ITALIA
Cei: l’attenzione all’Europa nella prolusione del card. Bagnasco
Una denuncia della “logica relativistica che domina nei consessi internazionali” è stata fatta il 21 gennaio dal card. Angelo Bagnasco , arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), in apertura dei lavori a Roma del Consiglio permanente dei vescovi che si protrarrà fino al 24 gennaio . Per il card. Bagnasco, è “difficile non vedere annidata proprio qui una delle contraddizioni più vistose della politica internazionale: da una parte si dà la giusta priorità, in faccia a qualunque regime politico, al rispetto dei diritti umani fondamentali dell’uomo, dall’altra spregiudicatamente si nega questo o quel diritto in funzione di campagne mirate, e adottate per interessi materiali o imposte per pressioni ideologiche”. Nella sua prolusione, il presule ha parlato della “paura del futuro” e del “senso di fatalistico declino” che sembrano contrassegnare l’Italia, ma ha posto in luce anche le “innumerevoli testimonianze di bene che prendono forma sul territorio”. La famiglia, la tutela della vita, l’aborto, la sicurezza sul lavoro, la vicenda delle immondizie in Campania, la lotta alla mafia e il 60° anniversario della Costituzione italiana sono i principali temi trattati dal presidente Cei che si è inoltre soffermato sul nuovo Trattato europeo.Un ascolto incomparabile. A nome di tutti i vescovi italiani, il card. Bagnasco ha innanzitutto rinnovato a Benedetto XVI una “incondizionata e cordiale condivisione” unita ad una “comunione affettiva ed effettiva”, a pochi giorni “da un grave episodio di intolleranza” che ha indotto il Pontefice a rinunciare alla visita all’Università romana “La Sapienza” per “non alimentare – ha rilevato il presidente Cei – neppure indirettamente tensioni create da altri e che la Chiesa certo non ama”. Tuttavia, ha notato il card. Bagnasco, “l’assenza forzata all’incontro è presto diventata una presenza assai più dilatata del previsto” perché “l’importante discorso” del Papa, “letto alla Sapienza” e “pubblicato su numerosi giornali”, ha avuto “un ascolto incomparabile”. Italia ed Europa. Richiamando la seconda enciclica di Benedetto XVI Spes salvi, “ serrato ragionamento in cui storia, filosofia e teologia si intrecciano per decodificare il desiderio di vita buona e felice che c’è nel cuore dell’uomo e di ogni epoca”, il presidente dei vescovi italiani ha rammentato che “la Chiesa non vuole e non cerca il potere”; piuttosto essa “vuole aiutare il Paese a riprendere il cammino, a recuperare fiducia nelle proprie possibilità, a riguadagnare un orizzonte comune”. Di qui il suo “sì alla cultura magmatica eppure vitale in cui (la stessa Chiesa) è a sua volta inserita” e anche i suoi “no” che in realtà costituiscono “un sì più grande alla vita, alla persona intera, alla giustizia, alla coscienza, al progresso, al creato” e confermano “il sì all’Italia, al suo futuro e alla sua vocazione in seno all’Europa e nel concerto dei popoli”. Tutela della famiglia. Di qui il sostegno della Chiesa alla “famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” e la contrarietà alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto” e “all’equiparazione fra tendenze sessuali e differenze di sesso”. “Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi” ha spiegato il card. Bagnasco, “si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l’istituto matrimoniale”, mentre “iniziative quali il divorzio breve” avrebbero “la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione”. Un problema non solo italiano: la preoccupazione per il futuro della famiglia, ha rammentato il presule, è stata al centro dell’ incontro, “nell’ottobre scorso a Fatima, dei presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa”, convinti che con l’indebolimento della famiglia “si metterebbe a repentaglio il futuro dell’Europa stessa”. “Di qui – per il presidente Cei – il riproporsi significativo, al di là dei confini nazionali, di iniziative come il nostro Family Day che per nessuno voleva essere e per nessuno è stato una minaccia, ma piuttosto l’indicazione di una via da percorrere”.Il Trattato di Lisbona. “Quanto all’Unione europea – ha proseguito il card. Bagnasco – non possiamo non apprezzare i risultati del recente vertice di Lisbona nel quale è stato solennemente firmato il nuovo Trattato europeo, che ha come parte integrante la Carta dei diritti dei cittadini. Mentre si attendono le necessarie ratifiche da parte dei singoli Stati – ha aggiunto – non possiamo non auspicare che di questi documenti vengano date interpretazioni non forzate e non strumentali nella logica di un’esasperazione dei diritti esclusivamente individuali”. Per il presidente dei vescovi italiani “resta peraltro attuale l’esigenza, più volte avanzata in passato, di garantire il rispetto delle specifiche identità culturali e delle tradizioni dei Paesi membri, nella piena valorizzazione del principio di sussidiarietà e dei limiti di competenza dell’Unione europea”.