INTEGRAZIONE UE
L’assemblea dei 27 a Strasburgo
L’attività politico-istituzionale, la riflessione sui valori e il “profilo culturale”: durante la sessione plenaria dell’Assemblea dei Ventisette (14-17 gennaio) si incontrano le due “facce” dell’integrazione comunitaria.L'”entusiasmo dei neofiti”. Ribadisce le “priorità programmatiche” annunciate per il semestre, dedica “attenzione particolare” alla situazione dei Balcani occidentali, si sofferma sull’Anno del dialogo interculturale: si presenta così all’Europarlamento, con un discorso più volte applaudito dall’emiciclo, il premier sloveno Janez Jansa , chiamato a Strasburgo a illustrare le prossime mosse della presidenza di turno Ue. “Stiamo conducendo questo compito, affidato per la prima volta a un nuovo Stato membro dell’est europeo, come una grande sfida, che intendiamo sostenere con responsabilità, ottimismo, spero con lungimiranza. Magari anche con l’entusiasmo dei neofiti”. Jansa ripete i punti principali della sua azione, illustrati la scorsa settimana a Brdo (Slovenia) davanti al collegio dei commissari: “L’Ue è chiamata al delicato compito delle ratifiche nazionali del Trattato di riforma; ci avviciniamo, inoltre, alla nuova fase della Strategia di Lisbona, mediante la quale l’Ue intende affrontare e forgiare la globalizzazione”. Quindi la “questione energetica”, per la quale si attende la prossima settimana il pacchetto di proposte dell’Esecutivo.Ruolo dell’Ue essenziale nei Balcani. Fra i punti programmatici elencati da Jansa emergono numerose “urgenze” di politica estera (a partire dal Medio Oriente) oltre a quelle relative alla politica di vicinato, con in testa la realtà balcanica. Il presidente in esercizio dell’Ue si sofferma sul Kosovo: “Non ci sarà una nuova guerra nei Balcani. La storia recente, i morti, gli sfollati rimasti senza casa sono un monito. Per noi e per tutta l’Europa. Credo che la piattaforma assunta dall’Ue a dicembre sia ottima e si attende ora la creazione della missione europea in Kosovo, per guidare la transizione e prevenire ogni forma di conflitto”. Jansa ribadisce “il ruolo essenziale dell’Ue nei Balcani” e “l’impegno a evitare decisioni unilaterali” (il riferimento è alla annunciata dichiarazione di indipendenza di Pristina) “che certamente complicherebbero il quadro attuale”. Quindi si sofferma sul 2008, Anno del dialogo interculturale: “L’Ue deve rispondere alle sfide globali e lo può fare solo se non trascura il dialogo tra le culture e i popoli, dentro e fuori dai suoi confini, elemento essenziale per l’integrazione”.Una sola civiltà, quella umana. “La pace sia con voi”: Ahmad Badr El Din El Hassoun , figura religiosa del mondo musulmano sunnita, esordisce invece con queste parole nell’aula dell’Europarlamento, invitato a tenere un discorso nell’ambito dell’Anno del dialogo interculturale. L’incontro viene introdotto dal presidente dell’Assemblea, il tedesco Hans-Gert Poettering , che afferma: “La convivenza pacifica tra le culture e le religioni, in Europa, nel Medio Oriente, nel Mediterraneo, non è solo possibile, ma necessaria”. Per questo serve un dialogo “aperto, fondato sulla tolleranza”, la quale “non è compiacenza, ma ascolto e rispetto della diversità”, mentre “è importante elaborare iniziative comuni per diminuire le distanze” tra le stesse culture. Il Gran Muftì di Siria (che si fa accompagnare dal vescovo dei caldei di Siria, Antoine Odo) spiega che la pace deve essere costruita “nel nome del creatore dell’essere umano”, perché “tutti siamo creature di Dio”. Rivolgendosi ai deputati con il termine “fratelli”, El Hassoun cita più volte Abramo e Mosé, poi Gesù e Maometto, insistendo sul concetto che “non può esserci uno scontro di civiltà. Nel mondo coesistono differenti culture e religioni, ma una sola è la civiltà, quella umana”. “Non esistono guerre sante”. “La persona di cultura, l’uomo di fede – spiega il Muftì – non crea scontro, ma incontro”. Netta l’affermazione secondo cui “non ci sono guerre sante. La pace è santa, l’essere umano è santo”. El Hassoun sostiene che “bisogna parlare di pace nelle chiese, nelle moschee, nei templi”, perché non accada che ci siano ancora vittime di uno scontro di religioni: “Lo dobbiamo a ogni bambino israeliano, palestinese o iracheno, tutte creature in pericolo, tutte creature di Dio; l’uomo non può permettersi di uccidere”. Il leader musulmano – che in un incontro con la stampa difende le posizioni del governo siriano, nega che l’islam faccia differenze tra uomo e donna e che i paesi islamici non consentano libertà di culto alle altre religioni – cita il Papa, spiegando che si devono costruire muri, “ma amore tra gli uomini”. El Hassoun ricorda che “anche il mondo musulmano ha commesso errori”, ma specifica che “sono gli uomini a macchiarsi di violenza e di terrorismo, non le religioni. L’islam è contro il terrorismo”. Infine un appello all’Europa, “vero miracolo del ventesimo secolo”, affinché “tenda la mano agli altri continenti nell’opera della costruzione della pace”.