Comece, Inghilterra, Germania

Comece: appello all’Ue per i rifugiati iracheniDopo l’appello lanciato nello scorso novembre dai vescovi della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) a favore dei rifugiati iracheni, e a seguito degli attacchi degli ultimi giorni a Baghdad, Mosul e Kirkuk, il presidente Comece mons. Adrianus van Luyn ha scritto alla presidenza slovena dell’Ue per chiedere che la questione sia messa all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio Giustizia e Affari interni (cf. SIR Quotidiano dell’11/01). In una lettera resa nota nei giorni scorsi, mons. Van Luyn rammenta a Dragutin Mate, ministro sloveno dell’Interno e presidente del Consiglio Giustizia e affari interni, “la sorte dei 4,4 milioni di iracheni fuggiti dal proprio Paese”, “la più grave catastrofe umanitaria del Medio Oriente dal 1948”, secondo l’Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati). Tra questi “i non musulmani (cristiani, mandei e yaziti) sono particolarmente vulnerabili” poiché “vengono considerati e trattati come miscredenti da alcune parti della popolazione musulmana dei Paesi in cui si sono rifugiati (Siria, Giordania, Libano e Turchia)”. “Di fronte a questa situazione disumana, a Paesi d’accoglienza sopraffatti dagli arrivi e al rischio di proliferazione di filiere di immigrazione clandestina”, mons. Van Luyn chiede “all’Ue di agire”. “Sul modello della presa in carica dei boat people vietnamiti in Europa negli anni Settanta”, il presidente Comece propone che “i governi Ue si facciano carico delle minoranze dei rifugiati dell’Iraq non musulmani, un contingente di 60mila cristiani, mandei e yaziti”. Mons. Van Luyn chiede inoltre che “i governi degli Stati vicini all’Iraq siano sostenuti politicamente e materialmente nei loro sforzi di accoglienza dei flussi di rifugiati”. Copia del documento è stata inviata anche al vicepresidente della Commissione europea incaricato delle migrazioni Franco Frattini.Inghilterra: aumentano i cattolici praticantiPer la prima volta da tre anni il numero di cattolici frequentanti la messa è aumentato, anche se la popolazione cattolica nel suo complesso è diminuita. Secondo statistiche, riferite al 2006, dell’edizione 2008 del “Catholic Directory of England and Wales”, annuario che offre un quadro preciso della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles, 10.000 cattolici in più hanno frequentato la Messa con regolarità nel 2006 rispetto all’anno precedente benché vi siano stati 4000 battesimi in meno e la Chiesa Cattolica abbia perso 170.000 fedeli. Due anni fa 927.154 fedeli sono andati regolarmente a messa su una popolazione complessiva di 4.118.966 cattolici. Le nuove statistiche confermano anche che per la prima volta il numero di cattolici praticanti supera quello degli anglicani. Un sorpasso previsto da anni e che si è verificato per la prima volta nel 2006. Secondo il settimanale cattolico “Tablet” l’aumento nel numero dei cattolici che frequentano la Messa è dovuto all’arrivo di un milione di immigrati polacchi nel Regno Unito da quando l’Ue ha aperto le sue porte alla Polonia nel 2004. Seppur con qualche differenza la notizia del sorpasso è confermata anche da “Christian Research”, centro di studi statistici ecumenico.Germania: più critici verso i mediaA favore di un atteggiamento più critico verso i media per quanto concerne il loro influsso sociale. Così si è espresso nei giorni scorsi l’arcivescovo di Friburgo, mons. Robert Zollitsch. “Quanto maggiore la varietà nei media di massa, quanto differente è la qualità di programmi e trasmissioni, quanto più presenti sono i media nel nostro quotidiano, tanto più importante diventa avere la necessaria competenza dei media”, ha affermato. “I bambini e i giovani non devono sapere come si vive oggi solo dalle serie televisive e dalle soap-opera”, ha aggiunto. “Aiutare soprattutto i giovani ad avere un rapporto responsabile con i media rappresenta una sfida da non sottovalutare per il presente e il futuro”. L’arcivescovo ha sottolineato come nei media vengano rappresentati “solo frammenti della realtà, spesso solo parti che hanno rilevanza per il pubblico, trasportando intenzionalmente prospettive selezionate, non di rado sotto la pressione del tempo e dei costi”.”La logica dei media e la dinamica dei talk show favorisce un inasprimento incompatibile con un’analisi approfondita”, ha spiegato. Mons. Zollitsch ha messo in guardia dal “catastrofismo” dei media, auspicando una “informazione critica che rappresenta uno dei requisiti fondamentali per il funzionamento della democrazia”. “Abbiamo bisogno di giornalisti appassionati, che si immischino nelle vicende, prendendosi le responsabilità e informando in modo responsabile”, ha dichiarato l’arcivescovo che ha preso posizione anche su un tema attualmente discusso a livello di conferenza episcopale, ossia sull’eventualità di creare un canale televisivo cattolico ad hoc. Secondo l’arcivescovo, “si tratterebbe di un canale nicchia e che porterebbe ad un ghetto”. “La sfida vera e propria va oltre la questione di un canale Tv della Chiesa”, poiché “il nostro compito è uno sviluppo umano e intelligente del nostro sistema mediale in toto. Non si può lasciare il campo a chi è interessato solo agli aspetti economici e fa affari con l’esigenza di molte persone di distrarsi e divertirsi”.