RASSEGNA DELLE IDEE
“The pastoral review”: islam e cristianesimo in Gran Bretagna
“Negli ultimi 400 anni forti venti hanno soffiato sul cristianesimo in Europa, indebolendone la fede e le istituzioni” afferma JOSEPH SEFERTA , membro della Commissione arcidiocesana di Birmingham per il dialogo interreligioso, dalle colonne del numero di novembre-dicembre 2007 del bimestrale britannico “The pastoral review”. In una riflessione su cristianesimo e islam in Gran Bretagna, Seferta rileva che il “declino del cristianesimo” ha causato un “gap religioso” che “l’islam sta colmando con successo”; prova ne sono “le conversioni di migliaia di ex cristiani”. In Gran Bretagna vi sono quasi 1 milione e 700mila musulmani e si contano circa 1.300 moschee.ANALOGIE E DIFFERENZE. “Tra cristianesimo e islam – evidenzia Seferta – vi sono sorprendenti analogie, come pure sostanziali differenze. Entrambi condividono la fede in Dio, in una sacra scrittura, nella preghiera, nel digiuno e nell’elemosina, nell’esistenza di angeli e demoni, nel giudizio e nella vita dopo la morte”; entrambi ammettono “l’importanza dei profeti, tra i quali Gesù (Isa in arabo), nato miracolosamente da Maria”. Tuttavia, precisa l’esperto, esistono “differenze inconciliabili” che sono, “fondamentalmente, il rigetto da parte dell’islam della Trinità e il non riconoscimento della divinità di Cristo”. Per lo studioso, “mentre le altre religioni e i gruppi etnici generalmente si integrano con una certa facilità nella società e nella cultura britannica, la maggior parte dei musulmani incontra difficoltà. Forse per il timore di perdere la propria identità e, in particolare, la purezza della fede”. Anche i non musulmani, da parte loro, “sono colpevoli di non mescolarsi con i vicini musulmani”, mentre una migliore conoscenza reciproca “costituisce l’unico modo per sconfiggere il timore, l’ignoranza e il pregiudizio”. Un ulteriore problema “è l’elevato livello di povertà e analfabetismo tra i gruppi originari del Pakistan e del Bangladesh; elemento che può creare rabbia e amarezza nei giovani e può costituire un terreno fertile per fanatici e terroristi”. Nonostante l’esistenza di “alcuni razzisti, la grande maggioranza della popolazione britannica è per sua natura tollerante e ospitale verso tutte le minoranze, musulmani inclusi”. “Possiamo affermare con certezza – rileva Seferta – che in questo Paese i musulmani godono di libertà e privilegi che nelle loro terre d’origine, dove le minoranze cristiane non hanno alcun diritto, potrebbero soltanto sognare”.ISLAM RADICALE. “Militanti, estremisti, fanatici, fondamentalisti, jahidisti, i musulmani radicali costituiscono una reale minaccia per la pace e la sicurezza in Gran Bretagna come nel resto del mondo – osserva l’esperto -. Ancorché pochi radicali diventino bomber-suicidi, la loro ideologia è la stessa, fondata sull’odio del cristianesimo, del giudaismo e della cultura occidentale, e sul desiderio di convertire la Gran Bretagna e l’Occidente all’islam”, come dimostrano “i numerosi imam noti come predicatori dell’odio”. Traendo vantaggio “per mettere in pratica i loro propositi dalla nostra società libera, dalle nostre istituzioni democratiche e dalle nostre leggi liberali”, i musulmani radicali “si stanno gradualmente infiltrando nella politica, nell’istruzione e nei media, consolidando così la loro influenza e il loro potere”, mentre “quasi la metà delle moschee e il 40% delle madrasse del nostro Paese sono gestire da radicali appartenenti alla setta Deobandi, originaria dell’India settentrionale e da cui è nato il movimento dei talebani in Afghanistan”. Di fronte a queste sfide Seferta si dice “non sicuro di quanto siano ben attrezzate le Chiese cristiane. Innanzitutto, la maggior parte dei cristiani, tra i quali molti rappresentanti del clero, non ha alcuna familiarità con l’islam. In secondo luogo, il cristianesimo” britannico “ha tristemente smarrito la forza morale e spirituale di un tempo, e si trova a fronteggiare una religione più giovane e molto più vigorosa che sta minacciando di sostituirlo”. “Noi cristiani – constata – abbiamo perduto troppi giovani e siamo troppo ostacolati dalla correttezza politica per fare realmente la differenza nella sfera pubblica”. LA VIA DEL DIALOGO. Solo il dialogo, rileva l’esperto, “può aumentare la comprensione e la fiducia reciproca in vista della cooperazione e della pacifica convivenza”, e già ora “in Gran Bretagna ve ne sono esempi a tutti i livelli”. Quanto al terrorismo e ai bomber-suicidi, “si tratta di un fenomeno con cui le autorità devono ovviamente fare i conti, ma nella mia opinione è soprattutto un problema dell’islam che va risolto dai musulmani stessi”. Per Seferta, “i moderati devono affrontare i radicali e convincerli che la risposta non si trova nell’odio e nella violenza, bensì nel dialogo e nella cooperazione, e che essi possono essere al tempo stesso buoni musulmani e buoni cittadini britannici”. “Noi cristiani – conclude – possiamo svolgere un ruolo positivo tentando di sostenere i musulmani moderati nella rivendicazione del ritorno ad un elevato livello religioso”.