ABRUZZO

Promozione e sostegno

Centri antiviolenza e case di accoglienza per donne maltrattate

La legge n. 21 emanata nello scorso luglio dalla Regione Abruzzo ha apportato alcune modifiche alla legge n. 31 dell’ottobre 2006 in materia di promozione e sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne maltrattate, che ha il fine di assicurare “adeguata solidarietà, sostegno e soccorso alle vittime di maltrattamenti fisici e psicologici”. In regione sono presenti tre centri antiviolenza: a Chieti, L’Aquila e Pescara.Contro il destino. “Nella mitologia greca Ananke era la personificazione del destino, della necessità inalterabile e del fato; abbiamo scelto questo nome per indicare alle donne un significato inverso: subire violenza non è un destino, una condizione irreversibile”. È quanto afferma Roberta Pellegrino , responsabile del Centro antiviolenza “Ananke” di Pescara, nato nel 2005 in seguito alla partecipazione al progetto europeo della “Rete antiviolenza tra le città Urban” che ha prodotto una ricerca sul territorio durata un anno e mezzo. “Il centralino telefonico di Ananke – spiega Pellegrino – è collegato al 1522, numero antiviolenza donna attivato dal dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri. Stabilito il primo contatto, le donne possono fissare un appuntamento per un colloquio, avere consulenza legale e psicologica e progettare percorsi d’uscita dalla violenza con supporto al reinserimento sociolavorativo, attraverso l’attivazione dei servizi della Rete antiviolenza cittadina”. La legge stabilisce che il servizio è gratuito ed è rivolto alle donne vittime di violenza indipendentemente dalla condizione economica, sociale e culturale. È prevista anche la possibilità di assistenza economica alle donne che si trovino nella necessità di dover abbandonare il proprio ambiente familiare e abitativo. In Regione esiste attualmente una casa rifugio in una località protetta, ma poiché Ananke è inserita nella rete italiana dei centri antiviolenza è possibile trovare ospitalità anche fuori Regione.Un fenomeno culturale. “Tra novembre 2006 e novembre 2007 – afferma la direttrice del centro – abbiamo effettuato 70 prese in carico su 309 prestazioni effettuate, provenienti per il 32,9% da Pescara, per il 37,1% dal territorio provinciale e per il 30% da altre province della Regione. Circa il 27% dei contatti è avvenuto attraverso il Numero antiviolenza donna 1522 mentre le segnalazioni pervenute dai servizi della Rete cittadina locale rappresentano oltre il 35%”. La tipologia di donna che si è rivolta al Centro Ananke è “di nazionalità italiana (65,7%), di età compresa tra i 35 e 50 anni (52,9%) e, in linea con i dati Istat, per lo più coniugata (41,4%). La professione presenta invece, una distribuzione di valori simili tra casalinghe e disoccupate (21,4%), ma è importante segnalare che per il 17,1% si tratta di impiegate. Dai dati rilevati sulle 70 prese in carico, risulta inoltre che l’autore della violenza è il partner attuale (51,4%) o l’ex compagno (32,9%) e che le percentuali di violenza subita più alte riguardano la violenza fisica (32,9%) e quella di tipo psicologico (45,7%)”. I dati, secondo Pellegrino, evidenziano che si tratta di “un fenomeno culturale di tipo trasversale, non legato alla povertà o all’istruzione, ma alla definizione del rapporto tra uomo e donna. Per questo la legge regionale è molto importante, perché riconosce il fenomeno e promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione di fronte ad una percezione di esso ancora a macchia di leopardo: da una parte c’è molta sensibilità, anche delle istituzioni; da un’altra persistono degli stereotipi sulla violenza contro le donne, quando non una vera e propria rimozione, soprattutto di fronte al problema della violenza all’interno della famiglia”.Lavorare sulla prevenzione. Tra i diversi soggetti che fanno parte della rete antiviolenza di Pescara vi è la Caritas diocesana. “Attraverso i Centri di ascolto – spiega don Marco Pagniello , direttore della Caritas di Pescara-Penne – non di rado siamo venuti a contatto con esperienze di violenza contro le donne. Da circa un anno, tra l’altro, opera presso la Caritas un Osservatorio per le donne rifugiate richiedenti asilo, che presentano spesso questa problematica”. Quello della violenza contro le donne e all’interno della famiglia “è un fenomeno che viene sempre più alla luce, in collegamento ad una fragilità dei legami di coppia e familiari, esasperata a volte da situazioni economiche che diventano ogni giorno più precarie. In questi contesti, sono sempre le donne a pagare di più, diventando le vittime della rabbia di mariti che si trovano di colpo senza lavoro, magari a cinquanta anni”. In campo ecclesiale “non c’è solo la risposta in termini di aiuto quando il problema si determina. Da sempre, attraverso la pastorale familiare e quella giovanile, si opera per educare e formare e, quindi, per prevenire. Occorre lavorare in questa direzione per aumentare la consapevolezza del fenomeno nella comunità ecclesiale e civile, così da moltiplicare interazioni positive”. a cura di Chiara Santomiero(18 gennaio 2008)