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Slovenia: nell’area Schengen e alla presidenza Ue
L’imminente entrata della Repubblica di Slovenia e di altri Paesi (Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia) nell’area Schengen è per tutta l’Europa un passo di straordinaria importanza, oserei dire un evento senza precedenti.Siamo di fronte ad una pagina memorabile della nostra storia contemporanea ed europea. Questo può sembrare ovvio e per certi versi banale. A pensarci bene, però, non lo è, perché dopo la caduta simbolica e reale del Muro di Berlino assistiamo finalmente alla caduta di quei confini: ciò di fatto segna la fine della famigerata cortina di ferro che divideva il mondo occidentale da quello orientale, che divideva i popoli con la democrazia da quelli in cui vigeva il regime comunista. Il libero mercato non basta, questo è importante ribadirlo anche oggi, quando si aprono le frontiere soprattutto ai popoli slavi che tanto hanno sofferto sotto il comunismo. La libera circolazione della gente e la caduta dei confini che tra Slovenia e Italia significa anche la demolizione delle caserme e dei valichi confinari; vuol dire altresì il ripristinare le vecchie vie, strade, sentieri che nella storia sono stati percorsi da milioni di persone di varie etnie ma sono stati chiusi dopo la seconda guerra mondiale. Se è vero, come dicono gli storici, che l’ uomo dalla storia nulla impara, è anche vero che stiamo assistendo, almeno tra Slovenia e Italia, a un ritorno nel passato: in special modo nell’area che comprende tutta la Repubblica di Slovenia, la regione italiana Friuli Venezia Giulia e anche una parte dell’Ungheria e dell’Austria.Quest’area faceva parte del patriarcato di Aquileia e il cardinale sloveno Franc Rodé, che svolge in Vaticano la funzione di prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, non si stanca mai di ripetere a nome del popolo sloveno di essere profondamente grato alla Chiesa di Aquileia perché ha portato la fede cristiana agli sloveni con rispetto per la libertà personale e per la loro lingua. Lo stesso card. Rodé sottolinea anche che è stata la Chiesa di Aquileia che ha portato agli sloveni, e non solo, la civiltà cristiana ed europea. Riscoprire dunque il passato e la nobiltà del cosiddetto “spirito di Aquileia” per capire meglio l’attuale situazione in Europa, ma anche le radici comuni europee che sono profondamente cristiane. Sebbene oggi è difficile trovare un politico europeo ben formato che si dichiari apertamente cristiano, sono proprio le radici cristiane quelle che sono rimaste vive fino ad oggi. Non sorprende, perciò, il fatto che sono stati i vescovi del Friuli Venezia Giulia i primi a salutare l’ entrata della Slovenia nell’Ue e non sorprende il fatto che sono stati l’arcivescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni, ed il suo collega sloveno della diocesi di Koper-Capodistria, mons. Metod Pirih, a pregare insieme a Kostanjevica – Castagnevizza, la scorsa domenica, per il bene di tutti i popoli del goriziano nella Chiesa che unisce le città gemelle Gorizia e Nova Gorica.La Repubblica di Slovenia presiederà da gennaio per sei mesi all’Ue: questo è un altro un fatto significativo che apre nuove prospettive per l’integrazione europea. Il governo dell’ attuale premier Janez Jana ha già detto di volere continuare il dialogo con i Paesi balcanici e aiutarli nell’avvicinamento all’Ue con l’importante aiuto dell’Italia. La Croazia, la Bosnia ed Erzegovina, la Serbia, il Montenegro, la Macedonia sono Paesi che prima o poi faranno parte dell’Unione europea. Ci sono difficoltà, anche importanti come ad esempio il Kosovo, ma vanno superate, sottolineano a Lubiana, dove sono convinti che è proprio l’integrazione europea la via maestra da seguire per costruire un avvenire più consono alla tradizione cristiana.