AUSTRIA
Le richieste delle Chiese e delle comunità religiose
L’integrazione non è una strada a senso unico, ma significa sempre diritti e doveri per tutti, immigrati o meno. Il concetto viene sottolineato nel documento “La sfida dell’integrazione: considerazioni e richieste da parte della Chiese e delle comunità religiose”, presentato a Vienna il 18 gennaio scorso. Il testo è stato elaborato dal vescovo cattolico mons. Michael Landau , dal vescovo evangelico Michael Bünker , dal metropolita della Chiesa ortodossa Michael Staikos , dal presidente della comunità di culto israelita Ariel Muzicant e dal presidente della comunità di fede islamica Anas Schakfeh.Integrazione: un processo reciproco . Mons. Landau, direttore della Caritas, ha evidenziamo come l’integrazione sia un “processo reciproco”, che obbliga tutte le persone coinvolte a compiere passi in direzione dei propri interlocutori. “In tutto questo, le Chiese e le comunità religiose portano il convincimento per cui ogni persona, originaria del Paese o straniera che sia, ha pari dignità. Esiste una sola unità di misura: la persona”, ha affermato. Landau ha inoltre ricordato che “l’Austria era ed è un Paese d’immigrazione. Occorre una nuova prospettiva per vedere che gli immigrati non rappresentano una minaccia, bensì un’opportunità per l’Austria. In tal modo è possibile affrontare e risolvere in modo più costruttivo i problemi certamente esistenti”.Regole comuni . Il vescovo luterano Michael Bünker ha parlato di “regole comuni” che debbono valere per tutte le persone che vivono in Austria. “La società che accoglie gli immigrati ha il dovere di creare strutture che consentano fin dall’inizio l’accoglienza e la partecipazione dei nuovi arrivati. Per contro, gli immigrati devono essere disponibili ad apprendere la lingua. E sono tenuti a riconoscere l’universalità dei diritti umani e la democrazia come fondamento della convivenza, così come la libertà di religione, lo Stato di diritto e l’equiparazione tra uomo e donna”, ha puntualizzato. Bünker ha inoltre ricordato come il tema dell’integrazione non sia circoscritto all’aspetto della sicurezza “oggi dominante”, e ha auspicato l’introduzione di una “campagna positiva” da parte dei responsabili politici al fine di esaltare le opportunità connesse all’integrazione. Il vescovo evangelico ha inoltre rivolto un appello ai politici, affinché portino avanti la discussione “in modo da chiarire costantemente che si tratta di persone. E siamo convinti che chi ama l’Austria non voglia dividerla”. I sette pilastri dell’integrazione . Il documento presentato dai rappresentanti delle diverse religioni comprende sette punti fondamentali per l’integrazione: diritto alla vita familiare, accesso al mercato del lavoro, previdenza sociale equa, istruzione, condizioni abitative adeguate, partecipazione politica e accesso alla cittadinanza. “La tutela dei bambini e delle loro opportunità di sviluppo, nonché il diritto alla convivenza per le famiglie devono avere priorità rispetto alle quote”, ha affermato Landau, esprimendo altresì la necessità di armonizzare ulteriormente il diritto di soggiorno e di lavoro. Nel documento viene inoltre richiesta una politica urbanistica tale da “forzare” volutamente l’integrazione, così come l’introduzione di sistemi per coinvolgere gli immigrati nei processi di formazione della volontà politica, tramite il riconoscimento del diritto di voto a livello comunale. Ricchezza dall’integrazione . Il metropolita ortodosso di Vienna, Michael Staikos, ha rammentato come storicamente l’Austria sia fondata sull’integrazione di “innumerevoli popoli e religioni”, avvenuta nei due secoli precedenti. “È inaccettabile che ciò non possa più avvenire ora”, ha dichiarato. Anche Muzicant, presidente della comunità di culto israelita, ha sottolineato che la “ricchezza economica dell’Austria sarebbe impensabile senza l’immigrazione e l’integrazione” Secondo Muzicant, il governo deve sensibilizzare la popolazione circa questo aspetto con una grande campagna. Tutti gli esponenti religiosi hanno infine ribadito la condanna ai recenti attacchi verso l’islam da parte del partito austriaco Fpö. Schakfeh, presidente della comunità di fede islamica in Austria, nell’accogliere la solidarietà manifestata ha lodato il “clima positivo tra le comunità religiose” e tra “gli islamici e le istituzioni statali”, clima che “non deve essere turbato da piccole azioni di disturbo come quelle recenti”, ha aggiunto. I problemi d’integrazione esistono, “ma sono risolvibili. La varietà di culture e lingue non può mai essere una minaccia per un Paese, ma semmai un arricchimento. Anche se esistono diverse verità di fede – ha concluso -, si hanno tuttavia valori comuni, come quello della famiglia”.