VENETO
Impegni e orientamenti per i consultori familiari
Sono 159 i consultori nel Veneto, 131 pubblici e 28 privati. Già nel 2005 il governo regionale aveva emanato un atto di riorganizzazione per introdurre innovazioni, ad esempio negli orari di apertura al pubblico e incentivando le attenzioni ai giovani e alla mediazione familiare. A fine novembre la Giunta veneta ha approvato, su proposta dell’assessore alle Politiche sociali Stefano Valdegamberi, un nuovo provvedimento che destina ai consultori risorse per 3 milioni 537mila euro, fondi statali provenienti dall’intesa tra ministero della Famiglia e Regioni. A questi si aggiungono altri 3 milioni 458mila euro destinati alla sperimentazione di iniziative per abbattere i costi delle famiglie con più di 4 figli e 600mila euro per interventi per la qualificazione del lavoro delle assistenti familiari.Ulteriori 300mila euro di contributi per i consultori privati sono stati ripartiti tra le 7 province venete con delibera del 18 dicembre 2007. Per attuare il piano regionale sarà a breve approvato un bando a favore di progetti presentati dalle Ulss del Veneto entro il primo trimestre 2008. Per quanto riguarda i consultori, tra le intenzioni della Regione vi sono in particolare quelle di sostenere i genitori e di potenziare l’accompagnamento degli adolescenti e giovani nelle relazioni e scelte di vita e la mediazione familiare. “L’obiettivo – ha sottolineato l’assessore Valdegamberi – è fare diventare il consultorio un servizio più rispondente alle esigenze della famiglia veneta, focalizzandolo come servizio relazionale”. L’assessore fa notare come nel Veneto vi sia in media un’equipe consultoriale ogni 36.170 abitanti, con 742 operatori, per un totale – nel 2006 – di 582mila prestazioni.Convenzioni vincenti. “Siamo contenti di questi nuovi impegni assunti dalla Regione”, spiega Ubaldo Camillotti , del Movimento di aiuto alla vita di Padova, “ma ribadiamo la nostra richiesta che i consultori siano desanitarizzati e riportati alle originarie funzioni di supporto alla famiglia. Non sono succursali di studi medici o distributori di contraccettivi”. Per il Movimento aiuto alla vita, una particolare attenzione va riservata alla questione dell’aborto. “Vorremmo che i consultori – continua Camillotti – fossero orientati verso la difesa della vita e pensati come strumento alternativo all’aborto e non come luogo di autorizzazione all’aborto. Il colloquio con il medico del consultorio dovrebbe essere svincolato dall’autorizzazione all’aborto che spetta ad altri. Vorremmo che informassero le donne che vogliono abortire della presenza nel territorio dei Centri di aiuto alla vita e soprattutto che svolgessero una funzione analoga a quella che questi ultimi svolgono. Perché è con l’aiuto alla donna in difficoltà che si attua la vera prevenzione dell’aborto”. Lo strumento della convenzione tra consultori, Asl e Cav, dove adottato ha dato ottimi risultati, spiega Camillotti, che invita anche a pubblicizzare e diffondere maggiormente le “culle della vita” e le informazioni sulla possibilità per le neo mamme di poter disconoscere un figlio garantendogli un’adozione e una nuova famiglia.Pochi giovani. Sullo stesso tenore il pensiero di Maria Grazia Tescari, insegnante di scuola superiore nonché psicoterapeuta e volontaria presso il consultorio privato Ucipem di Venezia, che chiede maggiore attenzione verso questi temi anche dal mondo cattolico. “I Centri di aiuto alla vita esistono da trent’anni, ma oggi la difesa della vita è stata lasciata a poche persone, per lo più anziane, che da decenni conducono questa battaglia. Pochissimi sono i giovani, e questo è grave e deve portare il mondo cattolico a interrogarsi: sono temi che forse non passano nelle parrocchie, che non sono al centro della formazione dei giovani”. Per quanto riguarda i finanziamenti regionali ai consultori, Tescari chiederebbe una maggiore informazione e coinvolgimento delle associazioni, ma non si fa molte illusioni: “C’è una forte resistenza, soprattutto nel veneziano, sulla riorganizzazione dei consultori in direzione del sostegno alle famiglie. D’altra parte, anche nelle scuole la presenza delle associazioni cattoliche è ostacolata, mentre l’educazione sessuale troppo spesso è confinata al tema della contraccezione nell’ottica di permettere una sessualità senza vincoli, dove è importante solo evitare gravidanze indesiderate e l’Aids”.Sostegno alla famiglia. Un suggerimento è quello di impegnarsi a sostenere la famiglia non tanto offrendo servizi perché anche le donne possano lavorare, omologando il femminile al modello maschile, ma introducendo innovazioni come il cosiddetto “reddito familiare”: la persona che ha in carico moglie e figli, con il conseguente bagaglio di responsabilità ma anche di valore sociale, dovrebbe poter avere il necessario per mantenere la famiglia. A parità di lavoro, quindi, gli stipendi di un padre e di un “single” dovrebbero essere di proporzioni ben diverse. Quanto all’aborto, Tescari richiama i cattolici alla verità che sta in Cristo, che per salvare gli uomini si è fatto uccidere, non ha ammazzato. “Nei consultori non spiegano alle donne in cosa consiste, realmente, un aborto, cosa succede al bimbo. Una donna deve sapere, per decidere se è veramente quello che vuole”. a cura di Emanuele Cenghiaro(25 gennaio 2008)