PARLAMENTO UE
Uno dei punti più importanti all’ordine del giorno
Tutela dei minori, questioni sociali e interessi dei consumatori: tre aree di intervento che occupano gran parte dei lavori del Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria dal 14 al 17 gennaio a Strasburgo. Minori: il diritto a “essere amati”. Nell’agenda dell’Emiciclo figurano molteplici argomenti. Fra questi la proposta di direttiva per promuovere il mercato unico del credito al consumo e la relazione che chiede incentivi alla rottamazione delle auto e obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di Co2, il tutto per contrastare l’inquinamento dell’aria nei 27 Stati membri. Ma gli eurodeputati sono chiamati anche a esprimersi su due relazioni di taglio sociale: la prima sulla tutela dei più piccoli e la seconda che intende introdurre misure per prevenire gli infortuni sul lavoro. La relazione sui minori, stesa dall’eurodeputata italiana Roberta Angelilli , si ricollega alla comunicazione della Commissione intitolata “Verso una strategia europea sui diritti dei minori”. L’Esecutivo aveva insistito sul “diritto alla propria identità, il diritto di crescere in un ambiente che dia sicurezza e protezione e si prenda cura del minore, il diritto a una famiglia, il diritto di essere amato e di giocare, il diritto alla salute, all’istruzione, all’inclusione sociale, alle pari opportunità, allo sport e a un ambiente pulito e protetto e il diritto di ottenere informazioni su questi aspetti”. Stop a qualsiasi forma di violenza. Numerosi i capitoli in cui si dipana il documento parlamentare. Per contrastare la violenza contro i minori, i deputati chiedono ad esempio “una legislazione comunitaria che vieti qualsiasi forma di violenza, abusi sessuali, punizioni umilianti e pratiche tradizionali lesive”. In questo caso occorrono politiche di prevenzione e potenziamento dei servizi sociali e campagne di sensibilizzazione. Attenzione particolare è riservata al contrasto delle mutilazioni genitali femminili e alla “protezione e assistenza alle vittime della tratta”, che proceda di pari passo con un’attiva lotta contro il traffico” dei bambini, “qualunque sia la forma di sfruttamento, tra cui il lavoro, il matrimonio forzato, l’adozione”. Contrastare povertà e “violenza mediatica”. Forme nuove e aggiornate di contrasto sono richieste per combattere la pornografia e la “violenza mediatica”, con “la possibilità di devastanti conseguenze psicosociali”. La relazione indica agli Stati membri “di potenziare i meccanismi di controllo sui contenuti della programmazione televisiva nelle fasce orarie con un maggior pubblico infantile”, così come “il controllo parentale mediante l’informazione adeguata sui programmi televisivi”. Uguale vigilanza serve contro i siti internet di pornografia infantile. Altro capitolo fondamentale è quello che affronta la situazione di povertà in cui vive circa il 20% dei bambini europei. Dagli Stati aderenti e dai programmi comuni ci si attende “ambiziosi interventi per l’eradicazione della povertà” e per “assistere e proteggere tutti i bambini dai rischi di malnutrizione, malattia e maltrattamenti, a prescindere dalla loro situazione sociale e giuridica e dei genitori”. Istruzione e ruolo della famiglia. Il Parlamento pone poi in evidenza la questione educativa, ricordando che “il diritto all’istruzione e alla formazione è un diritto sociale fondamentale che va garantito a prescindere dall’origine sociale ed etnica del bambino e dalla sua situazione fisica o giuridica o da quelle dei suoi genitori”. La relazione raccomanda poi agli Stati membri – tema che ha creato acceso dibattito a Strasburgo – di “introdurre il divieto di indossare il velo e l’hijab”, “quantomeno nella scuola primaria”, per “consolidare maggiormente il diritto all’infanzia e garantire successivamente una libertà di scelta effettiva e non imposta”. Non da ultimo, il documento si sofferma sull’opportunità di riconoscere il ruolo “importante della famiglia quale istituto fondamentale della società per la sopravvivenza, la protezione e lo sviluppo dei minori”. Ancora troppi infortuni sul lavoro. La deputata inglese Glenis Willmott firma invece la relazione dedicata agli infortuni professionali. Anche in tal caso si auspica una strategia europea “per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro che attribuisca maggiore attenzione ai settori a rischio, come la siderurgia e l’edilizia”. L’Oil, Ufficio internazionale del lavoro, stima che solo nel 2006 nell’Ue ben 167mila persone siano morte a seguito di un infortunio sul lavoro o di malattie connesse all’attività lavorativa, “mentre la Commissione ritiene che ogni anno 300mila lavoratori subiscono un’invalidità permanente di gradi diversi”. Willmott chiede perciò “una migliore applicazione del diritto Ue, sanzioni più severe, il rafforzamento delle ispezioni e misure di prevenzione”, da estendere anche ai lavoratori temporanei e atipici.