TAIZÉ

La speranza nei giovani

In 40mila sono attesi a Ginevra per l’incontro europeo di fine anno

Capacità di ascolto nelle situazioni di conflitto, impegno e attenzione “per un’equa ripartizione dei beni della Terra”, vicinanza ai poveri e capacità di “arrivare fino al perdono”. Sono questi i temi che faranno quest’anno da sfondo all’incontro europeo dei giovani promosso dalla comunità ecumenica di Taizé a Ginevra dal 28 dicembre al 1 gennaio 2008. Sono attesi 40 mila giovani di cui 30 mila provenienti da tutta Europa. Al loro arrivo riceveranno una lettera scritta da frère Alois in Bolivia durante un incontro di giovani latino-americani. La lettera termina con 4 domande che aprono ai temi dell’ascolto e del perdono e che saranno al centro degli scambi e della condivisione che avranno luogo il mattino presso i 160 punti di accoglienza e il pomeriggio durante i 25 incontri di riflessione presso il Palexpo. L’incontro è preparato insieme con le Chiese cattoliche e protestanti della Svizzera e, come gli altri anni nelle città europei che hanno ospitato l’evento, i giovani saranno alloggiati presso le migliaia di famiglie di Bellegarde a Yverdon-les-Bains e di Ginevra a Montreux.LA PAROLA DEL PAPA. “Essere artefici del perdono tra i fratelli e costruire un mondo riconciliato”. Questa la consegna che papa Benedetto XVI fa ai giovani di Taizé. In una lettera inviata per esprimere la sua “prossimità spirituale”, per questa “nuova tappa del pellegrinaggio della speranza sulla terra lanciata da frère Roger”, Benedetto XVI invita i giovani ad “aprire nuovi cammini di speranza”, ma ricorda: “solo Cristo ci dona la chiave della vera speranza, della speranza che supera tutte le piccole speranze che possiamo avere”. “Possa la vostra fiducia in Dio suscitare in voi la speranza e aiutarvi a cambiare il mondo, fondandovi sui valori evangelici, in particolare sul perdono, la punta fine dell’amore perché colui che perdona non si ferma all’errore commesso ma apre un avvenire nuovo. Se la pace è frutto della giustizia, essa lo è ancor di più del perdono che sprona alla riconciliazione vera tra coloro che ieri si sfidavano o si opponevano, permettendo loro di fare la strada insieme”. I LEADER MONDIALI AI GIOVANI. Come ogni anno, anche quest’anno l’incontro di Taizé è stato salutato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, dal Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, dal Patriarca Alessio II di Mosca,dall’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, e dal Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. Dai loro messaggi, emerge uno spaccato di come i leader spirituali e civili del mondo guardano alle nuove generazioni. BAN KI-MOON scrive: “Ovunque sia stato, e tra i numerosi giovani che ho incontrato, ho scoperto un sentimento comune: un desiderio universale di pace e prosperità. Ma, troppo spesso, ho scoperto che coloro che aspirano a queste cose soffrono ugualmente degli stessi pregiudizi. Tutti hanno paura di chi è diverso da loro: un’altra etnia, un altro colore della pelle, altre tradizioni culturali o linguistiche e, soprattutto, un’altra religione”. “Oggi è urgente affrontare questa preoccupante tendenza. Abbiamo bisogno di ricostruire ponti e di impegnarci in un dialogo interculturale costruttivo, che insista su valori e aspirazioni comuni. Come giovani credenti, voi siete tutti idealmente coinvolti in questo processo”. Gli fa eco, il Patriarca BARTOLOMEO di Costantinopoli sottolinea che: “Il posto dei giovani che desiderano vivere il Vangelo nella società contemporanea non è facile. Viviamo in un’epoca dove regna un relativismo dei valori. Spesso i giovani si confrontano con la menzogna”. E l’Arcivescovo di Canterbury, ROWAN WILLIAMS , nel suo ricco messaggio ricorda le parole di Etty Hillesum, giovane intellettuale ebrea uccisa ad Auschwitz a soli ventisette anni: “Nel momento in cui affrontava la possibilità della deportazione e della morte, scriveva di sentire che il suo compito era di “testimoniare che Dio era vivente” “anche in mezzo all’orrore ed alla follia dell’epoca nazista”. “Queste parole ancora mi assillano, perché danno una delle più autentiche ed esigenti definizioni della fede all’epoca moderna. Avere la fede è voler vivere in modo da mostrare che Dio è vivente”.APPELLO ALLA UNITÀ DEI CRISTIANI. “Affinché i cristiani siano fermento di pace nell’umanità, non possono rimandare oltre una riconciliazione fra di loro”. Inizia così l’appello alla “riconciliazione dei cristiani” di frére ALOIS che sarà consegnato ai giovani al loro arrivo a Ginevra perché se ne facciano promotori presso le loro Chiese una volta tornati a casa. “Come trasmettere a tutti la pace di Cristo restando eparati? Non sprechiamo più tante energie nelle opposizioni fra cristiani, talvolta all’interno delle nostre confessioni! Ritroviamoci più spesso insieme alla presenza di Dio nell’ascolto della Parola, nel silenzio, nella lode”. “Aumenterà allora il desiderio di fare insieme tutto ciò che si può fare. Ciò che ci unisce è più importante di ciò che ci separa: lasciamo trasparire questa realtà attraverso la nostra vita!”.