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Parole anche per l’Europa

Turchia: lettera dei vescovi per l’Anno Paolino. Un richiamo al dialogo tra religioni e culture

È stato presentato nei giorni scorsi, nella Sala stampa della Santa Sede, l’Anno Paolino (28 giugno 2008 – 29 giugno 2009), indetto dal Papa in occasione del bimillenario della nascita di San Paolo. Per la circostanza, la Conferenza episcopale di Turchia ha diffuso oggi una Lettera pastorale intitolata “Paolo, testimone e apostolo dell’identità cristiana”. Ne proponiamo una parte, dedicata alla testimonianza e all’insegnamento di san Paolo in materia di dialogo e ricerca della verità.L’apostolo che con l’esempio e la parola ci rafforza nell’identità cristiana è anche l’uomo del dialogo. Abituato ad incontrare uomini di etnie e tradizioni religiose diverse, Paolo ha compreso che lo Spirito di Cristo non è soltanto presente nella Chiesa, ma la precede ed agisce anche fuori di essa. Come ebbe ad affermare ad Atene: “Dio ha creato tutto… perché gli uomini lo cerchino e si sforzino di trovarlo, anche a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi”. Su questa base siamo invitati ad intensificare il dialogo con il mondo musulmano: il dialogo della vita, dove si convive e si condivide; il dialogo delle opere, dove cristiani e musulmani operano insieme “in vista dello sviluppo integrale e della liberazione della gente”; il dialogo dell’esperienza religiosa, dove si compartecipano le ricchezze spirituali, per esempio “per ciò che riguarda la preghiera e la contemplazione, la fede e le vie della ricerca di Dio o dell’Assoluto” (Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso – Dialogo e annuncio 42). Infine il dialogo degli scambi teologici, dove ci si sforza di meglio conoscersi in vista di un maggiore rispetto reciproco. Questo dialogo non significa mettere da parte le proprie convinzioni religiose. Si dialoga veramente quando ciascuno rimane se stesso, mantenendo intatta la propria identità di fede, non tacendo mai, per nessuna ragione, quanto potrebbe apparire difficile da capire per chi non è cristiano. Se in questo incontro con il mondo non cristiano l’apostolo ci è maestro, nei rapporti tra comunità cristiane differenti egli è maestro e fondamento di unità. Come ricordava Benedetto XVI, indicendo l’Anno Paolino, “l’Apostolo delle genti, particolarmente impegnato a portare la Buona Novella a tutti i popoli, si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di tutti i cristiani”.Ancora oggi egli invita tutti noi a puntare lo sguardo su Cristo, superando non soltanto eventuali resistenze, ma anche il disinteresse per chi non appartiene alla “nostra” Chiesa. L’apostolo che sperimentò la difficoltà dell’annuncio del Vangelo, anche da parte dei fratelli di fede, ci ricorda come quello che conta è che Cristo “venga annunciato”, ma ci richiama pure alla nostra comune responsabilità nei confronti di quanti non sono cristiani. Prima di essere cattolici, ortodossi, siriani, armeni, caldei, protestanti, siamo cristiani. Su questa base si fonda il nostro dovere di essere testimoni. Non lasciamo che le nostre differenze generino diffidenze e vadano a scapito dell’unità di fede; non permettiamo che chi non è cristiano s’allontani da Cristo a motivo delle nostre divisioni. Tertulliano, parlando dei cristiani, coglieva l’ammirazione di certi pagani con queste semplici parole: “Guarda come si amano!”. Il mondo musulmano che ci circonda può dirlo oggi di noi?