Francia, Belgio, Scozia, Kosovo

Francia: campagna dei vescovi per la vita”L’aborto non è un episodio banale nella vita di una donna. E’ sempre una ferita e un fallimento, per le donne, le coppie e la società”. Inizia così il comunicato firmato da tutti i vescovi della provincia dell’Ile-de-France per manifestare contro la pubblicità in favore dell’aborto apparsa in questi giorni nelle metro di Parigi e richiamare gli autori della campagna alla responsabilità. Ciò che non è piaciuto alla Chiesa locale è soprattutto lo stile della campagna: colorato, con foto che ritraggono giovani. E poi le parole: “sessualità, contraccezione, aborto”. “Un diritto, la mia scelta, la nostra libertà”. La campagna è apparsa ad una settimana dalla manifestazione “pro-vita” per le strade di Parigi, promossa dal cartello di associazioni “30 ans: ça suffit”. “E’ responsabile – scrivono i vescovi – lasciar credere che si tratti di un progresso? E peggio ancora, farne promozione? Moltissime donne si trovano disorientate di fronte ad una gravidanza non desiderata. Non si può presentare la loro disperazione come una libertà. Ci sono associazioni che cercano di aiutarle a tenersi il bambino e di accompagnarle, quando nasce. Esse meritano di essere sostenute. Invece di promuovere l’aborto come soluzione per il futuro, occorre che tutti partecipano alla promozione di una cultura rispettosa della vita e della dignità delle donne”. Intervistato dalla rivista “Cattolici in Francia”, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ribadisce lo stesso concetto: “ormai bisogna trovare altri mezzi per aiutare le donne. Ci vogliono luoghi e persone che sappiano accogliere le mamme in attesa, accompagnarle e aiutarle a fare il punto sulla loro vita, costruendo con loro un progetto per il futuro”.Belgio: verso la GmgAppuntamento per i giovani del Belgio il 15 marzo prossimo nella basilica di Koekelberg dove vivranno un tempo di festa e di preghiera nel cuore della Settimana Santa. E’ la Gmg del Belgio che quest’anno si svolgerà con un programma vissuto prima ognuno con al sua diocesi e poi tutti insieme. Invece della tradizionale marcia, ai giovani si proporranno una serie di incontri, scambi e gruppi di lavoro. La giornata si concluderà con una grande veglia nello spirito di Taizé alla quale parteciperà anche il card. Danneels.Scozia: in aumento gli aborti tra le giovanissimeIl card. Keith Michael O’Brien, vescovo di St.Andrew e Edimburg e presidente della Conferenza episcopale di Scozia, deplora il fallimento delle politiche scozzesi volte a ridurre l’aborto tra gli adolescenti e le persone con malattie sessualmente trasmissibili. Secondo il card. O’Brien, queste politiche – fondate su un più facile accesso ai metodi contraccettivi – sono come “mettere una ambulanza in ogni punto della strada dove ci sono incidenti, piuttosto che educare i conducenti a migliorare la loro guida e a moderare il loro comportamento sulle strade”. Le associazioni pro-vita ricordano che in Scozia il tasso di aborto non è mai stato così elevato come in questi ultimi anni. Secondo le statistiche, la Scozia nel 2006 ha conosciuto oltre 13 mila interruzioni volontarie di gravidanze contro le 12 mila dell’anno precedente. Il più alto tasso di ricorso all’aborto su registra tra le ragazze dai 16 ai 19 anni. Di recente il cardinale ha rassegnato le dimissioni da Amnesty International proprio per la politica sui metodi contraccettivi portati avanti dall’associazione.Kosovo: “una soluzione giusta” per il PaeseL’arcivescovo di Bar (Montenegro), mons. Zef Gashi, ritiene urgente trovare “una giusta soluzione” per il Kosovo, altrimenti il Paese corre il rischio di “esplodere”. Lo ha detto nel corso di una sua visita alla sede dell’opera “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Mons. Gashi ha affermato che “la situazione in Kosovo è tale che è importante mettere un punto e trovare una soluzione altrimenti il Paese rischia un’esplosione di cui nessuno può beneficiare”. Secondo il vescovo, “la cosa giusta sarebbe accordare al Kosovo l’indipendenza”. Mons. Gashi chiede pertanto all’Europa di considerare questa opportunità visto che per l’Unione ciò che conta è garantire stabilità e coesistenza nella regione dei Balcani. Il vescovo ritiene che “una popolazione di 2 milioni di abitanti che ha vissuto esperienze drammatiche e traumatiche come le deportazioni e le morti, ha oggi il diritto ad un avvenire di speranza”. L’arcivescovo – che è originario del Kosovo – ha anche sottolineato che il Kosovo è una delle regioni con la popolazione più giovane: il 60 per centro della popolazione kosovara a meno di 35 anni e molti di loro sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità di lavoro e vita in Kosovo.