KOSOVO

Per i diritti di tutti

Preoccupazioni e attese della Chiesa cattolica

Il 10 dicembre è scaduto il termine ultimo dei negoziati tra kosovari e serbi sul futuro assetto del Kosovo, mentre si profila imminente la proclamazione unilaterale dell’indipendenza della regione di Pristina dalla Serbia. Oggi, 14 dicembre, la questione verrà affrontata al vertice in corso a Bruxelles, e la prossima settimana sarà oggetto di esame da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Favorevoli all’indipendenza del Kosovo gli Usa e la maggior parte dei Paesi Ue, tranne Spagna, Slovacchia, Grecia e Cipro. Fortemente contraria la Serbia, appoggiata dalla Russia, sua storica alleata. Sul futuro dell’area e sulle attese della popolazione abbiamo raccolto il parere di mons. Dodë Gjergji, amministratore apostolico del Kosovo (Pristina), e di padre Marjan Marcu, missionario cattolico albanese in Svizzera.Padre Marjan, quali sono le attese della popolazione del Kosovo?“Nel Kosovo vivono circa 2 milioni di abitanti, dei quali oltre il 90% è rappresentato da albanesi. Gli albanesi kosovari desiderano uno Stato indipendente e vogliono decidere da soli sul proprio futuro. Durante il periodo della guerra in Kosovo (1999), quasi tutti gli albanesi presenti in questa nazione sono stati espulsi dai serbi. Mi chiedo: sarà possibile vivere insieme con coloro che in precedenza ci hanno espulso? Dalla fine della guerra nel giugno del 1999, il Kosovo è amministrato dall’Unmik (United Nations interim administration mission in Kosovo, forza internazionale di pace dell’Onu e truppe Nato). Per mantenere l’ordine pubblico e la sicurezza sono impegnate in prima linea le forze internazionali, la polizia dell’Unmik e Kfor (Kosovo force). Quale ruolo svolgono le comunità religiose in Kosovo e come si presenta la loro situazione?“Le comunità religiose potrebbero svolgere un ruolo determinante ai fini della pace in Kosovo. Nella regione vi sono tre grandi comunità religiose: la comunità islamica, circa il 90%, la comunità cattolica romana, circa 6omila fedeli, e la comunità ortodossa serba, circa 100mila aderenti. La Chiesa ortodossa serba è una chiesa autocefala, quindi è anche una chiesa nazionale e strettamente legata allo Stato. La Chiesa cattolica è organizzata in una diocesi e ha 24 parrocchie. Durante il conflitto, la Chiesa cattolica ha sempre cercato di essere un ponte di contatto, di svolgere un ruolo di cerniera tra le parti”.L’Europa non ha una posizione unanime sulla questione: quale contributo potrebbe offrire per la pace in questa regione?“Gli Usa e gran parte degli Stati europei sono a favore dell’indipendenza del Kosovo. Solo alcuni Paesi, due o tre, sono invece contrari a tale processo. Ribadisco tuttavia che devono essere i kosovari, e solo loro, a decidere sul proprio futuro. Nessuno può costringerli a vivere insieme a qualcuno contro la loro volontà”. “La Chiesa cattolica ha seguito con grande attenzione, passo dopo passo, gli avvenimenti sociali e politici nei Balcani, sopratutto negli ultimi due decenni, quando i popoli, uniti nella Federazione comunista contro la loro volontà, volevano liberarsi di questa unità imposta e unirsi ai popoli liberi della Unione europea. Queste aspirazioni dei diversi popoli nella ex-Jugoslavia, sono state purtroppo considerate come un elemento negativo, sia dalla Serbia che dalle istituzioni internazionali, e non come nuova possibilità di creare buoni rapporti tra loro. A causa di questo comportamento, ancora una volta nella ex-Jugoslavia i popoli sono stati pronti ad investire la propria vita per la libertà, con il risultato di innumerevoli vittime, crimini di ogni sorta e distruzione dei Paesi. Di questa tragedia dobbiamo tutti sentirci un po’ colpevoli, soprattutto quelli che avrebbero potuto fermare in tempo la macchina dell’odio e della guerra che ha prodotto solo morte. Adesso ci troviamo nella fase finale di questo dramma nei Balcani, in attesa della definizione dello statuto del Kosovo. Ciò significa che il popolo del Kosovo sta realizzando il suo diritto di essere libero e di prendere in mano il proprio futuro, e noi riteniamo che la maggioranza dei popoli liberi sia pronta a riconoscere questo diritto ai cittadini kosovari. La Chiesa Cattolica in Kosovo sta pregando senza sosta affinché questa situazione si risolva in modo pacifico e nel rispetto reciproco. Noi pensiamo che l’indipendenza, sotto il controllo di una missione civile dell’Ue sia il massimo compromesso che hanno potuto accettare gli albanesi. La Chiesa, come ha saputo difendere i diritti degli albanesi nel passato, continuerà anche in futuro a difendere i diritti dei serbi e delle altre minoranze presenti nel nuovo Stato del Kosovo”.Dode Gjergji amministratore apostolico Kosovo