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“Spe salvi” e futuro dell’Europa
“Spe salvi”, la nuova enciclica di Benedetto XVI, che per tante persone, ha illuminato il periodo dell’Avvento, è un inno alla speranza cristiana che continua nell’anno appena iniziato. È un messaggio indirizzato anche alla cultura europea, a questa cultura che si vuole affrancata, qualcuno dirà liberata, da Dio. Per questa ragione il pontefice ricorda le grandi illusioni della modernità che hanno portato ai drammi umani più inauditi durante il secolo scorso. E ne traccia con chiarezza l’itinerario europeo dall’Illuminismo settecentesco al marxismo. Il Papa si ferma a lungo sull’analisi del marxismo che voleva portare alla luce, anche in Europa, un nuovo mondo, ma che ha “lasciato dietro di sé una distruzione desolante”. La ragione viene dal fatto che Marx “ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che, una volta messa a posto l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l’uomo, infatti, non è solo il prodotto di condizioni economiche è possibile risanarlo solamente dall’esterno creando condizioni economiche favorevoli”. E sappiamo bene che, come lo dice tutta la dottrina sociale della Chiesa, che la proprietà collettiva dei mezzi di produzione non contiene in sé nessuna garanzia di efficacia economica e sociale, al contrario: porta alla coercizione, ai controlli, alla cultura del sospetto e, alla fine, alla dittatura che disprezza la persona umana. C’è una grande parte di Europa che porta ancora i segni.”Non è la scienza che redime l’uomo” dice Benedetto XVI: “L’uomo viene redento mediante l’amore” cioè l’amore in Dio, che porta all’amore fraterno per gli uomini, cioè la fiducia, la cooperazione, la solidarietà che apre la strada al compimento della persona. Il Papa sottolinea l’ambiguità, Jacques Maritain direbbe l’ambivalenza, della nozione di progresso: “senza dubbio, esso offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male”: il “progresso dalla fionda alla megabomba” in un certo senso. Perché si tratta, anche per l’Europa, di un progresso senza meta, che gira su se stesso, perché vuole ignorare Gesù e la Croce, cioè la salvezza e la speranza, Cristo che dà la chiave del senso della nostra esistenza. Il progresso tecnico non è stato mai un progresso etico.Con questa nuova enciclica, il papa dice al mondo postmoderno che Marx è morto, ma non la speranza cristiana. Attraverso esempi di vite dedicate a Cristo, come la schiava sudanese Bakhita o il cardinale vietnamita Van Thuan che è vissuto 13 anni nelle terribili prigioni comuniste, dà un messaggio forte, nello stesso tempo spirituale, sociale e politico, perché come diceva il teologo gesuita padre Henri de Lubac che viene citato nell’enciclica, i dogmi cristiani portano a conseguenze sociali. Non si tratta evidentemente di negare o di rifiutare il progresso e i beni che vengono dal progresso, ma di rifiutare di farne una nuova religione, di tenere gli occhi aperti per mai dimenticare Dio e l’uomo, perché il progresso resti umano. Riproporre Dio agli uomini del nostro tempo e anche nella nostra Europa: tale è l’intento del nuovo e intenso messaggio del Papa; tale è l’urgenza in un mondo che, dimenticandolo, si apre sulla disumanizzazione.