Niente è impossibile

CUBA – SANTA SEDE

Una visita all’insegna del calore di un popolo e della speranza per un futuro migliore. Così il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano è stato accolto a Cuba dove a nome di Papa Benedetto XVI è rimasto dal 20 al 26 febbraio per celebrare i 10 anni dallo storico viaggio di Giovanni Paolo II nell’isola, avvenuto dal 15 al 28 gennaio 1998. Anche il quotidiano “Granma”, organo ufficiale del Partito comunista di Cuba, ha dedicato la prima pagina dell’edizione del 20 febbraio all’evento. “Arriverà oggi a Cuba il Segretario di Stato di Sua Santità” è il titolo in apertura, accanto alla foto di Fidel Castro e all’editoriale sulle ripercussioni del suo messaggio nel quale ha annunciato, il 19 febbraio, di lasciare la guida del Paese. Nell’annuncio si precisa che la visita del card. Bertone “a carattere ufficiale e pastorale” è “espressione delle eccellenti relazioni e della fluida, cordiale e rispettosa comunicazione esistente tra Cuba e la Città del Vaticano”. Domenica 24 febbraio l’assemblea ha poi nominato il successore alla guida del Paese: Raùl Castro Ruiz, fratello di Fidel, 76 anni, già capo dell’esercito e al potere provvisorio da 19 mesi. Il primo incontro pubblico con autorità straniere è stato con il card. Bertone il 26 febbraio.Il messaggio del Papa. L’eredità cristiana “si è radicata nell’anima cubana”, perché i “valori” del Vangelo, giunti cinque secoli fa nell’isola, “hanno avuto una grande influenza sulla nascita della nazione”, e restano “un elemento vitale anche per la concordia e il futuro felice della patria”. E’ quanto scrive Benedetto XVI ai vescovi di Cuba, nel messaggio inviato il 21 febbraio per il X anniversario dello storico viaggio di Giovanni Paolo II nel paese caraibico, nel primo giorno della visita per l’occasione del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. “Il ricordare dieci anni dopo quelle indimenticabili giornate per la Chiesa e il popolo cubano” esordisce il Papa è “un dovere di gratitudine verso il mio venerato Predecessore”, e occasione per “rinnovare l’autentico impulso evangelizzatore che Egli ha lasciato profondamente impresso nel cuore di tutti”. Annunciare la retta dottrina, indurre all’ascolto e all’approfondimento della Parola di Dio, promuovere la partecipazione ai sacramenti e la vita di preghiera”: queste, per il Papa, le “mete primarie dell’azione pastorale”. Anche se “a volte”, prosegue, “alcune comunità cristiane si sentono oppresse dalle difficoltà”, il credente “sa che può riporre sempre la propria speranza in Cristo”. In tale prospettiva, “acquista grande importanza la missione che la Chiesa a Cuba svolge a favore dei più bisognosi, con opere concrete di servizio e di attenzione agli uomini e alle donne di qualsiasi condizione, che meritano non solo di essere sostenuti nei loro bisogni materiali, ma anche di essere accolti con affetto e comprensione”. Come testimoni, Benedetto XVI cita il servo di Dio Félix Varela e José Marti, “propagatore dell’amore fra i cubani e fra tutti gli uomini”.Una coincidenza. La visita del card. Bertone si svolge proprio all’indomani della rinuncia alla guida del Paese del presidente Fidel Castro. “Viviamo questo momento con serenità – dice mons. Josè Felix Perez, segretario esecutivo della Conferenza episcopale cubana – al contrario di quanto si possa pensare fuori da Cuba. Come per tutti gli eventi, l’atteggiamento della Chiesa è sempre quello della fiducia nella provvidenza di Dio, nella rettitudine e nel buon giudizio di chi assumerà ora le responsabilità”. Interpellato all’Avana a margine dell’incontro della Conferenza episcopale cubana, e in attesa di una dichiarazione ufficiale dei vescovi, mons. Perez descrive questo momento storico con