Diminuisce il numero di cristiani, cresce la ricerca di un senso della vita: questo l’ambivalente risultato di uno studio sull’evoluzione sociologica del cristianesimo in Austria. Il lavoro, presentato a Vienna nei giorni scorsi da Josef Höchtl, presidente della Società austriaca per la comprensione tra i popoli, evidenzia il calo costante del numero di cristiani dalla fine degli anni Sessanta, pur rilevando un numero maggiore di giovani che credono in Dio. “Ma ciò non è necessariamente legato all’appartenenza alla Chiesa”, ha puntualizzato Höchtl, esortando i cristiani a mostrare una maggior presenza e volontà di difendere le proprie convinzioni di fede. “È necessario un maggior coraggio nel dichiarare pubblicamente la propria fede”, ha spiegato. Nel 1946, i cattolici in Austria erano quasi sei milioni, il 90 per cento della popolazione. Nel 2006 erano 5,63 milioni, ma solo oltre il 70 per cento. Per contro, è stato registrato un aumento sostanziale degli aconfessionali, da 264.014 nel 1951 a 963.263 nel 2001, la gran parte dei quali vive nella capitale. Secondo lo studio “European Social Survey”, i dati dell’Austria sono comunque nella media Ue. Ma il confronto con i Paesi extraeuropei mostra, secondo Höchtl, che “molte parti dell’Europa, tra cui anche l’Austria, sono diventate oramai terre di missione”. Ciò non deve essere tuttavia motivo “per ritirarsi pavidamente, quanto piuttosto di sentirsi interpellati come singoli cristiani su quando si può fare nel proprio ambiente per far rientrare la fede nella coscienza sociale”, ha aggiunto. “In considerazione della crescente mancanza di orientamento sociale, occorre una Chiesa forte che offra un senso e un aiuto nelle questioni della vita, in grado di offrire anche la solidarietà come modello alternativo rispetto ad un mondo sempre più egoista”, ha spiegato. Un dato incoraggiante, viene comunque dai giovani: lo studio sui valori dei giovani, condotto nel 2006, registra un incremento di giovani che dichiarano di credere Dio. “Un segnale chiaro della ricerca di senso e valori”, ha dichiarato Höchtl. Pertanto, occorrerebbe riportare al centro delle lezioni di religione “le basi della fede cristiana” e offrire lezioni obbligatorie di etica per gli aconfessionali o per gli studenti non iscritti alle lezioni di religione.