Il dialogo con il Patriarcato di Mosca

“Con il Patriarcato di Mosca siamo pronti per un dialogo sui temi ecclesiologici” ha dichiarato in questi giorni Igor Kowalewski, segretario della Conferenza episcopale russa, sottolineando che la Chiesa è pronta a dialogare con gli ortodossi non solo a livello di relazioni tra il Vaticano e il Patriarcato di Mosca ma anche a livello locale, nella stessa Russia. Kowalewski ha rilevato che “le discussioni ecclesiologiche costituiscono il tema attuale di discussione non solo tra le diverse Chiese cristiane. Anche all’interno della Chiesa ortodossa si discute sui cosiddetti territori canonici delle varie e autonome Chiese ortodosse”. L’affermazione, nei giorni scorsi, del metropolita di Smolensk e di Kaliningrad Kirill, “rifiuteremo sempre l’esistenza sul territorio della Russia delle diocesi cattoliche considerandole una sfida nei confronti dell’idea comune a tutti noi di fedeltà al principio territoriale del potere ecclesiastico”, secondo il rev. Kowalewski prova la necessità di “un serio dialogo a livello teologico”. Il segretario dell’episcopato russo ha espresso l’auspicio che la Chiesa ortodossa russa comprenda che l’erezione sul territorio dell’ex Urss, da parte di Giovanni Paolo II nel 2002, delle diocesi in sostituzione delle amministrazioni apostoliche “non era né segno del proselitismo della Chiesa cattolica sul territorio della Russia, né di minaccia contro la Chiesa ortodossa”. Commentando le parole del metropolita Kirill, mons. Jerzy Mazur, ordinario della diocesi di Elk in Polonia, fa presente che i cattolici in Russia “sono discendenti di deportati, di proscritti o di persone che ai tempi delle riforme agrarie degli zar si sono stabilite nelle regioni orientali dell’impero. Persone di nazionalità diverse: in gran parte polacchi, ma anche tedeschi, lituani, bielorussi, ucraini e coreani”. Mons Mazur rileva che “oggi la Chiesa cattolica ha l’obbligo di assicurare loro assistenza spirituale” e ribadisce che “in quanto vittime di persecuzioni, la Chiesa deve aiutarli a tornare alla fede dei padri”. Secondo mons. Mazur “proprio questo è il ruolo che la Chiesa svolge in Russia” e – a suo parere – “non si può parlare di proselitismo “. Per il presule bisogna considerare il problema del territorio canonico “non dal punto di vista geografico bensì quello antropologico” perché “oggi, i confini dei territori canonici non passano lungo un fiume o una catena di montagne, ma attraverso il cuore. Si può parlare solo delle radici spirituali e della religiosità di una persona. E considerando il diritto alla libertà religiosa, se qualcuno vuole conoscere Cristo, e far parte della Chiesa cattolica, non si può negarglielo. Non si può dunque parlare né di proselitismo né di territori canonici”.