BANLIEUE DI PARIGI
Per ridare speranza a giovani discriminati
Banlieues parigine, di nuovo al centro delle cronache per i fatti di violenza urbana che negli ultimi giorni hanno provocato feriti, auto in fiamme, uffici di polizia saccheggiati. I disordini sono cominciati quando due ragazzi di 15 e 16 anni sono morti in seguito ad uno scontro con la vettura di una pattuglia della polizia. La loro morte ha scatenato un moto di protesta che da Villiers-le-bel, ha coinvolto altri 5 comuni vicini. Sembra una replica di quanto successe nell’ottobre del 2005, dopo che 2 adolescenti musulmani, di 15 e 17 anni, furono fulminati dalla scarica elettrica proveniente da una centrale di servizio. Al ritorno da una visita in Cina, il presidente francese Nicolas Sarkozy si è recato nella banlieue parigina ed ha fatto vista, all’ospedale di Eaubonne, ad un commissario gravemente ferito. Poi all’Eliseo ha ricevuto i genitori dei due ragazzi uccisi. All’uscita dell’incontro il loro avvocato JEAN-PIERRE MIGNARD ha annunciato che sarà aperta un’inchiesta giudiziaria per chiarire le circostanze della morte dei due ragazzi. “Il capo dello Stato – ha detto l’avvocato Mignard – ha condiviso la preoccupazione delle famiglie dei due ragazzi affinché sia fatta tutta la verità sulla vicenda e ha indicato che un’inchiesta giudiziaria sarà aperta e che sarà designato un giudice d’istruzione”. “Si tratta di una decisione giusta del presidente della Repubblica – ha continuato il legale – perché permetterà alle famiglie delle vittime e ai loro avvocati di partecipare attivamente alla conoscenza della verità”. UN MESSAGGIO DI SPERANZA . “La speranza non delude mai”. E’ questo il messaggio che FRÈRE ALOIS , successore di Fr. Roger alla guida della comunità ecumenica di Taizé, porterà domenica 2 dicembre (di ritorno dal suo viaggio in Asia) ai giovani delle banlieue parigine. Fr. Alois parteciperà insieme al vescovo di Saint Denis (Parigi) mons. Olivier de Berranger ad un incontro di preghiera e riflessione con i giovani dell’Ile de France, in preparazione all’incontro di fine anno con i giovani europei, iniziati più di trenta anni fa da fr. Roger, per percorrere insieme a loro sulle vie del mondo un “pellegrinaggio di speranza”. RISPOSTE VITALI . “I giovani delle banlieue parigine – dice FR. EMILE – sono sempre guardati per i problemi e le difficoltà oggettive di cui sono essi stessi delle vittime. Ma mai si indicano loro i segni di speranza di cui possono essere protagonisti. Sono giudicati per il luogo geografico da cui provengono e mai considerati per quello che sono. E per questo sono fortemente discriminati”. “Ai nostri giorni – aggiunge fr. Emile – le analisi non mancano. Ciascuno sa ciò che cosa si dovrebbe fare per vivere diversamente, per non cedere alla tentazione del ripiegamento. La denuncia non è più sufficiente. Come non lo è più l’esortazione. Il contesto attuale mette in rilievo questioni vitali: come si può risvegliare volontà indebolite e facilmente portate allo scoraggiamento? Come ridare peso agli atteggiamenti di speranza, apertura e fraternità? E’ cercando di dare una risposta a queste domande, che fr. Roger ha concepito gli incontri europei dei giovani, più di 30 anni fa. Di città in città, questi incontri hanno costruito nel tempo una parabola di speranza nel mondo”. Il giorno prima di morire, fr. Roger aveva cominciato a scrivere la consueta “Lettera” che ogni anno inviava ai giovani. Rimasta incompiuta, iniziava così: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace: qual è questa pace che Dio dona? Prima di tutto è una pace interiore, una pace del cuore. È quella che permette di volgere uno sguardo di speranza sul mondo, anche se spesso è lacerato da violenze e conflitti”. CLIMA TESO . Nell’autunno 2005, un sondaggio commissionato dal quotidiano cattolico La Croix rivelava che per il 69% dei francesi, “il controllo insufficiente dei genitori sui loro figli” era la causa principale delle violenze nelle periferie. Il quadro sociale in realtà presenta un insieme di fattori estremamente complesso e difficile. Certo, lo sgretolamento del tessuto familiare è evidente: dai dati presentati da La Croix, emergono madri sole che lavorano, tempi di trasferimento al lavoro molto lunghi, presenza dei genitori in casa estremamente ridotta, disoccupazione, perdita di autorevolezza. “In periodi di crisi e di allentamento del contesto familiare – dice MARIE-CHATAL DURU , delegata della Federazione dei centri sociali a Seine-Saint Denis – il tessuto associativo può trasformarsi in un attore importante di sicurezza e sostegno giovanile”. Su questo punto di forza stanno investendo molte le associazioni e forte è la presenza ormai storica nei quartieri popolari delle chiese, cattoliche e protestanti. Caritas Francia, Missione operaia, la Joc, congregazioni religiose, missioni popolari dei protestanti. Chi opera e vive in quei quartieri però rilascia dichiarazioni pessimiste. GUILLAUME LESAGE , direttore della scuola Oscar-Romero a Garges, dei Fratelli delle scuole cristiane, parla di un clima teso, forse più di quanto non lo fosse due anni fa. “Gli studenti hanno poca fiducia nel futuro e con questi atti lo dicono chiaramente”.