REPORTAGE DAL BANGLADESH
Uno dei modi per sottrarsi agli effetti dei cicloni e di altre calamità naturali sono i rifugi anticiclone, costruzioni a un piano sopraelevato in cemento armato, a forma di cuneo per smorzare l’impatto del vento. Nei locali interni, in situazioni di emergenza possono stare in piedi circa 1.500/2.000 persone. In Bangladesh ne sono stati costruiti 2000 ma il governo ne chiede altri 1000. La rete Caritas ne ha realizzati 222 negli anni, di cui 66 finanziati da Caritas italiana. Ora la rete internazionale vorrebbe costruirne altri 50, per questo la raccolta fondi continuerà anche durante il periodo natalizio.”La raccolta sta andando bene spiega Danilo Feliciangeli, dell’Ufficio Asia di Caritas italiana – ma servono ancora soldi per la prevenzione, ricostruzione e riabilitazione delle attività economiche. Sarebbe buono arrivare a raccogliere 1 milione di euro, soprattutto per coprire le spese dei rifugi”. Al termine della missione, Feliciangeli giudica positivo il lavoro svolto finora da Caritas Bangladesh, “efficiente e velocissima negli interventi. La situazione è sotto controllo e la gente non muore di fame, di sete o di malattie. Non c’è conflittualità sociale, tranne qualche piccolo episodio. Ma il problema vero è che i danni del ciclone hanno inciso su una situazione di forte povertà già esistente, peggiorandola”.”L’assistenza nelle emergenze non è sufficiente aggiunge – perciò bisogna lavorare molto sullo sviluppo. La maggiore carenza è quella abitativa, perché se le case sono ricostruite in lamiera e legno, ogni volta che c’è una catastrofe si rischia di distruggere tutto il lavoro precedente”.Caritas Bangladesh, spiega il direttore Benedict Alo Di Rosario, sta studiando programmi di abitazioni low cost , con “base in cemento, pilastri in acciaio e telaio rigido, con almeno un metro in muratura per ripararsi dalle alluvioni”. Per il momento è prevista la ricostruzione di 9.100 case. Tutto il programma Caritas in tre fasi durerà fino al 2009. Per informazioni e offerte: www.caritasitaliana.it(12 dicembre 2007)