REGNO UNITO E IRLANDA
Le scuole cattoliche nei due Paesi
Scuole cattoliche nell’occhio del ciclone, accusate di discriminare gli alunni in base alla fede alla quale appartengono e di generare divisione nella società. Capita nel Regno Unito e in Irlanda, per ragioni diverse. In comune tra le situazioni dei due Paesi è il successo di questi istituti che da secoli educano alunni provenienti da comunità diverse e la difficoltà di promuovere una educazione guidata dalla religione in una società sempre più secolarizzata dove il numero degli immigrati è in continua crescita. Nel Regno Unito le scuole gestite dalle Chiese cristiane sono un terzo di tutti gli istituti pubblici, 6.850 su 21.000 e due ogni cinque scuole private ha una natura religiosa. In Inghilterra e Galles la scuola cattolica elementare è spesso legata alla parrocchia e gli alunni provengono da famiglie coinvolte nella vita della chiesa. Laddove le iscrizioni superano il numero dei posti disponibili la scuola privilegia alunni provenienti da famiglie cattoliche, pur aprendo a religioni e comunità etniche diverse.Missione scuola. In alcune zone del Paese esistono istituti dove gli alunni battezzati sono una minoranza mentre in altri sono costretti ad escludere scolari non cattolici. Recentemente il vescovo della diocesi di Lancaster, mons. Patrick O’ Donoghue , ha difeso l’identità religiosa delle scuole cattoliche e ribadito il loro ruolo in una opera di evangelizzazione in un documento intitolato “Fit for mission? Schools”, “Pronti per la missione? Le scuole”. “La nostra speranza di rafforzare la vita missionaria e sacramentale della Chiesa dipende anche dalle nostre scuole”, ha dichiarato il vescovo che negli ultimi sei anni ha visitato ogni istituto cattolico della diocesi. “Per molti alunni e genitori la scuola cattolica è l’unica esperienza che hanno di Chiesa”. Il programma è richiesto da scuole in Usa, Canada, Australia, Francia e Malta.Rischio fondamentalismo? Il nuovo accento posto sulla identità religiosa degli istituti cattolici non piace al parlamentare laburista Barry Sheerman, presidente della commissione di Westminster sui bambini, le scuole e la famiglia che ha dichiarato che gli istituti religiosi sono “fonte di preoccupazione” perché rischiano di promuovere il fondamentalismo religioso. Sheerman vorrebbe che i vescovi cattolici comparissero davanti alla commissione da lui presieduta per rispondere a domande sulla natura delle scuole cattoliche. “Mi sembra che l’educazione religiosa vada bene se non viene presa troppo seriamente”, ha dichiarato Sheerman alla stampa, “appena vi è un atteggiamento più dottrinario occorre fermarsi e farsi delle domande”.Politica miope. “Purtroppo i media non pongono l’accento sul grande lavoro fatto dalle scuole cattoliche per promuovere la coesione all’interno delle comunità nelle quali operano”, commenta Oona Standard direttrice del “Catholic Education Service”, l’agenzia che si occupa di istruzione per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, “e trascurano dati come il fatto che il 30% degli alunni che frequentano le scuole cattoliche non sono battezzati e la varietà etnica delle nostre scuole è dimostrata da studi del Governo. E’ una politica miope pensare che eliminare le scuole cattoliche aumenterebbe la coesione all’interno delle comunità nelle quali operano. Sono i genitori che scelgono una educazione cattolica per i loro figli ed è importante che questo diritto venga tutelato dalla legge come accade in questo momento”. A difendere l’opera di integrazione fatta dalle scuole cattoliche è stato anche l’arcivescovo di Dublino mons. Diarmuid Martin che ha dichiarato che chi critica le scuole cattoliche “non ha visto con quanta efficacia uniscano comunità di diversa provenienza etnica e religiosa”.Una quota per non cattolici. In Irlanda dove il 90% delle scuole elementari è gestito dalla Chiesa l’arrivo di migliaia di immigrati rende impossibile per gli istituti accogliere tutti gli alunni. Lo scorso anno a Balbriggan, una cittadina a nord di Dublino, cinquanta bambini di colore sono rimasti esclusi dalle scuole locali perché non cattolici, un caso che ha riaperto il dibattito sugli istituti gestiti dalla Chiesa. La Chiesa ha risposto dicendosi disponibile a cedere le proprie scuole elementari in zone dove sono arrivati migliaia di famiglie di immigrati non cattolici e per la prima volta, da settembre 2008, in due scuole elementari della zona occidentale di Dublino, verrà introdotto un nuovo sistema di iscrizioni che prevede una quota di un terzo di posti per alunni non cattolici. Si tratta di una zona della arcidiocesi che ha visto un massiccio arrivo di immigrati non cattolici. Fino ad oggi le scuole cattoliche erano obbligate a dare la precedenza ad alunni battezzati ma col nuovo sistema di iscrizioni almeno un terzo di allievi sarà di fede diversa. Per mons. Martin “alcuni degli esperti che commentano sul ruolo delle scuole cattoliche nel processo di integrazione non hanno visto il successo di queste ultime nel far lavorare insieme alunni di religioni diverse”.