pacatezza e serenità: “Siamo molto tranquilli, facciamo la vita di tutti i giorni e aspettiamo domenica per l’insediamento della nuova presidenza, con le strutture e gli incarichi propri del Consiglio di Stato”. “Non dobbiamo far altro – commenta – che aspettare la prossima settimana per vedere quali saranno il profilo e gli orientamenti delle istituzioni dello Stato. In questo momento è difficile valutare quali saranno i mezzi che adotterà il nuovo presidente e quale sarà la gradualità, perché senza dubbio questi mezzi dovranno essere adottati in maniera graduale, non precipitosamente. Però per il momento è prevedibile che tutto trascorra nella normalità”.Mons. Perez riconosce che “Fidel è una figura che ha avuto un peso storico notevole, che ha accentrato tutta l’autorità e tutti i simboli. A partire da ora qualcosa sarà diverso, ma è difficile prevedere con quali modalità”. Alla domanda se i cubani, nonostante il basso tenore di vita attuale, non abbiano timore degli eventuali rischi dell’ingresso nel Paese del consumismo e del liberalismo, così risponde: “Sì, ma di questo dovremmo parlarne in un altro contesto, per ora non sembra che ciò possa accadere. Tutto trascorrerà in modo graduale e normale. Non credo che ci sarà un cambiamento improvviso verso un consumismo selvaggio”. La popolazione sembra vivere questo passaggio sussurrando silenziosamente, in un misto di paure e speranze. Il futuro, per alcuni, appare pieno di incognite, per altri si prefigurano cambiamenti importanti. I preparativi. La costruzione di nuove chiese per le esigenze dei fedeli, maggiore spazio sui mezzi di comunicazione ufficiali, una migliore azione caritativa e sociale della Chiesa: sono alcune delle urgenze per la Chiesa cubana, emerse tra il clero e i fedeli, che sono state esposte al card. Bertone durante l’incontro con i vescovi dell’isola, nel primo giorno della sua visita. Il segretario di Stato vaticano si sposta per il Paese su un aereo messo a disposizione dal governo, con una delegazione di 25 persone, tra cui i vescovi cubani, l’arcivescovo e nunzio apostolico a Cuba mons. Luigi Bonazzi, l’ambasciatore presso la Santa Sede Raul Roa Kourì e rappresentanti del governo. La messa all’Avana. Alla celebrazione che si è tenuta il 21 sera nella piazza antistante la cattedrale dell’Avana hanno preso parte numerose autorità, tra cui il presidente del parlamento Ricardo Alarcon, il presidente del partito e il ministro della cultura. In piazza, nel suggestivo scenario dell’Avana vecchia, sono state sistemate un migliaio di sedie azzurre, affollate dalla curiosità e creatività dei cubani. L’altare è stato collocato di fronte all’ingresso centrale della cattedrale barocca di San Cristobal, in stile borrominiano, fatta costruire dai gesuiti tra il 1748 e il 1787, anno in cui fu creata l’arcidiocesi, che ora conta 83 parrocchie. Ha animato la celebrazione un coro formato per l’occasione da un centinaio di persone (tra professionisti e gruppi giovanili), vestiti in azzurro e bianco, come i cantanti di gospel. E’ stata eseguita, con la direzione di Alina Orraga, la stessa messa cantata a Giovanni Paolo II dieci anni fa, con musicalità cubane e classiche. Per fare fronte alle numerose richieste (i cattolici praticanti sono tra l’1 e il 3 per cento dei circa 2-3 milioni di abitanti dell’Avana) l’arcidiocesi ha dovuto distribuire degli inviti, come riferito al SIR da mons. Ramon Suarez Polcari, consigliere e vicario episcopale. “Per Cuba – afferma – questa visita è una grazia speciale. Se il viaggio di Giovanni Paolo II ha portato tanti miglioramenti per la vita della Chiesa cubana (il Natale, le processioni ecc.) e nelle relazioni tra Chiesa e Stato, ci auguriamo che questa visita ne porti altrettanti”.(27 febbraio 2008)