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Le università dei due continenti per una comune testimonianza di speranza
“Ridestare la speranza negli uomini e nelle donne dell’Europa e delle Americhe” è l’obiettivo della VI Giornata europea degli universitari, promossa dal Ccee e che avrà luogo sabato 1 marzo a Roma alla presenza di Benedetto XVI. Il convegno internazionale, che precede l’incontro con il Papa, intende offrire un’occasione di incontro e di scambio di esperienze tra docenti universitari delle Americhe e dell’Europa per aprire nuove strade di ricerca e di collaborazione tra gli Atenei per la formazione delle nuove generazioni e la elaborazione di prospettive culturali per la costruzione di una società giusta e solidale. Insieme gli universitari sono chiamati a non disperdere la singolare tradizione spirituale dei due continenti e a farsi carico di una nuova stagione di comunione per il bene di tutta l’umanitàIl tema dell’incontro, “Europa e Americhe insieme per costruire la civiltà dell’amore”, offre dunque l’occasione per riflettere sui legami storico-culturali tra i due continenti e in particolare sul ruolo che il cristianesimo ha svolto e può continuare a svolgere per la individuazione di vie nuove di sviluppo e di progresso.Il legame tra Europa e Americhe non si colloca solo a livello economico-sociale, ma investe il tessuto profondo dei popoli. E’ una tradizione spirituale e culturale che è stata segnata dallo sforzo di unire insieme fede, verità e ragione. Una prospettiva che ha consolidato nei secoli i rapporti tra i popoli dei due continenti e che, dopo le vicende del novecento, rischia di svuotarsi di contenuto e soprattutto di perdere quella creatività di cui hanno invece grande bisogno sia l’Europa che le Americhe.La costruzione della civiltà dell’amore è il volto concreto e storico della speranza che è la vocazione specifica dei due continenti che hanno vissuto l’esperienza della comunità cristiana e della modernità. Il cammino svolto fin qui e soprattutto la comunione tra i popoli dei due continenti sono il presupposto decisivo per rispondere a questa vocazione a cui guarda, e da cui si aspetta molto, l’intera umanità.La nascita e lo sviluppo della modernità in Europa e nel continente americano attende una riposta adeguata. Le proposte, in molti casi con esiti davvero drammatici, che dall’Europa si sono diffuse nelle Americhe, così come nel mondo intero, non devono mettere in crisi la questione antropologica che si è sviluppata lungo i secoli. La modernità prima ancora di essere un “pensiero” è una realtà, quella dell’uomo che desidera essere costruttore e, perciò stesso, protagonista.Senza entrare nel dibattito sul ruolo che il cristianesimo ha svolto nella nascita della modernità, certamente non si può non convenire con il filosofo Habermas che “per l’autocoscienza normativa del nostro tempo il cristianesimo non è stato soltanto un catalizzatore”. E’ a partire da esso che i popoli dei due continenti possono trovare le vie più adeguate per guardare progettare il futuro con speranza.L’Enciclica Spe salvi pone le basi per por mano ad un’impresa che a molti appare irrealizzabile: è possibile riannodare un nuovo legame tra la modernità e il cristianesimo perché la speranza cristiana non appartiene alle attese ultime ma è “nuovo fondamento di vita” che può assumere l’attesa dell’uomo nella sua concretezza storica ed esistenziale.La civiltà dell’amore è il vero volto della speranza cristiana. Unire insieme l’Europa e le Americhe significa ridare speranza alle comunità cristiane e a tutti gli uomini di buona volontà a por mano con coraggio e creatività ad una nuova elaborazione culturale capace di rianimare il vissuto cristiano e sociale dei popoli.