PUGLIA
Con la collaborazione delle associazioni di promozione sociale
Lo scorso dicembre il Consiglio regionale della Puglia ha approvato le “Norme di attuazione della legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale)”. La legge considera Aps le associazioni che svolgono, senza finalità di lucro, attività di utilità sociale in diversi ambiti, tra cui sviluppo della personalità umana, pace, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e “sviluppo della partecipazione attiva e responsabile delle famiglie alla vita culturale e sociale, alle iniziative di promozione umana e dei servizi alla persona, attraverso le loro forme associative” (art. 2 lett. g).Quest’ultimo ambito è stato inserito grazie al Forum delle associazioni familiari e alla Associazione famiglie numerose. Le Aps potranno iscriversi ad un registro per stipulare convenzioni nell’ambito degli obiettivi del piano regionale delle politiche sociali e dei piani di zona e accedere al riparto delle risorse del 5 per mille. Nell’ambito dell’Osservatorio regionale delle politiche sociali (legge regionale 19/2006) è stato previsto un organismo di rappresentanza dell’associazionismo, con compiti, tra gli altri, propositivi.Valore sociale . “Il testo della legge – commenta Lodovica Carli, presidente del Forum delle associazioni familiari di Puglia – ha accolto gli emendamenti presentati dal Forum in sede di audizione presso la Commissione consiliare, primo fra tutti quello che prevedeva anche le associazioni familiari tra quelle in possesso dei requisiti per essere riconosciute come Associazioni di promozione sociale (Aps)”. Il Forum “è intervenuto in audizione davanti alla commissione consiliare rappresentando la necessita che anche le associazioni familiari, inizialmente assenti nel testo predisposto, potessero essere annoverate tra le Aps, fatto importante per godere dei benefici della legge 383 del 2000”. A breve “la Regione – prosegue Carli – bandirà avvisi pubblici a cui potranno anche partecipare le associazioni di promozione sociale”, facendo riferimento al Piano d’azione chiamato “Famiglie al Futuro”, che prevede quattro linee di intervento: piano straordinario degli asili nido e servizi per l’infanzia; Fondo di garanzia per le anticipazioni sociali; azioni di sistema a favore dell’associazionismo familiare; creazione di una rete provinciale di servizi a supporto delle famiglie, denominati Centri risorse per le famiglie. Un guadagno. “Ci sembra un punto di guadagno – precisa Carli – che la legge riconosca le attività delle associazioni che promuovono la famiglia come un valore sociale. Significa che in Puglia sostenere e promuovere la famiglia, organizzarla in reti associative, potenziare i servizi ad essa rivolti è un valore sociale. Riconoscere un associazionismo di famiglia e per famiglie come attività di promozione sociale significa implicitamente ribadire la centralità della famiglia nell’assetto sociale e civile regionale”. La Giunta regionale, inoltre, “si sta muovendo per istituire la consulta regionale dell’associazionismo familiare prevista dalla legge 19/06”. Sono due iniziative che “salutiamo con favore perché possono andare nella direzione dello sviluppo di politiche familiari adeguate e della sussidiarietà anche in Puglia”. “Ci auguriamo di poter continuare una collaborazione futura con la Regione in questa direzione. Siamo in attesa – continua – della nascita dell’osservatorio regionale sulle politiche familiari e ci auguriamo che possa collaborare con l’istituenda sede barese dell’Osservatorio nazionale sulle politiche familiari”, conclude. Associazionismo familiare. È una legge che “segue uno schema lineare, semplice e che si richiama ad altre leggi”, con un risultato finale “soddisfacente”, dato che la sua bozza “non prevedeva che nell’elenco delle associazioni che si potevano iscrivere al registro figurassero quelle di promozione sociale a carattere familiare”, dice Maria Simini, componente del comitato regionale del Centro italiano femminile (Cif). E questo nonostante “il Forum delle associazioni familiari comprenda a livello regionale più di trenta associazioni e nonostante la legge 19 del 2006 sul sistema integrato dei servizi sociali contempli le associazioni di promozione sociale tra quelle che possono concorrere alla realizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, anche mediante la stipula di convenzioni, per l’erogazione di servizi e prestazioni compatibili con la natura e le finalità statutarie”. Le stesse associazioni di promozione sociale “sono richiamate dal regolamento attuativo della stessa legge 19”, ribadisce. “Tra i benefici previsti per le Aps iscritte al registro regionale – conclude – ci sono la stipula di convenzioni con la Regione, l’accesso a finanziamenti regionali” e la possibilità di partecipare ai Piani di zona comunali. a cura di Antonio Rubino(30 gennaio 2008)