PIEMONTE

Legami per crescere

Affido: antiche e nuove esperienze

A 25 anni dalla nascita dell’affidamento familiare in Italia (istituito dalla legge 184 del 1983, modificata dalla 149 del 2001) la Regione Piemonte ha organizzato il convegno “Affido, legami per crescere”, che si è tenuto il 21 e il 22 febbraio a Torino. Il congresso ha visto la partecipazione di quasi tutti i 500 operatori coinvolti nel percorso di affidamento in Piemonte: assistenti sociali, psicologi, educatori professionali, neuropsichiatri. “È stata l’occasione giusta – ha spiegato l’assessore regionale al welfare, Angela Migliasso – per presentare e promuovere la pratica dell’affidamento come azione di giustizia, assistenza e solidarietà che prevede l’accoglienza temporanea nella propria casa e nella propria vita di un minore proveniente da una situazione familiare critica”.Alcuni dati. Secondo l’ultima rilevazione (2007) sono 2.645 i minori in affido in Piemonte, di cui 1.771 in affido residenziale (giorno e notte) e 874 solo in diurno. Ogni 1.000 minori residenti, in pratica, 2 sono in affido residenziale, una media ben al di sopra di quella italiana, ferma intorno all’1,5 per mille. Il 14% dei bambini in affido ha tra 0 e 5 anni; il 28% ha tra 6 e 10 anni; il 21% tra gli 11 e i 13; il 36 % ha più di 14 anni. I minori in comunità in tutto il Piemonte sono 1.154, un dato in calo rispetto agli anni Ottanta, quando i minori seguiti in apposite strutture, lontani però dal calore e dall’affetto di una famiglia, erano oltre 5mila. La regione Piemonte nel 2007 ha stanziato 1 milione e 100 mila euro per la promozione e la realizzazione di progetti in materia di affido.Educare all’accoglienza e alla solidarietà. I numeri testimoniano il crescente impegno delle associazioni che si occupano di affido nella promozione di questa pratica: “Gli ultimi dati sugli affidi non sono affatto negativi – conferma Luciano Tosco, dirigente del settore minori del Comune di Torino – ma il trend, in costante crescita dal 1983 ad oggi, negli ultimi anni è rallentato, specialmente nella città di Torino che comunque continua a raccogliere circa il 50% dei casi di affido piemontesi”. Alla luce di questa frenata, il convegno è stato promosso con l’intento di riportare l’attenzione delle famiglie sul tema dell’affido familiare che, a detta di molti operatori, “è una pratica, finora sottoutilizzata, ma dalle enormi potenzialità ancora tutte da sfruttare”. La pensa così Frida Tonizzo, assistente sociale dell’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (Anfaa), che ha sottolineato: “L’obiettivo su cui puntare a breve è una educazione delle famiglie alla solidarietà e all’accoglienza dei minori in situazioni difficili”. “Oltre il 70% dei casi di affido – continua Tonizzo – è stato disposto a seguito di un intervento del Tribunale minorile, spesso per l’opposizione delle famiglie d’origine, che percepiscono l’affidamento come il furto di un figlio, piuttosto che come opportunità di aiuto e sostegno”.Profonde amicizie. Anche la diocesi di Torino e la Caritas sono in prima fila nei percorsi di affidamento, con progetti di collaborazione con le istituzioni pubbliche. Giuseppina Ganio Mego, responsabile del settore affido dell’ufficio per la Pastorale della Famiglia della diocesi e operatrice della Caritas di Torino, spiega: “In questi ultimi anni abbiamo seguito una decina di affidi di famiglie che hanno preso in carico non solo un minore, ma un’altra intera famiglia. Si è trattato di percorsi di collaborazione molto intensa che hanno spesso generato una profonda amicizia, che in alcuni casi è continuata anche oltre il periodo di affido, quando le condizioni critiche sono state superate”. L’intervento del personale della diocesi continua ad essere anche molto importante nell’individuazione di famiglie disposte a diventare affidatarie: “Spesso, anche grazie alle nostre segnalazioni, le famiglie che iniziano questi percorsi di mutuo aiuto appartengono alla stessa parrocchia e si conoscono: il nostro intervento serve, diciamo così, a mettere in contatto domanda e offerta”.Settori innovativi. In conclusione del convegno sono stati segnalati alcuni settori innovativi nel campo dell’affido piemontese: quelli che riguardano bambini neonati, minori stranieri e disabili. Anche qui diocesi e associazioni cattoliche come l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) ricoprono un ruolo fondamentale. “Per i neonati, ad esempio, – spiega ancora Giuseppina Ganio Mego – è partito nel 2001 uno specifico progetto del Comune di Torino, col quale collaboriamo attivamente. Ad oggi si registrano quasi 100 affidamenti di neonati: si tratta di una soluzione che consente al bambino di avere uno sviluppo affettivo regolare, perché inserito fin dai primi mesi di vita in un clima familiare, anziché nelle comunità”. I bambini stranieri in affido in regione sono 370, il 14% del totale, mentre i disabili sono quasi 400.a cura di Andrea Ciattaglia(27 febbraio 2008)