ALLARGAMENTO UE
In sintesi la situazione attuale
A distanza di quattro anni dall’ingresso nell’Unione Europea di dieci nuovi Stati membri (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria), cui hanno fatto seguito le adesioni di Bulgaria e Romania nel 2007, il processo di allargamento dell’Ue prosegue a passi alterni ma sostanzialmente irreversibili in direzione dei Paesi balcanici e della Turchia. La presentazione nel novembre dell’anno scorso delle Relazioni della Commissione sull’andamento dei negoziati di associazione ed adesione accompagnate dalla Comunicazione sulla Strategia di allargamento e le sfide principali fotografano lo status quo dei Paesi candidati (Croazia, ex-Repubblica Yugoslava di Macedonia-Fyrom, Turchia) e candidabili (Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Serbia, Kosovo) che sono chiamati fin da oggi ad assumere con maggiore determinazione gli impegni formali di riforma e ammodernamento previsti dai cosiddetti Criteri Politici e Economici di Copenhagen e cui corrispondono 33 distinti capitoli negoziali.Paesi candidati. Croazia – E’ senza dubbio il candidato in pole position per l’adesione. 14 capitoli negoziali sono stati aperti, oltre ai 2 già chiusi con successo (scienza e ricerca, istruzione e cultura). I criteri politici sono ormai rispettati compiutamente, e da un punto di vista economico la Croazia è ormai considerata a tutti gli effetti un’economia di mercato solida a bassi livelli di disoccupazione. Permangono tuttavia alcuni ritardi: riduzione del debito estero, trasparenza negli appalti, efficienza della pubblica amministrazione, lotta alla corruzione, diritti delle minoranze, perseguimento dei crimini di guerra. Fyrom – Continua l’azione di consolidamento della democrazia e dello stato di diritto iniziata alla fine del 2005, cui contribuisce il miglioramento delle relazioni interetniche e del livello di protezione delle minoranze. Bruxelles calcola che solo nel medio periodo – malgrado l’inflazione bassa – Fyrom sarà in grado di compiere le riforme necessarie per garantire la stabilità economica strutturale. La diatriba internazionale sul nome della Repubblica (la Grecia ed alcuni Paesi Onu si oppongono al pur correntemente usato “Macedonia”), la cui risoluzione dovrebbe intervenire entro la fine del mese, ritarda tuttavia l’apertura di nuovi capitoli negoziali con l’Ue.Turchia – I negoziati per l’adesione hanno avuto inizio il 3/10/2005. Tra alti e bassi – legati soprattutto alla recente crisi istituzionale in ordine all’elezione del Presidente della Repubblica ed al mancato rispetto degli obblighi di pieno riconoscimento di Cipro – soltanto il capitolo su scienza e ricerca è stato chiuso positivamente. Gli Stati membri hanno deciso l’anno scorso di congelare il negoziato relativo al sistema giuridico. Le riforme avanzano a rilento, al punto che la Commissione ha chiesto di recente ad Ankara un’accelerazione in materia di “libertà d’espressione, diritti delle comunità religiose non musulmane, lotta alla corruzione, diritti delle donne e dei bambini, riforma del sistema giuridico, diritti culturali e sorveglianza civile delle forze di sicurezza”. Notizie più incoraggianti provengono dal comparto economico, indebolito soltanto dalla spesa pubblica eccessiva che crea spinte inflazionistiche.Paesi candidabili. Gli unici due Stati che hanno finora siglato con l’Ue un Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa), primo passo formale per l’ottenimento dello status di candidato, sono Albania e Montenegro. Albania – Ad una situazione di arretramento di sviluppo infrastrutturale e di risorse umane che frena le riforme politiche e soprattutto economiche l’Unione cerca di porre rimedio attraverso cospicui finanziamenti a valere sul Fondo preadesione. Ciononostante, la relativa stabilità politica acquisita nel corso degli ultimi anni favorisce l’allineamento dell’ordinamento giuridico albanese al quadro comunitario vigente. Montenegro – Si tratta finora di una sorpresa positiva. A seguito della Dichiarazione di Indipendenza, infatti, le istituzioni politiche, economiche e giudiziarie progrediscono a buon ritmo. Ben inteso, Podgorica è chiamata ad impegnarsi concretamente in diversi settori: corruzione, disoccupazione, energia, condizioni di vita dei rifugiati e degli sfollati. Bosnia-Erzegovina – La conclusione dell’Asa è ancora subordinata al rispetto di 4 condizioni: riforma della polizia, piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, riforma del sistema radiotelevisivo statale e riforma della pubblica amministrazione. Serbia e Kosovo – la situazione attuale è nota si rimane in attesa di nuovi segnali. Info: www.europa.eu