UMBRIA

Tra la lode e la critica

Una legge sugli “ecomusei”

Una legge sugli “ecomusei”: il provvedimento è stato approvato a maggioranza (16 sì e 6 astensioni) dal Consiglio regionale l’11 dicembre 2007 ed è volto alla finalizzazione, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale-ambientale-etnologico dell’Umbria. L’opposizione si è astenuta, giudicando carente e inefficace la copertura finanziaria della norma. La legge tenta di superare il concetto tradizionale ed asettico di museo, inteso come luogo chiuso dove esporre opere d’arte – e soprattutto testimonianze della cultura materiale – isolandole dal contesto originario, e favorisce la diffusione degli Ecomusei quali strumenti per tramandare, valorizzare e rafforzare i legami museo-comunità e uomo-territorio.La differenza tra un museo ed un ecomuseo è che il primo si basa su una collezione, non può prescindere da un immobile ed è di proprietà pubblica; il secondo si basa, invece, su un patrimonio, si articola in un determinato territorio (inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato) ed è di proprietà della popolazione.La definizione sulla quale lavora il Laboratorio ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio. Saranno, infatti, le singole comunità locali ad istituirli coinvolgendo nella gestione le Province competenti, i comuni singoli o associati, le comunità montane, o altri organismi pubblici e privati creati per questo scopo. Tra le particolarità della proposta di legge, che auspica uno stretto legame con il sistema Parchi, è previsto un “Comitato tecnico-scientifico” cui spetta di valutare la rispondenza dei richiedenti ai criteri e alle caratteristiche degli Ecomusei e un Forum degli operatori inteso come sede di dibattito, di elaborazione di proposte e di scambio, anche con altre regioni.Peculiarità e ricchezze. “La caratteristica dell’Umbria è che, pur in un ambiente geografico alquanto ristretto, presenta una profonda ricchezza paesaggistica, di tradizioni, di opere d’arte di una densità non comune”. Così si esprime mons. Giampiero Ceccarelli, delegato della Conferenza episcopale umbra per i beni culturali ecclesiastici. “Le opere più significative sono note e fruibili anche quando sono fuori dell’ambiente che le ha commissionate o prodotte. C’è, però, tutta una rete di patrimonio ‘minore’ che va dalle tradizioni popolari, a particolari modi di celebrare festività, alla cura stessa dell’ambiente che rischia di andar perduta con gli spostamenti della popolazione dai centri montanti alle città, verificatisi a partire dalla seconda guerra mondiale”. Spesso, continua mons. Ceccarelli, “le varie aree dell’Umbria presentano peculiarità che sono autentiche ricchezze e potenziali risorse: penso ai dialetti, alla cucina, ai cicli delle festività, che se decontestualizzate dall’ambiente in cui si sono sviluppate, perdono gran parte del loro significato e del loro ‘sapore’. Il progetto ‘Ecomusei’, promosso dalla Regione, pur ancora senza finanziamenti, è tuttavia lodevole perché si pone il problema di identificare, salvaguardare e trasmettere l’identità del territorio. Con questo nuovo impulso – conclude il sacerdote – è possibile evitare il rischio del ‘non sapore’ culturale ed ambientale che sta coinvolgendo anche l’Umbria”.Inutili carrozzoni. “Non condivido il progetto degli ‘ecomusei’, in quanto sono parole da vocabolario degli Accademici della Crusca. Penso, invece, sia utile spiegare alla gente cosa sia semplicemente un museo. Mi rifaccio alla frase di Giovanni Tommaso di Lampedusa, quando nella sua opera ‘Il Gattopardo’ afferma: ‘tutto deve cambiare perché nulla cambi'”. E’ il pensiero di Giuseppe Guerrini, storico dell’Umbria, con particolare interesse per la storia della Chiesa ed Istituzionale. “La vivibilità di un museo – prosegue lo storico – non è data dal prefisso eco, ma deve scaturire dalla politica culturale dello Stato, della Chiesa e degli altri enti istituzionali. I musei, vorrei sottolineare, appartengono da sempre alla comunità che li ha creati nei secoli”. Per Guerrini, “questi ‘ecomusei’, quindi, sono degli inutili carrozzoni, creati da enti che poco si sono adoperati per la cultura e che non hanno fatto crescere la gente nella cultura. Già è difficile far vivere i musei esistenti, figuriamoci gli ‘ecomusei'”. Di qui la proposta: “Investiamo, invece, i soldi pubblici per far vivere quelli esistenti nella nostra Regione, troppo spesso privatizzati. Aprire nuove strutture della memoria senza far crescere la cultura della gente, non aiuta la società a proiettarsi nel futuro”. “Anziché creare nuovi nomi – conclude Guerrini – sarebbe più saggio investire soldi per studi e ricerche, finalizzati alla conservazione materiale del ricco patrimonio culturale, orale e documentale del nostro territorio umbro”. a cura di Francesco Carlini(21 dicembre 2007)