CAMPANIA

Per un progetto più ampio

Intercultura: tre borse di studio per i giovani

La Regione Campania ha bandito tre borse di studio per partecipare gratuitamente a programmi di studio annuali in Paesi del Mediterraneo (Egitto, Turchia, Tunisia), cui possono concorrere studenti iscritti ad una scuola media superiore della regione, nati tra il 1° agosto 1990 e il 31 agosto 1993, motivati a scoprire una nuova cultura e apprendere nuovi modi di vita. La selezione dei candidati avverrà il 9 febbraio a cura dell’Associazione “Intercultura”. Gli studenti vincitori delle borse di studio frequenteranno l’intero anno scolastico 2008/2009 in una scuola dei tre Paesi scelti, ospiti di famiglie selezionate. Le partenze avverranno nell’estate 2008.Per un’educazione alla pace. “L’obiettivo dell’iniziativa – spiega Angela Piccinini, presidente del Centro locale Intercultura di Napoli (l’associazione a livello nazionale nasce 53 anni fa, ndr ) – è far conoscere ai ragazzi, attraverso una famiglia e la scuola, la cultura del luogo, nella convinzione che lo scambio tra culture diverse contribuisca alla ricerca per una nuova educazione alla pace, capace di suscitare una coscienza planetaria e insieme attenta al divenire dei vari gruppi sociali”. Infatti, “il dialogo rispettoso tra uomini e donne di tutte le culture costituisce un antidoto allo scontro tra civiltà”. I ragazzi, chiarisce Piccinini, “saranno ospitati gratuitamente per un anno da una famiglia, segnalata sul posto da nostri mediatori culturali. Gli studenti fanno una full immersion nella realtà locale, ma sono seguiti per tutto il periodo da un nostro mediatore per qualsiasi evenienza o difficoltà”. I ragazzi frequenteranno una scuola pubblica inglese o americana, ma contemporaneamente studieranno anche la lingua del Paese che li ospita. In realtà, evidenzia Piccinini, “la Regione con le tre borse di studio partecipa ad un più ampio progetto portato avanti da Intercultura, che organizza scambi interculturali, inviando ogni anno quasi 1.500 ragazzi delle scuole secondarie a vivere e studiare all’estero ed accogliendo nel nostro Paese altrettanti giovani di ogni nazione che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nelle nostre famiglie e scuole”. In questo momento a Napoli ci sono 17 ragazzi stranieri che studiano per lo stesso progetto di Intercultura.Troppo poco. “Il 2008 è l’anno europeo de dialogo interculturale: quest’iniziativa della Regione Campania, che si posiziona certamente in quest’ottica, può essere un’esperienza importante, anche se estremamente parcellizzata. Tre borse di studio sono un po’ poco”. È il giudizio di Giancamillo Trani, responsabile dell’area Immigrazione della Delegazione di Caritas Campania. Comunque, continua, “ben vengano queste iniziative che favoriscono la conoscenza di popoli altri, del mondo islamico; ma, accanto a ciò, per una vera integrazione e lo scambio interculturale bisognerebbe guardare un po’ al nostro interno, ripensare alla legge regionale sull’immigrazione o sui rom che manca”. Insomma, “può essere una logica un po’ fuorviante preoccuparsi dei lontani e non dei vicini. Indubbiamente, dopo l’11 settembre 2001, il dialogo con il mondo islamico ha assunto un’importanza sempre maggiore, ma sarebbe positivo anche l’approfondimento della conoscenza delle culture del Sud-Est asiatico, perché sono sempre più gli immigrati che da quelle zone vengono in Campania”. Non solo: “Bisognerebbe anche capire – sostiene Trani – se i ragazzi sanno quali sono i Paesi che costituiscono l’Unione europea a 27. Quindi, l’iniziativa della Regione va bene, ma inserita in un progetto più ampio”.Creare una rete. “L’idea mi sembra valida, ma forse il periodo è troppo lungo per un ragazzo di quell’età, che cambia radicalmente nel giro di un anno. Ai genitori potrebbe creare qualche timore in più inviare il proprio figlio in Medio Oriente per tanto tempo”. Questa l’opinione di don Francesco Riccio, responsabile del Servizio di pastorale giovanile della Conferenza episcopale campana. Iniziative che aprono gli orizzonti ai ragazzi vanno, generalmente, bene, anzi “non è mai troppo quello che si fa. Indubbiamente, però, bisognerebbe canalizzare meglio le forze”. Per don Riccio, “un primo problema è proprio la frammentarietà tra tanti progetti, capaci di coinvolgere solo poche persone”. Insomma, “da noi si fa tanto, si spendono tante risorse, ma è necessario promuovere una maggiore sinergia per progetti di più ampio respiro, che prevedano la più ampia partecipazione possibile”. Per don Francesco, “servirebbe più coraggio da parte di tutte le agenzie, lasciando i luoghi formali di educazione e trovare gli spazi dove i ragazzi realmente si trovano. Quindi, non solo le scuole, ma anche le strade, non solo le parrocchie, ma anche le palestre. Insomma, bisogna intercettare i giovani laddove c’è il rischio che incontrino altre proposte e possano fare scelte anche negative”. Necessaria, perciò, una “sinergia tra scuola, parrocchia, palestra sul territorio. In una vasta rosa di iniziative, anche lo studio all’estero può essere interessante, ma in generale la Regione dovrebbe avere il compito di creare una rete tra le varie agenzie sul territorio e progettare insieme, anche con le diverse culture e religioni”.a cura di Gigliola Alfaro(06 febbraio 2008)