CALABRIA

Sfida alla burocrazia

Una proposta di legge su istruzione, cultura e beni culturali

Una raccolta di normative in materia di istruzione, cultura e beni culturali. È la proposta di legge predisposta, nei giorni scorsi, dal presidente del Comitato per la qualità e fattibilità delle leggi della Regione Calabria. Si tratta del “Testo unico in materia di istruzione, cultura e beni culturali”, assegnato alla I Commissione regionale per l’esame di merito. La proposta di legge ha lo scopo di fornire una sistemazione normativa a tutte quelle leggi regionali omogenee, emanate dalla Regione Calabria sin dagli anni Settanta e riguardanti il diritto allo studio, il sostegno alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, alle associazioni, alle fondazioni.Alcuni ritocchi. “In generale – spiega Paolo Martino, direttore dell’Ufficio regionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale calabra – si condivide l’obiettivo di riunire in maniera omogenea decine di leggi che, pur trattando degli stessi argomenti, appaiono disarticolate e di difficile applicazione”. Questo testo unico, aggiunge Martino, “risente di alcuni limiti che possono facilmente essere superati”. Tra questi, la parte legislativa che riguarda l’istruzione “va inserita in un testo unico a se stante perseguendo obiettivi formativi e di diritto allo studio specifico: può essere l’occasione di raccordarla con tutta la legislazione regionale della formazione al lavoro indipendentemente dell’assessorato di competenza”. La parte relativa a cultura e beni culturali – a parere del direttore dei beni culturali ecclesiastici della Cec – dovrebbe essere “sfoltita” da tutte le previsioni relativa a istituti, fondazioni, centri di ricerca, e “demandare le competenze ad un albo apposito con regolamento regionale di funzionamento, gestione e finanziamento”.Per Martino, occorrerebbe anche aggiornare la legislazione di biblioteche, archivi e musei. “La forte diffusione del web – spiega – mette in discussione le modalità di ricerca nelle biblioteche, della fruizione degli archivi e della visitabilità dei musei. Occorre prevedere forme di gestioni snelle e abolire comitati di nomina politica. Specificare la competenza anche sui beni paesaggistici e toglierli dall’urbanistica. Riconoscere la specificità dei beni culturali ecclesiastici, demandando ad intese con la Cec, tutela, fruizione, valorizzazione, cosi come già previsto nell’art.12 del nuovo concordato e nelle intese tra lo Stato italiano e la Chiesa italiana”. “Si tratta comunque – conclude Martino – di un’occasione importante che sicuramente il Consiglio regionale avrà modo di articolare in maniera compiuta, specie nella delicata parte che riguarda il trasferimento di deleghe alle Province e ai Comuni”. Non mancano perplessità. Questo testo – aggiunge don Antonio Bartucci, prefetto del Centro studi teologico “Redemptoris Custos” della diocesi di Cosenza-Bisignano e per vari anni docente nella scuola pubblica – che “si spera venga presto esaminato dalle competenti commissioni e poi approvato dal Consiglio regionale”, cerca di “rispondere alla domanda culturale che nasce nel territorio della Calabria, caratterizzato da emergenti richieste di rinnovamento e di pulizia giuridica e sociale, con l’auspicio, come scrive l’estensore della proposta di legge, che la Regione Calabria possa fondare la sua crescita, anche, su di un ordinamento legislativo ripulito e meglio organizzato”. La proposta, aggiunge il sacerdote, “appare aperta alla legittima pluralità delle istituzioni scolastiche, prevedendone la rappresentatività negli organismi di progettazione di controllo degli enti locali, rappresentatività che, tuttavia, potrebbe essere elaborata con uno sguardo ancora più aperto, in modo da valorizzare tutte le potenzialità sia del pubblico che del privato”.”Rispetto alle belle e interessanti enunciazioni” come, per esempio “La Regione promuove e sviluppa opportunità formative e attività di orientamento”, spiega don Danilo D’Alessandro , incaricato del servizio di pastorale della scuola e dell’università della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, “non viene mai specificato il come dell’attuazione di seri propositi rispetto alla formazione integrata. Neppure sono rilevate le figure professionali e il loro tipo di formazione, che in qualche modo dovrebbero garantire la piena integrazione dei piani formativi”. Insomma, “un faldone notevole – secondo il sacerdote – privo di sostanza evidente, ma ricco di struttura amministrativa”.a cura di Raffaele Iaria(01 febbraio 2008)