ECUMENISMO
Grecia: Chiesa cattolica non invitataSabato 16 febbraio si è insediato il nuovo arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Ieronimos II, eletto dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia il 7 febbraio scorso, dopo la morte di Christodoulos. Alla cerimonia, trasmessa in diretta tv, non sono stati invitati rappresentanti della Chiesa cattolica. A dichiararlo al Sir, “con la tristezza nel cuore”, è lo stesso presidente dei vescovi greci, mons. Francesco Papamanolis. “Nel sollecitare l’invito, dalla Chiesa ortodossa hanno risposto che all’insediamento non sarebbero stati invitati rappresentanti di altre Chiese. A rappresentare la Chiesa cattolica greca è stato invitato il parroco di San Dionigi, la Cattedrale cattolica di Atene”. Il mancato invito dei rappresentanti della Chiesa cattolica alla intronizzazione del nuovo arcivescovo di Atene e primate della Chiesa ortodossa di Grecia Ieronimos II non è un segno di “impedimento al dialogo” né tantomeno di “mancanza di rispetto per i vescovi cattolici”. Così da Bruxelles, l’archimandrita Ignazio Sotiriadis, membro della delegazione della Chiesa ortodossa di Grecia presso le istituzioni europee, spiega al Sir perché sabato scorso alla intronizzazione di Ieronimos, la Chiesa cattolica non è stata invitata. Sotiriadis tiene a precisare che sull’accaduto “non c’è una interpretazione ufficiale” e che secondo una “sua interpretazione, il nuovo arcivescovo di Atene ha semplicemente voluto mantenere un profilo basso e quindi invitare come da protocollo solo le comunità locali, e non i capi delle altre chiese”. Che non ci sia una “chiusura” – prosegue l’archimandrita – è anche dimostrato dal fatto che “l’arcivescovo Ieronimos ha approvato anche quest’anno (per il quarto anno consecutivo) il programma di borse di studio per una trentina di sacerdoti e seminaristi cattolici che per un mese durante l’estate andranno ad Atene a studiare la lingua, la cultura e la religiosità della Chiesa ortodossa”. Inoltre, “fin dalla sua elezione, l’arcivescovo ha dichiarato di volersi mettere “nella linea del Patriarca ecumenico Bartolomeo I” e ciò è “un segno che l’apertura del Patriarcato in campo ecumenico verrà rispettata anche dal nuovo Primate di Atene”. Altro segno infine delle buone relazioni con Roma è “la lettera di congratulazioni molto calorosa” che il Papa ha inviato attraverso il nunzio apostolico.Ginevra: il 60° anniversario del WccSi è celebrato il 17 febbraio nella cattedrale di St. Pierre di Ginevra con una solenne cerimonia presieduta dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I il 60° anniversario del Consiglio mondiale delle Chiese che costituitosi ufficialmente il 13 agosto 1948, riunisce oggi 349 chiese di tradizione protestante, ortodossa, anglicana di 110 paesi del mondo. Alla cerimonia erano presenti – oltre ai numerosi leader delle chiese che aderiscono al Wcc – anche mons. Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani; il rev. Colin Williams, segretario generale della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e Ishmael Noko, segretario generale della Federazione mondiale luterana. “Nel corso di questi sei decenni di vita – ha detto il Patriarca Bartolomeo I nella omelia – il Consiglio ha costituito una piattaforma ideale dove le Chiese, provenendo da orizzonti differenti e appartenendo ad una grande varietà di tradizioni teologiche ed ecclesiologiche, hanno potuto dialogare e promuovere l’unità cristiana, rispondendo ai molteplici bisogni della società contemporanea”. Oggi “i cambiamenti rapidi e profondi che ci sono nella vita delle nostre Chiese, chiedono al Consiglio ecumenico di riesaminare le relazioni ecumeniche e di provvedere ad un processo di riconfigurazione del Movimento ecumenico”. L’omelia si conclude con un appello. “Avanziamo con speranza sul cammino che abbiamo intrapreso 60 anni fa. Non ci scoraggiamo quando gli ostacoli renderanno difficile il nostro cammino”.Anglicani: verso la Lambeth ConferenceI vescovi anglicani ugandesi boicotteranno la “Lambeth Conference”, l’incontro che raccoglie ogni dieci anni i 38 primati anglicani, per protestare contro la Chiesa episcopale americana che ordina pastori omosessuali e benedice unioni omosessuali. All’incontro che si terrà quest’anno a Canterbury dal 16 luglio al 4 agosto non parteciperanno, per lo stesso motivo, i vescovi della diocesi australiana di Sydney, della Nigeria e del Rwanda. Secondo la stampa britannica anche la diocesi del Kenya non verrà a Canterbury ma l’annuncio ufficiale è stato rimandato per la difficile situazione politica del Paese. Quasi un quarto degli 880 Vescovi anglicani saranno assenti alla Lambeth conference considerata uno dei quattro strumenti di unità. La maggior parte dei Vescovi dissidenti parteciperà a una conferenza alternativa la “Global Anglican Future conference”, ovvero “Conferenza Anglicana Globale del futuro” organizzata da evangelici conservatori in Israele a giugno. L’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams non ha invitato alla “Lambeth Conference” il Vescovo gay del New Hampshire Gene Robinson (la cui ordinazione nel 2003 avviò le divisioni sul problema dell’omosessualità tra gli anglicani) nel tentativo di calmare le diocesi più conservatrici.