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Una risposta importante anche per l’Europa
Il contatore segna la cifra record di 183 giorni di crisi e non sembra fermarsi. Non si sa più che dire. Tutte le soluzioni sono state valutate, alcune sono state messe in pratica.Ogni cittadino vi ha messo i propri sentimenti, le proprie giustificazioni, i propri desideri… I politologi hanno analizzato tutto questo con saggezza e i giornalisti hanno scritto editoriali di tutti i toni.Il bilancio rischia di essere assai pesante. Tanto nel nord che nel sud del Paese, l’immagine del Belgio ne riceve un brutto colpo (per non parlare di quello che subisce la sua immagine all’estero).La tensione tra le due comunità non è mai stata così viva, ancor meno a livello politico. Ma soprattutto l’incomprensione o, più precisamente, il fraintendimento. Le due parti del Paese si sono evolute in direzioni talmente opposte che non ci si capisce più, che si dialoga con registri diversi e si attribuiscono ad altri dei sentimenti, delle intenzioni che essi probabilmente non hanno. E c’è forse qualcosa di ancora più grave: lo spettacolo di una classe politica che non riesce a realizzare quello per cui è stata eletta: far funzionare il Paese.Il cittadino comune può avere l’impressione che sia tutta una questione di dérapage verbali (l’ultimo è quello della Radio des Mille Collines), di simpatie o di antipatie personali tra i vari dirigenti (il “combattimento tra galli” di Milquet e Reynders), di preoccupazioni elettorali esagerate, di corsa al potere…Il “belga medio” si sente assai mal rappresentato. Pochi si riconoscono nei propri eletti. E chi eleggere?La democrazia appare sempre più come una partitocrazia e il re stesso ne è prigioniero.Bisogna tuttavia provare a restare sopra la mischia, cosa che è perfettamente riuscita al cardinal Danneels in occasione della festa della Dinastia del 15 novembre. “Nella lettera ai Filippesi, San Paolo aggiunge questa parola sorprendente. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso (2,3). Non oso quasi dirlo in questa situazione. Ma poiché lo dice San Paolo…”.Ribadiamo che la sfida è anche altamente simbolica : in un mondo globalizzato, che cerca la propria unità, saremo noi un segno di solidarietà?A rischio di apparire eccessivamente ottimista, l’enciclica del Papa sulla speranza cade perfettamente a proposito.