisti durante i periodi di malattia. Inoltre, anche l’impegno di spesa mi sembra adeguato e comunque verrà periodicamente valutato dalla Consulta”.a cura di Paola Fumagalli(30 novembre 2007)Vicini al territorio.