Germania: la Chiesa non è contro la scienza

Maggior responsabilità nella biotecnologia a favore delle nuove generazioni: questo il monito del vescovo di Rottenburg-Stoccarda, mons. Gebhard Fürst. “Un’epoca che si adopera per adottare la fattibilità come criterio massimo, perde il proprio orientamento e diventa presto una ‘storia impietosa’ tra forti e deboli, perfetti, disabili e paria” ha dichiarato il 10 dicembre a Vallender, in occasione delle celebrazioni per la Facoltà di filosofia e teologia. Fürst ha ribadito che nella sua attività a favore della “sacralità della vita umana”, la Chiesa “non è ostile alla scienza o alla ricerca”: “al contrario, ci aspettiamo dai ricercatori che si adoperino affinché le gravi malattie del nostro tempo diventino curabili”, ha sottolineato. “Tutte le tecnologie che non distruggono o mettono a repentaglio la vita umana, anche nel suo stadio iniziale, sono eticamente accettabili”. “La Chiesa non è contraria alla ricerca ma a favore della vita”, ha affermato: “Per questo essa è a favore delle biotecnologie, laddove esse rispettino e promuovano la dignità umana. La ricerca genetica e la biogenetica possono diventare una maledizione, ad esempio se gli scienziati cedessero alla tentazione di voler produrre un nuovo essere umano perfetto”. “In futuro, l’umanità conoscerà e potrà fare ancora molto di più”, ha aggiunto. “Tuttavia, la questione è se l’essere umano voglia davvero conoscere tutto e se la sola fattibilità sia determinante per decidere cosa sia possibile fare. Rispetto a queste domande, la Chiesa è dalla parte dell’umanità e dell’inviolabilità dell’essere umano”.