Le Chiese tedesche hanno criticato la politica di esportazione delle armi da parte del governo federale: “La tendenza ad un aumento delle esportazioni di armi perdura ininterrottamente”, ha dichiarato a Berlino il 17 dicembre Karl Jüsten, presidente cattolico della Conferenza comune Chiesa e Sviluppo (Gkke). Jüsten ha sottolineato l’incremento delle autorizzazioni all’esportazione di armi da 1,5 miliardi a 7,7 miliardi di euro nel 2006 rispetto all’anno precedente. Da parte sua, il vice-presidente protestante del Gkke, Stefan Reimers, ha deplorato la mancanza di trasparenza nelle esportazioni belliche. Le critiche di cattolici e protestanti sono state respinte dal governo Merkel, il cui portavoce, Ulrich Wilhelm, ha ribattuto che la Germania “applica una prassi di approvazione molto restrittiva” in materia, aggiungendo che tali esportazioni “rappresentano solo lo 0,15% di tutto l’export”. Diversa l’analisi di Jüsten, secondo cui tra le maggiori cause dell’incremento delle esportazioni vi è la “crescente cooperazione in Europa per quanto concerne gli armamenti e il livello elevato riconosciuto ai produttori tedeschi”. “Poiché non è possibile escludere che materiale bellico con componenti tedeschi giunga ai Paesi in via di sviluppo, questa prassi è discutibile”, ha affermato. Secondo le stime del Gkke, la quota di forniture belliche tedesche ai Paesi in via di sviluppo si attesta ad oltre il 20% sul totale dell’export bellico; secondo il governo, la quota sarebbe invece del 9,5%. L’autore della relazione del Gkke, Bernard Moltmann, ha criticato le esportazioni ancora effettuate in aree di crisi: “Sono problemi soprattutto le forniture belliche in Paesi in cui i diritti umani non sono rispettati e che si trovano in aree di tensione”, eludendo il codice di comportamento dell’Ue che vieta queste operazioni. Stando ai dati del Gkke, circa il 95% delle armi utilizzate nei conflitti in Africa è di provenienza extra-africana. “Dal punto di vista dei criteri etici, le forniture belliche a Paesi in via di sviluppo sono inaccettabili e mettono a nudo il dilemma della politica tedesca delle esportazioni belliche”, ha dichiarato Jüsten. Le carenze a livello politico emergono, secondo Reimers, anche dal fatto che il Bundestag tedesco ha discusso gli ultimi tre rapporti del governo sulle esportazioni in assenza di molti parlamentari.