FRANCIA
Una sentenza della Cassazione sui feti nati senza vita
Il dibattito ha ormai una diffusione europea. In Italia ha fatto molto discutere una lettera firmata dai direttori delle cliniche di ostetricia e ginecologia delle università romane nella quale si sostiene che il feto nato da un aborto terapeutico debba essere rianimato anche contro la volontà della madre. “Crediamo che queste cure si debbano offrire a chiunque abbia serie possibilità di vita in seguito al nostro intervento, e un neonato dalle 23 settimane di età gestazionale ha serie possibilità di sopravvivere, trattandolo come qualunque altro paziente”. In Francia, invece, il dibattito è nato in seguito ad una sentenza della Corte di Cassazione che in data 6 febbraio ha decretato la possibilità di dichiarare allo stato civile un feto senza vita, indipendentemente dal peso e dalla durata della gravidanza: i genitori potranno dargli un nome e organizzare il suo funerale. Ne è seguito un vivace dibattito al quale hanno partecipato giuristi e rappresentanti delle associazioni familiari. Facciamo il punto.La sentenza . In Francia si potrà dichiarare allo stato civile un feto senza vita, indipendentemente dal peso e dalla durata della gravidanza: i genitori potranno dargli un nome e organizzare il suo funerale. Lo ha stabilito una decisione della Corte di cassazione dopo che tre famiglie del sud della Francia avevano fatto causa contro il rifiuto alla possibilità di registrare allo stato civile la nascita dei loro ‘figli’ nati morti, tre feti dalle 18 alle 21 settimane, che pesavano dai 155 ai 400 grammi. In passato le famiglie non potevano dare un nome né seppellire un feto di meno di 22 settimane o dal peso inferiore a 500 grammi, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) del 1977. Con la sentenza della Cassazione e l’iscrizione sui registri di stato civile, i genitori ottengono la possibilità di beneficiare di certi diritti sociali come il diritto al congedo di maternità. I nodi giuridici . “L’imprecisione giuridica sui bambini nati morti”. Titola così il quotidiano cattolico francese, “La Croix” il servizio dedicato alla sentenza con lo scopo di fare “chiarezza” su una questione che ha fortemente scosso l’opinione pubblica francese. “La sentenza – si legge nella presentazione del servizio – non rimette in discussione il diritto all’aborto. Sottolinea tuttavia certi buchi del diritto francese riguardo all’inizio della vita umana”. Il quotidiano cattolico ha ascoltato il parere di Bertrand Mathieu, professore di diritto all’Università Parigi 1 secondo il quale è “estremamente vago” il rimando della Cassazione all’articolo 79-1 del Codice civile che non subordina la dichiarazione allo stato civile del bambino nato senza vita “né al peso del feto né alla durata della gravidanza”. Con il rischio che la questione diventi “oggetto di larga interpretazione”. C’è innanzitutto il nodo delle questioni sociali, legate ai congedi per maternità e paternità in quanto – fa notare La Croix – con la sentenza della Cassazione “ci si può legittimamente domandare se tutti i genitori avranno diritto a questi congedi, qualunque sia l’età del feto deceduto”. La Croix spiega poi che la possibilità di dichiarare allo stato civile un feto senza vita “non è un atto di nascita e non determina alcuna filiazione. Permette solo di dare un nome al bambino ma non il cognome, che è un attributo di personalità giuridica e come tale non può essere riconosciuto se non ad un bambino vivo. Nel caso di un feto morto-nato, l’iscrizione sullo stato di famiglia non è che una semplice menzione amministrativa”. C’è poi il più delicato nodo della legislazione che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Se i movimenti pro-life francesi come “Choisir la vie” ritengono che con la sentenza il legislatore riconosce “lo statuto del bambino nascente” e dunque “essere umano dal concepimento”, i giuristi sono di tutt’altro parere in quanto – si legge su La Croix – “l’iscrizione del bambino nato senza vita allo stato civile è solo una forma di riconoscimento che non conferisce alcuna personalità giuridica al feto”. Due le vie di uscita con il quale si conclude il servizio di La Croix: Dare forza alla circolare del 2001, “iscrivendo nel diritto una soglia a partire dalla quale un atto di iscrizione di un bambino senza vita può essere deliberato”. Oppure “restare nel groviglio giuridico” e “in questo caso saranno i giudici ad interpretare la legge”. Il parere delle associazioni cattoliche . “Un nuovo progresso”. Così in un comunicato la Confederazione nazionale della associazioni familiari cattoliche di Francia definisce la sentenza della Cassazione “La Corte di Cassazione – si legge nel comunicato – ha riconosciuto l’esistenza a tutti i feti nati senza vita qualsiasi sia il loro stadio di sviluppo”. Questa decisione “costituisce una presa di coscienza concreta della dignità delle persone”.