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Interessare la gente

Per rilanciare e realizzare il “sogno europeo”alla francese

Coloro che in Francia hanno nutrito grandi speranze dopo la ratifica della Carta dei diritti fondamentali di Nizza nel 2000, luogo simbolico in cui gli Stati dovevano per la prima volta proclamare insieme i loro diritti; coloro che hanno sofferto durante il dibattito sulla ratifica del Trattato costituzionale europeo di fronte alle menzogne dei politici di ogni parte, hanno infine perso ogni speranza con il risultato negativo al referendum, legato a fattori interni e giunto alla fine del mandato del presidente della Repubblica. Ora, la Francia assumerà la presidenza dell’Unione europea per il secondo semestre 2008 e, nel frattempo, il rilancio è avvenuto grazie al Trattato semplificato. Ma per i francesi, come per gran parte della neonata “società civile europea”, rimane un rammarico. Dove sono i nostri sogni di un’Europa politica, capace di fare scelte in materia di politica estera nel mondo e di mettere al servizio degli altri le proprie esperienze di democrazia e, da non ripetere, quelle drammatiche che hanno segnato il momento più basso della coscienza europea contemporanea? I dibattiti attorno alla Costituzione europea sono stati, anche se con qualche menzogna, di grande forza anche in Francia. Certo la vicenda del “plombier polonais” (idraulico polacco) legata alle inquietudini della popolazione circa la direttiva Bolkestein sulla libera circolazione delle professioni, non fa onore al nostro Paese. Ma la veemenza dei dibattiti ha almeno avuto il vantaggio di creare schieramenti, e di interessare la gente sulla base di un confronto d’idee politiche, sociali, religiose… Confronto che non è più possibile nel momento in cui gli Stati hanno negoziato un trattato semplificato, lontano dai cittadini. Per questo in Francia si sono alzate voci a favore di un altro referendum.Alla luce di questa storia recente, il mio sogno europeo sarebbe quello di poter riaprire un dibattito sano, sia al livello nazionale, che europeo. Un dibattito che possa dare l’opportunità a movimenti sociali, politici, di ogni Paese, di poter mettere insieme delle idee. Una delle sfide importanti per l’Unione europea è, a mio parere, chiarire il confronto tra credenti e non credenti, che crea divisioni all’interno dei popoli. L’Italia, la Francia, il Belgio, per citare tre Paesi dell’Ovest europeo, non riescono ad affrontare un vero dialogo, presi da un lato da un’illusione razionalista, e, dall’altro, dalla difesa disperata di punti di riferimento identitari, legati alla paura di una religione, l’Islam, che occorre imparare ad ascoltare. Le grandi questioni del futuro in campo etico devono essere capite e affrontate da tutti, e con saggezza. Certo l’Unione europea ha poche competenze in queste materie, ma perché non potrebbe iniziare nella società civile un dibattito? Durante i lavori della Convenzione, il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa ha avuto grande eco nei Paesi membri, sottolineando, a mio parere, il fatto che quando si pongono queste domande l’Unione europea riesce a destare molto più interesse nei cittadini.