PARLAMENTO UE
La tragedia del Darfur rievocata dal premio Sacharov 2007
“Sono qui per ricordare all’Europa e al mondo la tragedia della mia gente: per ricordare i 400mila morti e gli oltre due milioni di profughi” che da soli “raccontano la situazione attuale del Darfur”. SALIH OSMAN , avvocato e parlamentare sudanese, è arrivato martedì 11 dicembre nella sede dell’Europarlamento a Strasburgo per ritirare il Premio Sacharov “per la libertà di pensiero”. Il riconoscimento viene assegnato ogni anno a persone o organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani, della democrazia e della libertà di espressione nel mondo.DIFENSORE DEI DIRITTI E DELLA DIGNITÀ UMANA. Per l’edizione 2007 del “Sacharov”, i vertici dell’Assemblea Ue avevano candidato diverse personalità, fra cui i dissidenti cinesi Zeng Jinyan e Hu Jia e la giornalista russa Anna Politkovskaya (a titolo postumo) uccisa a Mosca dopo che aveva denunciato gli orrori della guerra cecena. Osman, nato nel Darfur, è esponente di una organizzazione sudanese contro la tortura e fornisce assistenza legale gratuita e aiuti alle vittime del confltto che da anni dilania il paese. Tra i suoi impegni principali vi è la raccolta di documentazione contro i criminali di guerra: il suo lavoro è stato di aiuto alla Corte internazionale per il riconoscimento della violenza sessuale quale crimine di guerra. Nel presentare in aula il vincitore del premio (cui vanno un attestato e un assegno da 50mila euro), il presidente HANS-GERT POETTERING ha spiegato: “Le vittime della tragedia sudanese conoscono bene il nome di Salih Osman, che ogni giorno rischia in prima persona battendosi per la difesa della dignità umana e per la giustizia”. La stessa famiglia dell’avvocato ha subito minacce e ritorsioni: “Anche per questa ragione – ha proseguito Poettering – insieme a Osman oggi siede qui, accanto a lui, sua moglie, che condivide le battaglie e la missione del marito”. “UNA FORZA INTERNAZIONALE IN SUDAN”. Prendendo la parola in emiciclo, Osman ha dapprima chiarito il quadro della realtà sudanese, “dove il governo sta attuando un vero e proprio genocidio”, “con una politica oppressiva”, senza alcun rispetto per le minoranze etniche religiose, come l’animista e la cristiana. Ha dunque insistito sul fatto che “nessuna risoluzione Onu ha trovato attuazione”, mentre “la gente continua a morire per le violenze inflitte dal governo di Khartoum”. Il relatore ha spiegato “che la situazione continua a peggiorare; muoiono i bambini, le donne vengono violentate e lo stupro è usato come arma di guerra. Ai milioni di sfollati non arrivano aiuti e viene meno la speranza nel futuro”. Osman ha dunque chiesto l’invio di una forza militare composta da soldati dei paesi Ue e da quelli dell’Unione africana. “Non bastano – ha aggiunto – le dichiarazioni dei leader politici europei: servono azioni risolutive per fermare i massacri. E poi occorre ripristinare la giustizia, senza la quale è impossibile costruire la pace”. “Vogliamo che l’Europa faccia pressione sul governo sudanese per permettere la presenza di forze internazionali”, ha affermato, per poi aggiungere: “Se la Cina si oppone nel Consiglio di sicurezza Onu a un intervento della comunità internazionale, bisogna procedere ugualmente, così come è accaduto anni fa in Kosovo”. L’impegno dell’Ue in Medio Oriente, in Iraq o Afghanistan “non può essere addotto come scusa per dimenticare questa regione dell’Africa. A meno che non vogliamo aspettare che i morti diventino un milione”. IMPEGNO PER LA GIUSTIZIA. Durante il suo intervento, Osman ha descritto le sofferenze imposte “alla mia gente, che è obbligata a lasciare le case, sapendo che non vi tornerà più. Costretta nei campi profughi, senza alcuna possibilità di una vita normale”, fra povertà, fame, malattie, pressioni da parte dei soldati, “che continuano a bombardare e a sparare”. Ha quindi spiegato di voler proseguire il suo “impegno per la giustizia”, in quanto “nessuno dei responsabili di questa pulizia etnica ha finora risposto davanti alla legge. Nel mio paese si è instaurata una cultura della impunità totale”. “Nel 2009 – ha detto l’oratore – si dovranno svolgere le elezioni in Sudan. Io mi auguro che siano libere, giuste e che l’esito del voto popolare sia rispettato”. Osman, dopo aver raccolto un lungo applauso dell’Assemblea, parlando con i giornalisti ha aggiunto: “La sofferenza umana non può essere dimenticata come è avvenuto al vertice di Lisbona tra Ue a Africa”. Un tema così importante, uno “sterminio di queste proporzioni doveva essere inscritto all’ordine del giorno” del summit svoltosi lo scorso fine settimana nella capitale portoghese. Per l’avvocato africano, l’Europa deve “rendersi conto delle sue responsabilità morali e politiche di fronte al genocidio in atto” nella regione sudanese e intervenire “senza aspettare oltre”. Infine, prima di lasciare la sede dell’Europarlamento, Osman ha dedicato il premio appena ricevuto “al Darfur, al Sudan, all’Africa, alle vittime delle violenze e a quanti si battono nel mondo per la tutela dei popoli”.