Nell’ambito del XX incontro nazionale della pastorale della salute, svoltosi a Fatima dal 26 al 29 novembre, padre Vítor Feytor Pinto, in qualità di coordinatore dei lavori, ha affermato che “la Chiesa portoghese ha il dovere di istituire Centri di appoggio alla vita in grado di accogliere diverse situazioni di disagio sociale ed umano: una madre rimasta sola, un’adolescente gravida, una coppia in difficile relazione, altri casi di conflitti familiari, le necessità di malati terminali”. “Tali centri devono costituire dei progetti capaci di includere e di soddisfare tutte le componenti di sostegno medico, psicologico, spirituale e religioso necessarie ad ogni individuo”, ha aggiunto. I centri già esistenti (Braga, Ermesinde, Vila Real), a parere del responsabile nazionale della pastorale, “sono giustamente rivolti al problema della nascita, ma allargarne la prospettiva d’intervento costituisce una priorità in vista della loro efficacia sociale: essi devono essere destinati a sostenere ogni fascia di età, pur privilegiando l’inizio ed il termine della vita”. “Nel corso degli incontri con i rappresentanti delle diocesi, chiederemo loro che ciascuna di esse si strutturi in tal senso e delinei un progetto d’azione, in collaborazione con lo Stato e la società civile”. “Del resto – ha sostenuto padre Feytor Pinto – il cittadino non può essere separato in compartimenti, e le diverse istituzioni devono collaborare per organizzare buoni interventi pratici”. “La Chiesa stessa – ha concluso – non si deve limitare ad enunciare punti e fare raccomandazioni etiche, ma deve intervenire direttamente nel sostegno alle persone: non vogliamo altre teorie, c’è bisogno di entrare in azione”.